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Attualità

MES: alla Campania spetterebbero quasi 3 miliardi per la sanità

Lo dice uno studio pubblicato sul Corriere della Sera. De Luca: ''Occasione per modernizzare l'Italia''

Bruno Marinelli
30/06/2020 7:26 PM
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Se il Governo nazionale, guidato dal premier Conte, accettasse le risorse provenienti dal MES, la Campania disporrebbe di quasi tre miliardi da poter spendere sulla sanità. Lo dimostra uno studio emerso dal Corriere della Sera di ieri: si tratta di una simulazione sulla base del riparto del Fondo nazionale della sanità, anche se va sottratta una parte che è destinata allo Stato centrale. Risorse, tuttavia, ingenti, che farebbero bene alla nostra regione, ma anche al nostro territorio, che potrebbe vedersi potenziata la sua offerta sanitaria qualora dovesse anche emergere una pressione istituzionale da questo punto di vista degli amministratori locali. Sul tema, in Italia, vige un dibattito molto aperto, non sempre però orientato a fatti reali. Da una parte c’è chi è favorevole allo strumento, dall’altra chi è contrario: le posizioni sono abbastanza trasversali, ma ci sono anche i governatori delle Regioni, di ogni schieramento, che hanno preso una decisione chiara da questo punto di vista. Vediamo di fare chiarezza su quello che è lo strumento. Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) nacque nel 2012, su condizioni di prestito abbastanza rigide: lo scopo era quello di mantenere intatta la stabilità finanziaria della zona euro.

All’epoca lo Stato che si trovava in difficoltà avanzava al Presidente del Consiglio del fondo salva stati una richiesta d’assistenza, questa veniva poi esaminata dalla Commissione UE che valutava la condizione finanziaria di quella nazione, ed alla fine, qualora c’era la maggioranza del consiglio del MES, si concedeva il prestito. Come quote di partecipazione l’Italia è il terzo contributore europeo del MES (17,79%). Nel 2017 le condizioni per accedere al Meccanismo sono state modificate: ogni Stato non può aver subito una procedura d’infrazione, il rapporto deficit-PIL non dev’essere superiore al 3% con un rapporto debito/PIL inferiore al 60%. Sebbene l’Italia non abbia mai dovuto necessitare del MES, la pandemia del Coronavirus nel 2020, ha modificato le carte in tavola, poichè ha creato quel che in gergo viene chiamato uno shock simmetrico, purtroppo non solo dal punto di vista delle perdite umane, ma anche di quelle economiche. Ad Aprile l’Eurogruppo, il centro di coordinamento europeo composto dai 19 ministri delle finanze, ha trovato un importante compromesso sul funzionamento del MES. L’Europa mette in campo lo strumento in campo sanitario, per affrontare l’emergenza, a condizioni ”light” ed oggettivamente allettanti: all’Italia spetterebbero 38 miliardi, a tassi di interessi bassissimi: -0,07% sui 7 anni e -0,08% su 8 anni e senza le condizioni dei precedenti trattati. Questi tassi di interesse sono di molto inferiori a quelli che l’Italia trova normalmente sul mercato, dato che uno degli ultimi BTP decennale ha chiuso il suo rendimento all’ 1,707%.

Uno dei temi cari però al fronte del NO è incentrato sulla questione della sorveglianza, il monitoraggio europeo pesante sui conti pubblici. In realtà quest’obiezione sembrava valere per la precedente linea del MES non per questa, ed è stato proprio lo stesso Eurogruppo a chiarirlo l’8 maggio scorso: «il monitoraggio e la sorveglianza dovrebbero essere commisurati alla natura dello shock simmetrico causato da COVID-19 e proporzionati alle caratteristiche e all’utilizzo del sostegno per la crisi pandemica, in linea con il quadro dell’UE e le pertinenti linee guida Mes». Insomma sarebbe per l’Italia una condizione di finanziamento a tassi bassi, con monitoraggi alquanto irrisori: un possibile vantaggio, poichè il finanziamento a tassi bassi può garantire proprio una miglior tenuta dei conti pubblici, messi a dura prova dai bonus che lo Stato ha già dovuto, giocoforza, mettere in campo, e con la possibilità di rafforzare seriamente tutto il comparto sanitario, dai macchinari al personale, specie nel Mezzogiorno. In Campania, il governatore De Luca, si è già espresso favorevolmente all’ipotesi: «È da apprezzare e sostenere l’invito del segretario Zingaretti agli alleati di governo, da governatore conosce bene le problematiche più volte sollevate anche e soprattutto sugli inaccettabili criteri di riparto del fondo sanitario nazionale – spiega – Al di là di questo, la destinazione dei fondi per il comparto sanitario significa poter intervenire su personale sanitario, edilizia, ricerca, farmaceutica, formazione specialistica, tecnologie, vaccinazioni di massa, screening oncologici, assistenza per anziani e minori. È un’occasione straordinaria per realizzare un pezzo decisivo del programma di modernizzazione dell’Italia». 

Ora la palla spetta al Governo Conte, con il premier che ha preso tempo fino a settembre, per poter effettuare una decisione definitiva, la quale potrebbe anche avvenire in Parlamento.

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