Un vero e proprio documento di opposizione e indirizzo strategico-sanitario è stato consegnato dal Comitato di lotta dell’ospedale “Immacolata” di Sapri, rappresentato dal presidente Luciano De Geronimo, al presidente della Regione Campania Roberto Fico.
Al centro dell’atto la lotta per il Punto Nascita dell’Immacolata di Sapri che, come contenuto nel documento, “non è campanilismo, ma sicurezza e giustizia”. “Dal 27 marzo 2026 la Campania è uscita dal Piano di Rientro e ha riacquistato piena autonomia legislativa.
Non ci sono più vincoli automatici di tagli imposti dal commissariamento durato dal 2009 al 2019″, scrivono dal Comitato di Lotta. In questo nuovo scenario, la sentenza TAR del 21 settembre che ne impone la chiusura al 16 novembre è puro burocratismo: applica alla lettera i 500 parti del D.M. 70/2015, ignorando la deroga prevista per le aree isolate e disagiate, strumento che la legge stessa mette a disposizione.
Il confronto con Vallo della Lucania e l’efficienza dei dati
Il confronto con Vallo della Lucania è emblematico e svela la discriminazione: Vallo, con 8 medici, fa 222 parti; Sapri, con 2 soli medici strutturati, ne fa 181. Entrambi sotto soglia, ma uno salvato in deroga e l’altro chiuso. Cento parti per medico contro 27 è la prova di un’efficienza straordinaria e di una continuità h24 garantita con sacrificio, non di insicurezza clinica.
I rischi per il territorio e la mobilità passiva
Chiudere Sapri significa spingere le donne del Distretto 71 e dell’intero Golfo di Policastro a partorire in Basilicata e Calabria, per pura prossimità geografica. Si genererà così una massiccia mobilità passiva, un vero dissanguamento per le casse regionali, costrette a rimborsare prestazioni che potevano erogare a casa propria, oltre a un rischio concreto legato ai tempi di percorrenza su strade costiere e montane fragili.
È una scelta che viola la stessa L.R. 11/2025 che riconosce Sapri “zona disagiata” e impone tutele derogatorie, oltre agli artt. 32 della Costituzione e 35 della Carta dei Diritti UE, che sanciscono il diritto alla salute e l’uguaglianza sostanziale. Significa condannare un territorio già a rischio spopolamento.
Le tre richieste al Presidente Fico e la mobilitazione
Una serie di motivazioni che inducono il Comitato a formalizzare una serie di richieste: Revoca immediata in autotutela della chiusura; Attivazione urgente della deroga oro-geografica al CPNN e in Conferenza Stato-Regioni, con superamento dei parametri Balduzzi; Congelamento del provvedimento del 16 novembre (relativamente alla chiusura del Punto Nascita) e apertura di un tavolo tecnico sui dati reali di efficienza, non su freddi automatismi numerici.
“A sindaci e comitati di Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese che hanno chiesto un incontro al Presidente Fico non è arrivata alcuna risposta. Per questo proclamiamo agitazione permanente e mobilitazione generale”, dichiarano infine dal Comitato di Lotta, “la salute non si delega”.
