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Folgore Acquavella: Covid-19, le esperienze in prima linea del team cilentano

Le testimonianze di diversi elementi del club della Folgore Acquavella Women's, impegnati in prima linea in questo momento particolare

La Folgore Acquavella Women’s Team, osquadra di calcio a 5 femminile nata nel 2015, ha preso parte per la prima volta, in questa stagione, ad un torneo FIGC. La squadra cilentana, inserita nel gruppo B di Serie C2, aveva concluso la regular season al secondo posto, grazie a 9 vittorie, un pari e 2 sconfitte. Il club, caro al presidente Marco Cammarota, vanta diversi elementi impegnati, vista la grave crisi sanitaria, nella battaglia quotidiana contro il Covid-19.

Le parole dei componenti della Folgore Acquavella Women’s

Martina Di Mauro


Martina Di Mauro, attaccante delle cilentane, dall’otto di marzo, con l’associazione della Cilento Soccorso, ha prestato il suo contributo presso la comunità di Camerota, paese d’origine della stessa calcettista.


“La situazione, a dir la verità, qui è stata sempre sotto controllo. Il sindaco Scarpitta ha cercato, sin dai primi giorni dell’emergenza, di piazzare, nelle vie principali, dei posti di blocco per monitorare al massimo la situazione. Noi con la Cilento Soccorso –afferma la Di Mauro– siamo impegnati su più fronti alla ricerca della massima tutela per la popolazione locale. Si è provato a dare il nostro contributo, in particolare, sul controllo della viabilità. Dobbiamo ammettere che, a parte qualche piccolo caso estemporaneo, la cittadinanza si è spostata con criterio e solo in caso di vera esigenza”.

Tra la gente, soprattutto inizialmente, era grande -continua la Di Mauro- l’allerta anche per una leggera febbre, poi man mano la situazione si è stabilizzata. Abbiamo aiutato l’autorità comunali, in particolare a ridosso delle festività pasquali, anche nella distribuzione di materie di prima necessità, ed assistito i fornitori nello smaltimento quotidiano ai vari negozi. E’ stata tanta e grande anche la solidarietà tra chi in questi giorni ha lavorato a stretto contatto. Amministrazione locale, forze dell’ordine, associazioni varie hanno fatto gruppo per limare l’una le esigenze delle altre”.

Fabrizio Cammarota

Il dottore da anni vicino alla squadra di calcio a 5 della Folgore Acquavella femminile è, invece, Fabrizio Cammarota. Fabrizio, medico responsabile al SUAP dell’ex Presidio Ospedaliero di Agropoli, è anche il direttore sanitario presso la Residenza Sanitaria Assistita di Orria.


Il mio pensiero riguardo al Covid 19, come giusto che sia, è diretto in maniera prioritaria ammette il dottor Cammaota ai miei pazienti. Stiamo combattendo, come tutti, una guerra contro un nemico invisibile che crea angoscia. Medici, infermieri, sanitari e tutte le persone coinvolte sono stati chiamati ad un grosso sacrificio. Si è messo la propria vita al secondo posto, per il benessere di tutti. Nelle strutture in cui lavoro, grazie ad un notevole lavoro di squadra ed un meticoloso protocollo di prevenzione, siamo riusciti a contenere in maniera efficace il rischio infettivo”.

“Non si è registrato, fortunatamente a due mesi dall’inizio della crisi sanitaria, alcun caso di positività, che rimane –confessa il dottore- il nostro obiettivo primario. Non è stato facile, ovviamente, viste le numerose difficoltà legate alla esigue risorse in termini di presidi per la protezione individuale. Per quanto riguarda le ragazze della Folgore Acquavella, invece, vorrei che approfittassero di questo momento di stop come spunto di riflessione. E’ importante capire quanto contano abbracci, pacche sulle spalle, un caffè, gesti fatti in maniera superficiale che si apprezzano, spesso, solo quando mancano”.

Romina Milo

Fa eco al dott. Cammarota Romina Milo, assistente sociale presso il Centro FKT, la Residenza Sanitaria Assistita di Orria. Romina, calciatrice della Folgore Acquavella, è stata la vera guida dei 5 anni di vita del club cilentano. La dottoressa Milo sposta l’attenzione sui legami affettivi, che spesso possono risultare lontani in questo periodo delicato.


Il nostro è un centro riabilitativo che ospita persone con svariate patologie. Per noi è fondamentale –indica la Milo– dare l’opportunità ai nostri ospiti di relazione, legame e contatto umano, fattori che vengono limitati dalla quarantena forzata. La struttura, prima dell’emergenza legata al Coronavirus, non aveva un orario di visita ferreo per i familiari delle persone ospitate. Loro, infatti, potevano trascorrere anche l’intera giornata al fianco dei propri cari. Siamo stati sempre convinti che la vicinanza dei familiari aiuta i nostri pazienti, nei vari percorsi riabilitativi di recupero”.

“Ora, ovviamente, è tutto cambiato. Non si può più avere accesso alla struttura e ci siamo organizzati con social e videochiamate, anche per rassicurare a casa tutti sulle condizioni di salute dei nostri pazienti. Il personale della struttura sta dando il massimo. Tutta la mia stima va a loro, che cercano con tante piccole attenzione di sopperire alle mancanza degli affetti più cari. A tutti i pazienti chiude la Milo stiamo spiegando quello che sta succedendo, tenendoli informati. Sono giorni difficili anche perché loro, che data l’età sono esposti ad un rischio elevato e vanno tutelati al massimo”.

Lisa Lisanti


Chiude il cerchio degli interventi Lisa Lisanti, calcettista al secondo anno di militanza alla Folgore Acquavella. A gennaio Lisa si è trasferita, per motivi lavorativi, in Lombardia, lasciando, cosi, il suo amato Cilento.


Lavoro nel reparto Medicina d’Urgenza nell’Ospedale Maggiore di Crema, in Lombardia. Sono un’infermiera impegnata in un cosiddetto reparto Covid. Una delle tante che -dichiara la Lisanti– non si sente un eroe e che quotidianamente va a lavoro sapendo di mettere a rischio la propria incolumità. Anche se sono al servizio di una regione che, mentre viene massacrata dalla pandemia, mi sta dando la possibilità di coltivare la mia esperienza professionale il mio desiderio è quello di poter correre a riabbracciare presto tutti i miei cari. Parlo dello stesso desiderio che appartiene ad ogni persona attualmente isolata. Ed è per questo che ritengo fondamentale la prudenza e il senso della responsabilità di ognuno di noi”.

“Se il Meridione è riuscito a scampare, seppur parzialmente, dall’ondata di decessi che ha investito la Lombardia nei prossimi giorni, e nella fatidica Fase 2, dovrà ancora stringere i denti e scongiurare sul serio le situazioni recidivanti. Prima di essere completamente immersa nell’emergenza nazionale, lavoravo con uguale dedizione, con lo stesso attaccamento per la professione. Lo facevo, però, sapendo –ricorda la Lisanti– che di sera ritornavo a casa e potevo abbracciare chi mi sta più a cuore. Lo facevo sapendo che ogni settimana incontravo le mie compagne di squadra, con le quali il calcetto non era di certo limitato dalla distanza di sicurezza e da una mascherina che nasconde ogni espressione. Riesco tuttavia a cogliere degli aspetti positivi in questa circostanza difficile. La solidarietà e la sensibilità per chi si espone in prima linea, il palesarsi della necessità di mantenere il contatto umano attraverso la comunicazione social, e il senso comune del sacrificio”.

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