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Le origini del Carnevale Agropolese

Le radici del Carnevale Agropolese affondano nel sano e rigoglioso mondo delle tradizioni contadine cilentane. Agropoli, fino agli anni sessanta, è stato un paese con un’economia basata sull’agricoltura e sulla pesca. Per cui non poteva non sentire l’influenza, dei rituali e delle gestualità, legata al mondo contadino. Il Carnevale rappresentava uno di questi momenti. L’allegria, la sfrenatezza, l’ingordigia e la gioia per la morte al rogo di “Carnevale”, dalle cui ceneri si sarebbe rigenerata la vita nei campi.
I “mascari” e la “Canzone di Zeza” hanno rappresentato per molti anni il Carnevale di Agropoli.

La sfilata del 11 febbraio 1952 rappresentò la svolta del Carnevale Agropolese. Si passò dall’esibizione spontanea di poche persone nella “Canzone di Zeza” o dei bambini vestiti da “Mascari” in cerca, casa per casa, di salsicce etc…, ad una sfilata ben organizzata, con un nutrito numero di partecipanti e con un tema più ampio del solito.
Come riporta il manifesto dell’epoca, tra gli organizzatori troviamo Franchino Miglino, Pinuccio Ruocco, Pastorino (Michelangelo Sarnicola) che, con altri amici, prepararono circa duecento persone con vestiti tematici, canzoni e balli ben coordinati. Il tema era sempre Zeza, Pulcinella e la morte di “Carnevale”, con l’aggiunta di nuovi elementi coreografici, scenici e folcloristici. La sfilata partì dal Centro Storico quindi Rione Marina, Piazza V. Veneto, “il Pastificio” (Via Piave) e ritorno in Piazza V.Veneto, per le scene finali. Un grande spettacolo con canti, suoni e danze tribali dello “stregone” Franchino Miglino.

Nel 1965 operava in Agropoli, il Circolo Universitario “Il Fortino”, che pubblicava un giornale la cui testata recava un termine greco “Aleteia” (la verità).Quell’anno la programmazione del Circolo prevedeva la recita di “Napoli milionaria” di De Filippo e l’organizzazione della sfilata del Carnevale, con la nutrita partecipazione di giovani, soprattutto universitari. Sfilarono per le vie di Agropoli, i primi gruppi organizzati con maschere e personaggi non legati al mondo delle tradizioni contadine. Nel 1965 non ci fu competizione per l’assegnazione della palma del vincitore, ma il successo sorrise strepitosamente a Mino Graziuso nelle vesti di “Don Chisciotte”. Tra i gruppi partecipanti: “Senatori Romani”, “Pirati dei Caraibi”, “I Mafiosi” e “I Magnifici Sette”.

Nel 1968 a cura di Enzo Migliorino, Raffaele Borrelli, Giuseppe Forzati, Mino Graziuso e Pietro Rossi, iniziò la Sagra del Carnevale Agropolese. Gli organizzatori pensarono a tutto: articoli sui quotidiani regionali, manifesti, coinvolgimento di enti pubblici e sponsor, giuria qualificata,premi vari e la partecipazione di numerosi gruppi e carri allegorici. Con il Carnevale del 1968 si ottenne il coinvolgimento di centinaia di giovani che davano sfogo, in maniera sana e pulita, alla propria voglia di divertimento, di libertà e di fantasia. Era la nuova generazione di agropolesi felici di appropriarsi del paese in cui vivevano e di contribuire al suo sviluppo. La prima edizione riuscì ad attirare migliaia di spettatori, divertiti ed incuriositi dalle centinaia di comparse che per le strade di Agropoli sfilavano con variopinti costumi d’epoca tra il serio e il faceto. La classifica finale vide la vittoria dei “Saraceni” (Night ‘U Saracino) su “Napoleone (Bar degli Sportivi).

Il successo stimolò tutti a proseguire e a puntare su questo nuovo tipo di Carnevale. Nel corso degli anni sono cambiati gli organizzatori ed hanno partecipato alle sfilate migliaia di giovani agropolesi. La manifestazione ha attraversato momenti difficili con dure critiche, contestazioni, indifferenza e disorganizzazione, ma grazie alla buona volontà di tanti, buoni, agropolesi, il Carnevale è cresciuto e si è consolidato tra le maggiori manifestazioni agropolesi. Purtroppo la scarsa attenzione economica, che hanno avuto numerose amministrazioni comunali agropolesi nei confronti del Carnevale, non ha permesso quel salto di qualità che lo avrebbe inserito nell’élite dei Carnevali Nazionali. Comunque, un occhio al buon, genuino ed antico Carnevale dei “Mascari”, non guasterebbe.

(Tratto dal libro di Ernesto Apicella: “La Storia del CarnevaleAgropolese” Volume 1).

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