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Cilento

9 settembre 1943, Sbarco di Salerno: Agropoli al centro di un intrigo Internazionale tra Mafia e FBI

Un patto che salvò Agropoli dalla sicura distruzione

Ernesto Apicella
09/09/2019 8:00 PM
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8 settembre 1943, alle 19.42, attraverso i microfoni della EAIR, il Capo di Governo, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio comunicò agli italiani l’armistizio con le truppe Anglo-Americane. Molti interpretarono l’armistizio, erroneamente, come la fine della guerra. Nel Cilento le campane di tutti i paesi suonarono a festa. La gente scese in strada a festeggiare. Si ballò e cantò, intorno agli improvvisati falò, fino a tarda notte. Cresceva nelle famiglie la speranza di rivedere al più presto i propri cari impegnati in guerra. Gli agropolesi festeggiarono l’armistizio in piazza Vittorio Veneto e, fiduciosi nel futuro, rientrarono tranquillamente nelle proprie case.Tutto sommato gli agropolesi e i cilentani avevano vissuto la seconda guerra mondiale solo attraverso le scarse notizie della radio e dei giornali, dal racconto dei militari di ritorno dal fronte o dal dramma delle famiglie che avevano perso un proprio caro in battaglia. Tanti sacrifici, ma poca guerra.

9 settembre 1943, alle ore 3.30 Agropoli tremò scossa da migliaia di bordate di proiettili che sibilavano nel cielo. Un amaro risveglio per gli agropolesi che corsero, nel buio, tra mille insidie e con il cuore in gola, a nascondersi nei rifugi sulle colline circostanti. Per fortuna, le cannonate provenienti dal mare si abbattevano sulla spiaggia di Paestum. Ma cosa stava succedendo si chiedevano atterriti?. La guerra era finita, l’aveva detto la radio?. I più indomiti uscirono allo scoperto e scoprirono uno spettacolo indimenticabile. Centinaia di navi da guerra saturavano il golfo di Paestum e con i loro cannoni illuminavano a giorno il cielo e riempivano l’aria con assordanti esplosioni. Le forze Anglo-Americane avevano dato inizio ad “Operazione Avalanche”, che prevedeva lo sbarco e l’occupazione militare delle spiagge del golfo di Salerno. La guerra a pochi metri da casa, aveva portato improvvisamente angoscia, paura, dubbi, incertezze.

Ad Agropoli era presente una compagnia tedesca del 79° Reggimento Granatieri Panzer, comandata dal Colonnello Von Doering. L’esercito tedesco, prima dello sbarco, non aveva creato problemi, né all’esercito italiano presente in loco, né agli agropolesi. La notte dello sbarco, il Colonnello Von Doering, si rese subito conto che bisognava rafforzare le linee difensive di Albanella, di Capaccio e di Ogliastro. I Panzer tedeschi si ritirarono da una Agropoli deserta, muta, spettrale, non prima di aver fatto esplodere un ponticello nella marina e il ponte di ferro sul fiume Testene.

Le prime luci dell’alba diedero vita allo spettacolo, fino ad allora, solo immaginato. Nel golfo di Salerno, centinaia di navi da guerra, di tutte le classi, impegnate nei combattimenti; bordate di cannonate che sfrecciavano nell’aria; sventagliate di mitragliatrici che mietevano, come falci, vite umane; colonne di fumo che, dopo enormi spruzzi, si alzavano ovunque. L’esercito tedesco asserragliato sulle colline circostanti cercava di contrastare i numerosi mezzi da sbarco che eruttavano, continuamente, truppe d’assalto della Quinta Armata, comandata dal Generale Mark W.Clark. Migliaia di bombe cadevano ovunque nel golfo, ma Agropoli ricevette solo tre bordate di navi americane, che colpirono chirurgicamente tre nidi di mitragliatrici tedesche. Il 10 settembre, il 3° battaglione della 36a fanteria comandata dal Generale Fred L.Walker occupò, senza sparare, Agropoli. Il 12 settembre il Tenente Colonnello Andrew F. Price ricevette una calorosa accoglienza dagli agropolesi, con a capo il Podestà Aniello Scotti ed il Maggiore Ferrari Donizio, comandante italiano del 162° battaglione di fanteria della 222a divisione costiera. Agropoli divenne la prima sede in Italia del Governo Militare Alleato dei Territori Occupati (AMGOT ) e gli uffici furono ubicati nel Municipio, in via Filippo Patella. La sede del Quartiere Generale della Quinta Armata fu allestita nella villa della famiglia Pecora. Alberghi e ville furono requisiti per gli alloggiamenti degli ufficiali americani.

