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Cilento

Domenica 31 maggio 2020 riapre il Santuario della Madonna di Novi Velia

Un evento secolare, tra fede e tradizione

Concepita Sica
28/05/2020 8:00 PM
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Ore di trepidante attesa per l’imminente riapertura del Santuario di Novi Velia.
È un appuntamento amorevolmente sospirato dal popolo cilentano e che si rinnova ogni anno l’ultima domenica di maggio.
Così domenica 31 maggio 2020, Solennità di Pentecoste, ci sarà la tanto attesa riapertura del Santuario. La celebrazione sarà presieduta da mons. Ciro Miniero ed alle ore 12.00 è previsto il commovente scoprimento dell’immagine della Madonna.

Lo scorso anno, a causa dell’inagibilità, la strada che conduce al Santuario era stata chiusa ed era possibile raggiungere la vetta del Monte Gelbison soltanto a piedi; pertanto il flusso di pellegrini verso il Santuario era stato purtroppo veramente modesto. Da qualche settimana il tratto stradale, ormai messo in sicurezza, è stato riaperto e sarà nuovamente possibile recarsi sul Monte più agevolmente.

Il Santuario

A 1707 m s.l.m., su uno dei luoghi più suggestivi del Cilento, il Monte Gelbison, che offre un panorama mozzafiato a 360 gradi, il Santuario della “Madonna di Novi Velia” è il santuario più alto d’Italia.

Sopra un cono verdeggiante, posto tra il Monte Stella, il Massiccio del Monte Cervati (la vetta più alta della Campania, con i suoi 1908 m), la pianura di Casalvelino-Ascea, la baia di Palinuro, il Santuario offre uno sguardo su tutto il territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e che, nelle giornate limpide, può raggiungere anche il golfo di Salerno ed intravedere l’isola di Capri, oppure scorgere il Cristo di Maratea e le coste della Calabria.

Meta di pellegrinaggi da diversi secoli, si ritiene che le origini del santuario, edificato sopra un preesistente sito pagano, probabilmente dedicato alla dea “Hera”, di cui rimangono tracce inglobate nella struttura della Chiesa, si possono far risalire a monaci italo-greci giunti sul posto tra il X e l’XI secolo ed è datato 1131 il documento più antico che attesta l’esistenza del santuario.

Se poi si tiene conto del significato del nome del monte “Gelbison” (il nome arabo Gebel-el-son significa “monte dell’idolo”) si può ipotizzare che fosse già noto come sito religioso al tempo dei Saraceni.

Le pietre del Santuario mariano di Novi Velia, dunque, trasudano una storia millenaria e testimoniano il passaggio di miriadi di pellegrini nel corso del tempo.

Il pellegrinaggio

«Maronna del Monte

quanto sei bella,

ngoppa sto Monte

‘ncoronata di stelle.

Il sole ti adora

e la luna s’inchina

evviva evviva

la nostra Regina».

Così canta il pellegrino che si accinge a compiere la salita verso il Monte. I tratti del pellegrino: lo sguardo volto verso quella Chiesa edificata sulla vetta, il cuore gonfio di emozione perché ritornare al Monte di Novi è un momento denso e carico di commozione.

La brezza fresca sul viso, che proviene dai maestosi faggi e dagli oltre 1700 metri di altitudine, è il segno inconfondibile della vicinanza alla cima del monte, dove si erge il Santuario.

Prima tappa ufficiale del pellegrinaggio: tre giri intorno alla “Croce di Rofrano”, una gigantesca e piramidale montagna di pietre, di tante dimensioni, sormontate da una croce di ferro, testimoniano una lunga tradizione di pellegrinaggi, poiché le pietre sono state portate dai fedeli some segno di presenza e come impegno di riconciliazione con Dio nel sacramento della Penitenza.

Il fedele intraprende poi l’ultimo tratto di salita, accompagnato dalle struggenti immagini delle stazioni della Via Crucis. Arriva poi ad una piazzetta con al centro una croce in pietra e lì intorno compie altri tre giri; ed ancora, prima di entrare in Chiesa, compie altri tre giri intorno al perimetro del Santuario.

Sulla piazzetta antistante il Santuario, dove si ergono una piccola Chiesa dedicata a San Bartolomeo e la torre campanaria, gruppi di pellegrini intonano canti, anche il dialetto cilentano, di saluto alla Vergine ed è un tripudio di voci, di suoni e di colori.

Il pellegrinaggio al Santuario è un vero e proprio momento di festa che va vissuto comunitariamente. Il pellegrinaggio in solitaria non offre le stesse emozioni di quando si va al Monte col proprio gruppo parrocchiale.

La “compagnia” è l’anima del pellegrinaggio. Tutto viene fatto comunitariamente: dalla salita al Monte, i vari gesti rituali, il saluto alla Madonna, la partecipazione alla Santa Messa, il conviviale pranzo “a sacco”.

Il Santuario si popola di “compagnie” provenienti non solo da tutto il Cilento ma anche da altre località campane, delle Basilicata e della Calabria. In alcune date significative, come la riapertura del Santuario, il 15 agosto (Solennità dell’Assunzione di Maria al Cielo), l’8 settembre (festa della Natività di Maria) e il momento della chiusura (seconda domenica di ottobre), al Santuario si ritrovano numerose compagnie ed è davvero molto emozionante ritrovarsi tutti insieme ai piedi di Maria.

La visita al santuario al tempo del Covid

«Mentre cammino

mi sento una gioia

e da Maria

mi sento chiamar.

Sento che dice

venite, venite,

che vi voglio

perdonar».

Il richiamo di Maria è veramente forte. È la Madre che chiama, che invita i suoi figli ad intraprendere il cammino, perché la salita al Monte è la risposta alla chiamata della Mamma Celeste, che sollecita all’incontro con Gesù nella Santa Eucaristia.

«La Madonna sarà contenta di rivederci nella sua Casa», afferma il rettore del Santuario, don Carmine Troccoli, in un messaggio affidato ai locali mezzi di comunicazione.

La Madre, dunque, attende con gioia il ritorno dei suoi amati figli.

La pandemia, inaspettata e sconvolgente, richiede eccezionali misure di prudenza, per la sicurezza e l’incolumità di tutti. Pertanto non sarà più possibile vedere le folle oceaniche dentro e fuori al Santuario. Il necessario distanziamento sociale impone nuove modalità di vivere il singolare incontro con Maria che, tuttavia, non deve significare la rinuncia al pellegrinaggio.

La Madre aspetta speranzosa l’arrivo dei suoi figli.

Di sera, la Croce illuminata sulla vetta della montagna, visibile da tutto il territorio cilentano, è il segno di una presenza. Lo sfavillio di quelle luci sono le voci delle tante preghiere rivolte alla Vergine per chiedere aiuto, conforto, protezione.

«Io parto

e parto sicuro

e ‘mbietto la porto

la tua fiùra.

Sempre sul petto

la voglio portar

e sempre a Maria

io voglio chiamar».

Una piccola spilla con l’immagine della Vergine Maria, posta all’altezza del cuore, è il segno distintivo che ogni pellegrino indossa di ritorno dal Santuario. È la prova della visita al Monte; è il segno tangibile del legame con la Madonna; è la presenza nel cuore dell’amore incondizionato verso Maria, madre di tutti.

La conformazione del Monte Gelbison richiama la struttura di un manto: sì, il manto della Vergine Maria che ricopre con la sua potente e materna protezione tutto il Cilento.

Arrivederci sul Monte di Novi Velia. Buon pellegrinaggio a tutti!

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