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Perdifumo, morte di Gerardo di Muoio: “Ancora troppi decessi sul lavoro”

Intervista al Luca Lombardi, direttore dei lavori per le grandi infrastrutture

La morte dell’operaio cilentano ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza sul lavoro. Sono due le morti in questo inizio di 2020 in provincia, con un tragico bilancio di circa un morto al mese. Una situazione che purtroppo si rinnova ogni anno e a cui pare impossibile mettere un freno. Sulla questione è intervenuto l’ingegnere di Vallo della Lucania Luca Lombardi, direttore dei lavori per le grandi infrastrutture.

Ingegner Lombardi, in quanto esperto di sicurezza cosa ci può dire della situazione odierna?
Non è certamente rosea. I numeri ci dicono che gli incidenti mortali nei cantieri in provincia di Salerno sono due. Parliamo di due vite spezzate, con tutte le loro storie, i loro affetti, il loro futuro. Sono però dei numeri bassi che rientrano nella media. Lo scorso anno furono 12, uno al mese, un bilancio tragico e molto molto preoccupante. Sbagliato pensare che ci sia un’emergenza, ma al di là del numero anche le due morti registrate diventano troppe.

Oggi i cantieri sono sicuri?
Al netto degli accorgimenti presi per il contrasto al Covid-19, che hanno causato la chiusura della gran parte dei cantieri italiani, possiamo dire che i criteri di sicurezza vengono rispettati quasi ovunque. Ci sono, ovviamente, delle piccole e rare eccezioni, ma in quel caso interveniamo noi per mettere le cose a posto. Rispetto ad altri anni, la situazione è molto migliorata e siamo sulla strada giusta. Possiamo dare alla sicurezza di oggi una sufficienza soddisfacente.

Come si è fatto per far migliorare la situazione?
Vengono utilizzati nuovi materiali e nuove tecnologie, molto semplicemente.

E come fare per migliorare ancor di più?
Sarebbe giusto incentivare i corsi dedicati alla formazione. Piccoli investimenti da parte delle aziende per formare i propri dipendenti con l’unico obiettivo di rendere il lavoro più sicuro.

La cosa determinerebbe nuovi costi per le aziende. Come si potrebbe ciò?
Incentivi da parte dello Stato. Si potrebbe pensare ad un sistema di premialità per quelle aziende che adottano o organizzano corsi di formazione per i propri dipendenti e che non li obblighino a frequentare quelli di poche ore, inutili e dannosi. Alle aziende virtuose si potrebbero assegnare dei punteggi da utilizzare, poi, per le graduatorie per assegnazione degli appalti di gara e dei bandi. Così facendo le ditte hanno tutto l’interesse a porre in essere corsi e esercitazioni. Non servono lunghi corsi, noiosi e interminabili, ma poche lezioni, semplici e concise, per far sì che l’operaio sappia come lavorare in totale sicurezza.

Ai corsi si affiancano esercitazioni sul campo?
Purtroppo no e anche qui si dovrebbe cambiare qualcosa. Oggi un operaio viene messo a lavorare col caschetto e l’imbragatura, ma non so come agire per il meglio. Ai corsi di cui abbiamo parlato, si dovrebbero affiancare le prove pratiche. Gli operai, prima di iniziare a lavorare, vanno sul cantiere e si esercitano, mettendo in pratica ciò che hanno imparato tra i banchi.

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Arturo Calabrese

Appassionato di giornalismo dai tempi del liceo, si occupa di cultura ed eventi, non disdegnando la cronaca e l'attualità. Per InfoCilento conduce programmi televisivi. È collaboratore del quotidiano "la Città", di televisioni locali e del blog #mifacciodicultura. Laureando in beni culturali impiega il poco tempo libero nel volontariato con la Fondazione Telethon
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