Patto tra tra Mafia e FBI

Le analisi storiche fatte nel dopoguerra, confermate da recenti studi storici, effettuati dopo l’apertura degli archivi Top Secret della FBI, ci dicono che la FBI americana, grazie alla collaborazione della Mafia americana e siciliana, in particolare del “boss dei boss” Lucky Luciano, creò una rete di informatori e collaboratori nel sud Italia per preparare ed agevolare gli sbarchi delle truppe Anglo-Americane. Lo scopo era di ricevere informazioni sulle truppe tedesche presenti sul territorio e di sensibilizzare le popolazioni locali, sulla bontà degli sbarchi americani sulle coste italiane. Qualche mese prima degli sbarchi in Italia, la FBI contattò Lucky Luciano, capo indiscusso della Mafia italo-americana, detenuto in carcere. Gli proposero di far sostenere dalla Mafia in Italia, attraverso Vito Genovese, suo braccio destro, estradato dall’America a Napoli nel 1937, le operazioni militari delle truppe americane sul suolo italico. In cambio avrebbe ottenuto maggiore libertà di movimento in carcere, la scarcerazione con espatrio in Italia e il ritorno al potere della mafia in Sicilia, attraverso incarichi politici. Il “patto”(top secret) fu sigillato.

Nelle foto e nei filmati realizzati dai cineoperatori, al seguito delle truppe americane, su una barca giunta da Agropoli, defilato e quasi nascosto, c’è un civile. Questi fu accompagnato, con una scialuppa della Marina, a colloquio con il vice comandante dell’attacco da mare, il Contrammiraglio Conolly. Chi era questo civile? Era stato lui ad evitare che Agropoli fosse bombardata, pur essendo presente l’agguerrito 79° Reggimento Granatieri Panzer, comandato dal Colonnello Von Doering?

Gli eventi bellici dello Sbarco di Salerno, ci narrano dei tragici e luttuosi bombardamenti che colpirono Sapri, Vallo della Lucania, Roccadaspide, Eboli, Campagna, Battipaglia e Salerno. Agropoli fu risparmiata. Solo tre cannonate, per tre obiettivi colpiti e distrutti. Il 10 settembre la Quinta Armata americana entrò in Agropoli senza combattere. Il 12 settembre il Tenente Colonnello Andrew F. Price fu accolto con entusiasmo dagli agropolesi. Come mai? Eppure Agropoli ricopriva una posizione strategica nello scacchiere militare dello sbarco. Voci di paese, nel dopoguerra, narravano la storia di alcuni agropolesi che, partiti da Agropoli ai primi del novecento per l’America del nord, erano entrati nella Mafia. Stanchi di quella vita, rischiosa e crudele, erano ritornati ad Agropoli, nella prima metà degli anni trenta. Grazie al “rispetto” che godevano, crearono una rete di collaboratori per comunicare agli americani i movimenti delle truppe tedesche nel Cilento. E, si dice, furono i primi a salutare i soldati della Quinta Armata. Un’operazione di spionaggio al servizio degli americani che riuscì a proteggere Agropoli dai bombardamenti, dalla devastazione e dalla perdita di vite umane. Un intrigo internazionale tra FBI e Mafia che salvò Agropoli dalla sicura distruzione.

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