La storia di San Matteo e le celebrazioni nel Cilento

CASAL VELINO. «Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse : << Seguimi>>. Ed egli si alzò e lo seguì». (Mat. 9,9)
Il 21 settembre di ogni anno, nella città di Salerno, tutte le attività vengono interrotte. Riaffiorano le tradizioni, i canti popolari e le emozioni che solo la festa del Santo Patrono riesce a dare.

Così, i salernitani, stretti nella celebrazione di San Matteo, riscoprono l’appartenenza ad un popolo dal cuore granata. Quest’anno, purtroppo, vista ancora l’emergenza Covid-19 le celebrazioni saranno limitate, ma la città continua a vivere intensamente la fede per il suo patrono.

San Matteo e il legame con il Cilento

Eppure non tutti sanno che, contemporaneamente, anche nel Cilento l’apostolo Matteo viene festeggiato e venerato. A Casal Velino Marina, infatti, la sua storia affonda radici profonde.

«Tra Velia e Casalicchio all’incontro è un’isola formata da due fiumi, cioè dall’Alento, da per se stesso chiaro, è nominato, e da un altro piccolo senza nome, che cala dalle falde della Montagna detta Stella. Ab antico fu qui una chiesa, che sussiste ancora, dedicata a San Matteo, e si chiama S. Matteo ad duo flumina» ( La Lucania,Discorsi).

Dopo aver svolto la sua missione di evangelizzazione in Etiopia, San Matteo, raffigurato quasi sempre come un anziano e barbuto signore, morì secondo alcune tradizioni, per cause naturali.

Secondo altre invece, attestate nella “Legenda Aurea” di Jacopo da Varagine, il Santo sarebbe morto per mano di un sicario, inviato dal re Irtaco, il quale avrebbe voluto sposare la figlia del re e fratello defunto, Egippo, che però, aveva consacrato la sua verginità al Signore.

Irtaco chiese a Matteo di spingere la fanciulla tra le sue braccia, ma il Santo, successivamente, durante una sua predica, affermò solennemente che il matrimonio della giovane Ifgenia con il re celeste, non poteva andar distrutto per il matrimonio con un re terreno. Matteo morì così, durante la celebrazione della messa a colpi di spada.

La storia della fontana di San Matteo a Rutino

Risulta poco chiaro, ancora oggi ,come originariamente le spoglie del Santo giunsero in Bretagna e lì vi stettero per circa quarant’anni, per poi approdare in terra Cilentana, per mano del comandante romano Gavino, nativo dell’antica Velia. Il corpo di San Matteo venne custodito con premura e venerazione dai fedeli, fino a quando, quattrocento anni dopo circa, le guerre con i Vandali, Goti, Bizantini, Saraceni ed in ultimo i Longobardi, alle quali si unirono catastrofi a carattere naturale (alluvioni e morte), ne fecero perdere le tracce.

La leggenda narra che, nel 954 d. C., Pelagia, madre del monaco Atanasio, ricevette in sogno l’Apostolo che, le fornì indicazioni precise circa il luogo della sua sepoltura ( balneum his in locis antiquitus extructum) e invitò il monaco a farne ricerca.

Atanasio, recatosi sul posto, trovò l’altare indicato, e dopo aver rimosso il marmo che lo copriva, rinvenì il corpo del Santo. Così, con le mani tremanti per la commozione, avvolse la spoglia in un lenzuolo e andò a riferire la lieta notizia alla madre. Successivamente, dopo aver tentato invano di trasportarle in Oriente, depose le sacre spoglie in una chiesa, non distante dalla sua cella, dedicata alla Santa Genitrice Vergine Maria.

Qui la reliquia non vi trovò fissa dimora, poiché il Vescovo “pestano”, venutone a conoscenza, volle trasferirla nella città di Caputaquis. Il viaggio verso Capaccio, risultò molto difficoltoso tant’è che, i portatori del corpo sacro, necessitarono di una sosta nella vicina chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Rutino. Debilitati e all’estremo delle loro forze, furono “salvati” dall’improvviso sgorgare di una sorgente che ancora oggi porta il nome di San Matteo. Una volta giunti nella cattedrale, il corpo del Santo, trovò pace solo per poco tempo, in quanto, per volontà del principe longobardo, vennero deposte a Salerno nella cattedrale di Santa Maria degli Angeli per essere poi, definitivamente trasferite nel 1084, in un luogo più decoroso quale il Duomo.

Ma torniamo ai giorni nostri. Il 30 settembre del 2017, dopo ben 1.064 anni, le reliquie di San Matteo hanno fatto ritorno nel sito che fu dimora del suo corpo mortale, Casal Velino.

Un giorno di festa e di estrema commozione per tutti i casalvelinesi, che dopo aver ascoltato la messa celebrata dal vescovo Miniero, uniti in processione assieme ai due parroci Don Pietro, parroco di Casal Velino e Don Michele parroco di Salerno, depositarono le sacre spoglie proprio dove vennero custodite e venerate tempo addietro.

Inoltre, il 16 Agosto del 2018, dopo essere stato riconosciuto come itinerario religioso dalla Regione Campania, per opera del gruppo di preghiera dei “Fedeli di San Matteo”, prese vita il “Cammino di San Matteo”. Un viaggio di ben 230 chilometri il quale coinvolge 22 comuni e che riprende quello che fu il percorso delle spoglie dell’Evangelista. La bellezza di questa storia ha affascinato anche il Santo Padre, il quale, commosso esclamò: La Cappella di Casal Velino è un posto da vedere”.

Il 21 settembre, quindi, è solitamente un giorno di festa e di estrema commozione per tutti i casalvelinesi e non solo. Quest’anno, come l’anno scorso, le celebrazioni si svolgeranno in forma ridotta, ma resta inalterata la fede per l’apostolo.

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