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Capaccio Paestum, 15 mesi di amministrazione Paolino: dal 57,63% di preferenze alla sfiducia

Crisi politica a Capaccio Paestum: nove consiglieri firmano la sfiducia. Dopo 15 mesi finisce l’amministrazione di Gaetano Paolino

Di: Alessandra Pazzanese
Pubblicato il: 24/08/2026
Aggiornato il: 24/08/2026
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Capaccio Paestum, 15 mesi di amministrazione Paolino: dal 57,63% di preferenze alla sfiducia

Quindici mesi fa aveva conquistato Capaccio Paestum con il 57,63 per cento dei voti. Oggi la sua esperienza amministrativa si è conclusa con nove firme davanti a un notaio. È stata una parabola politica rapidissima quella di Gaetano Paolino, eletto sindaco al primo turno nel maggio del 2025.

La sua vittoria era arrivata in un momento particolarmente delicato per la città, dopo la bufera giudiziaria che aveva travolto la precedente amministrazione e l’arresto dell’ex sindaco Franco Alfieri. Pochi giorni prima delle elezioni era stata inoltre istituita una Commissione d’accesso agli atti per verificare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata sull’attività amministrativa dell’ente.

La campagna sulla legalità e lo nodo della Giunta tecnica

Paolino aveva impostato la propria campagna elettorale sulla sulla legalità e sul rilancio della macchina comunale. Una volta eletto, aveva scelto una Giunta tecnica, composta prevalentemente da professionisti esterni alla politica. Ed era stata proprio la composizione della Giunta, nel corso dei mesi, a diventare uno dei principali motivi di confronto e poi di scontro con una parte della maggioranza.

I risultati rivendicati: Paistom, opere pubbliche e tutela dell’ambiente

Sul piano amministrativo, Paolino aveva rivendicato diversi risultati. Tra questi, il lavoro sulla Paistom, una delle questioni più delicate ereditate dalla precedente gestione. L’amministrazione aveva parlato di risanamento della società e di rilancio della partecipata, fino al reintegro di 114 lavoratori, presentato come uno dei risultati più importanti raggiunti nei primi mesi di governo.

Parallelamente erano stati portati avanti o annunciati numerosi interventi sul territorio. Tra le opere indicate dall’amministrazione erano rientrate le cupole geodetiche di Licinella e Gromola, gli interventi sulla viabilità, la riqualificazione di alcune aree urbane, il completamento di cantieri già avviati e nuovi progetti sulle strutture comunali e sportive.

Altro capitolo importante era stato quello dell’ambiente. L’amministrazione aveva intensificato i controlli contro gli abbandoni di rifiuti, gli scarichi abusivi e la gestione irregolare dei reflui, con interventi della Polizia Municipale e provvedimenti nei confronti di attività ritenute responsabili di violazioni ambientali. Sul fronte del mare e del sistema fognario erano stati affrontati anche i problemi legati agli impianti di sollevamento e al depuratore di Varolato. Poi la questione dell’acqua, diventata soprattutto nei mesi estivi una delle emergenze più sentite.

Le prime crepe nella maggioranza e la spaccatura politica

Ma all’interno della maggioranza si erano progressivamente aperte delle crepe. La prima vera avvisaglia era arrivata già nei mesi precedenti, quando una mozione di sfiducia non era riuscita a passare, ma aveva mostrato una maggioranza tutt’altro che compatta. Il problema politico era rimasto aperto. Una parte dei consiglieri aveva contestato il metodo di governo, chiedendo maggiore coinvolgimento della componente politica e un rapporto diverso tra il sindaco, la Giunta e il Consiglio.

In questo quadro si era inserita anche la posizione di Angelo Quaglia, presidente del Consiglio comunale. Il suo ruolo istituzionale lo aveva collocato al centro del confronto politico, soprattutto sul tema dei rapporti tra l’amministrazione e l’assemblea consiliare. Quaglia aveva espresso la necessità di un maggiore coinvolgimento del Consiglio e di un confronto più costante con i consiglieri, prendendo progressivamente le distanze dal metodo di governo adottato dal sindaco.

La maggioranza tecnica, scelta da Paolino all’inizio del mandato, era rimasta sostanzialmente invariata anche dopo oltre un anno e il malcontento era cresciuto.

I problemi sui numeri e lo stallo in Consiglio comunale

Fino all’estate del 2026, fino ad oggi. In Consiglio comunale erano diventati evidenti i problemi sui numeri. Qualche giorno fa l’ultimo consiglio comunale e Paolino non si è presentato. L’assestamento generale di bilancio non ha trovato i numeri sufficienti per essere votato. La crisi politica è apparsa sempre più evidente.

Anche alcuni consiglieri che avevano sostenuto Paolino avevano preso progressivamente le distanze dalla linea del sindaco. Tra le voci più decisive c’era stata quella di Adele Renna, che aveva parlato della necessità di un cambio di passo anche in relazione all’attenzione sui beni pubblici e aveva contestato il mancato dialogo all’interno della maggioranza e alcune scelte compiute dall’amministrazione.

L’epilogo: la firma dal notaio e l’arrivo del commissario

E oggi è arrivato l’epilogo. Nove consiglieri comunali hanno firmato davanti al notaio l’atto che ha determinato la fine anticipata dell’amministrazione Paolino. Una sfiducia maturata all’interno della stessa maggioranza che quindici mesi prima aveva portato il sindaco alla vittoria. L’atto è stato successivamente protocollato al Comune.

Si è chiuso così un mandato durato circa quindici mesi. Un’esperienza iniziata con una vittoria netta di un’amministrazione che nel giro di un anno ha perso progressivamente il sostegno della propria maggioranza. La caduta di Paolino, quindi, non è arrivata dalle urne: è arrivata dai banchi del Consiglio comunale. Dalla maggioranza che lo aveva eletto sindaco.

E ora, dopo le nove firme davanti al notaio, per Capaccio Paestum si apre la fase dello scioglimento anticipato e della gestione commissariale, in attesa delle prossime elezioni.

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