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Sartù Ristorante, cucina dei Monzù e tanti prodotti cilentani

Per l’antica cucina napoletana dei Monzù, il ristorante Sartù scegli i prodotti cilentani

Siamo nel cuore del Vomero, a due passi da Piazza

Vanvitelli. Da Sartù si pratica la cucina borbonica. Quella buona, napoletana,leggermente rivisitata. Le rivisitazioni sono notabili dagli accorgimenti postiin ogni singolo piatto.

Qui c’è il regno di Carlo Capuano che siede al trono da ben5 anni. L’attento arredamento rende unico il tutto. In una parte del locale èpossibile perderci le ore a leggere interi libri di antica ed alta  cucina, fonte di ispirazione al menu proposto.

Varia è l’offerta, gustosa è la scelta. Menu vario,territoriale che segue la stagionalità dei prodotti. Un valore aggiunto è datodal proprio orto che rifornisce buona parte di vegetali al ristorante. Sipercepisce il dove siamo già dagli appaganti antipasti. Carta dei vini bencurata con una particolare attenzione alla Campania, buoni accorgimenti rivoltial Cilento.

Procediamo per gradi. Entrée intrigante… mantecato dibaccalà su scarola riccia e gelèe di limone.

Fra gli antipasti si inizia ad assaporare la fusione con ilCilento. Nello specifico troviamo un boccone di mare fatto con pane al nero dicalamaro con calamaro, cozze, alici, oliva salella ammacata del Cilento,capperi in fiore e crema di Provolone del Monaco Dop. Fra i must compare iltimpàno di scamorza dato dallo studio e recupero di un’antica ricetta di JeanneCaròla Francesconi. Gusto deciso ed equilibrato. Una scelta decisamenteopportuna.

Una cosa molto buona è stata la degustazione di oli che hamesso a confronto eccellenze, fra cui l’olio extravergine di oliva Marsicani.

Una particolarità che incuriosisce è la pasta fresca.Prodotta homemade, viene lavorata almomento dell’ordine. Quindi il via a tagliatelle con scampi, carciofi fritti eprovolone del monaco. Pasta buona. Sapore delicato. Un piatto armonioso.

Qui si può assaggiare una buona frittata allo scammaro, la cui particolarità risiede nell’assenza di uova. Anche la ricetta di quest’ultima è storica e risale al 1839 ed è di Ippolito Cavalcanti. Un piatto povero, difficile da fare. Buona l’esecuzione del giovane cuoco Mauro Buonanno, chef del ristorante.

Per secondo troviamo la guancia brasata di maiale nerolucano con purè Robuchon e friarielli(cime di rapa). Carne cotta da manuale che sposano un purè ricco e deifriarielli squisiti.

I dessert sono degni di lode. Da non farsi scappare la zuppainglese alla napoletana. Mi ringrazierete.

Il costo medio per un pasto completo è di 45.00€. per chivuole godersi un percorso è possibile richiede il menu degustazione.

Sartù a Napoli
Via S. Gennaro Al Vomero, 9B
Telefono: 331 881 0666
www.sartunapoli.it

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