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Ad Agropoli un murales per Padre Giacomo Selvi

Ieri l'inaugurazione

AGROPOLI. L’associazione “Piccoli Ambasciatori di Pace”, con il maestro Luigi D’Amato, ha voluto omaggiare il compianto Padre Giacomo Selvi con un murales.L’opera è stata inaugurata ieri, 8 agosto, presso la sala teatrale dell’oratorio, alla presenza del Presidente Antonio Giaccio e di alcuni membri dell’associazione . Erano presenti anche le autorità locali, con il sindaco Adamo Coppola che si è detto molto colpito dall’opera e per questo ha ringraziato il Maestro D’Amato.

Il murales, intitolato “Realtà leggenda e storia” raffigura Padre Giacomo e alcuni luoghi della sua vita, tra cui la chiesa del Sacro Cuore, da lui voluta e la bicicletta dalla quale non si separava mai. Al centro è rappresentato lo scoglio di San Francesco, a destra la Porta simbolo di Agropoli.

La tecnica utilizzata è quella cosiddetta “a diamante” ideata e perfezionata dal maestro. L’opera è incorniciata dal sipario di un teatro, essendo appunto all’interno della sala teatrale dell’oratorio

Durante la cerimonia di ieri è stato anche presentato il libro “La vita mi ha scelto” di Luigi D’Amato, il quale ha portato altre sue opere da mostrare ai presenti, a testimonianza del suo lavoro. Il libro racconta la storia personale dell’autore, le sue avventure e disavventure, il suo processo creativo e l’esperienza che l’ha portato ad essere l’uomo che è.

Erano anche presenti i bambini del Saharawi che sono ospiti in questo mese dell’associazione Piccoli Ambasciatori di Pace.

Chi era Padre Giacomo Selvi Padre Giacomo Selvi (al secolo Lino) nasce a S. Ambrogio di Valpolicella(VR) l’undici maggio 1938 dal padre Ambrogio, cavatore di marmo e la madre Amabile Giacomuzzi, casalinga. Viene battezzato il ventisei dello stesso mese presso la chiesa parrocchiale di S. Ambrogio. Lo descrivono di gracile costituzione con la tendenza sempre ad ammalarsi. All’età di sette anni viene ricoverato d’urgenza all’ospedale di Bussolengo a causa di un’occlusione intestinale. Il primario dell’ospedale considerate le gravissime condizioni deciderà di dimetterlo dopo quattro mesi di degenza, affinché fosse morto fra i suoi cari. Siamo ormai nel 1945, quando gli ultimi focolai dell’ultimo conflitto mondiale stanno per spegnersi. Inaspettatamente contro ogni previsione le condizioni del bambino considerato senza alcuna speranza di guarigione migliorano: -“ Pur essendo alquanto magro diviene forte come una roccia, racconta il fratello Giacomo” –. La ritrovata salute invoglia Lino a frequentare nuovamente la parrocchia presso la quale aveva prestato servizio come chierichetto già dall’età di cinque anni al fianco di Don Ettore Toffoloni. L’otto novembre del 1947 riceve il Sacramento della Cresima. Frattanto il fanciullo già aveva più volte manifestato l’intenzione di andare in convento ad un frate francescano che di tanto si recava a S. Ambrogio per predicare. Dinanzi alle insistenze di Lino e convinto delle sue serie intenzioni, il frate si decide di parlarne con i genitori che danno il loro consenso. Lino avrebbe preferito recarsi in Bolivia, dove sapeva fosse fiorente una missione francescana, ma la madre in questo caso si dimostra contraria. Nel 1948 raggiunge il convento dei Francescani a Trento e presso la scuola elementare e media mantenuta dai frati a Campolomaso, frequenta la quarta fino a conseguire la licenza media. Quando torna a casa per le vacanze si divide fra la chiesa e i campi in cui si reca per pascolare un piccolo gregge di capre e pecore che il papà Ambrogio ha comperato. A Villazzano compie gli studi Ginnasiali, mentre a Rovereto compie quelli liceali. Il 16 settembre del 1962 fa la solenne professione religiosa e indossa il saio francescano, assumendo il nome del fratello Giacomo. Terminati gli studi Teologici a Trento, viene ordinato sacerdote il 27 giugno 1965. Più tardi si reca all’Antonianum di Roma dove consegue la laurea in teologia “magna cum laude” Si diploma inoltre alla Gregoriana in eloquenza e diritto canonico. Consegue infine il diploma di inglese presso l’Oxford Istitute di Londra. Ritornato in convento, gli viene affidato il segretariato della predicazione e l’insegnamento nella scuola per i futuri frati, mentre nel periodo estivo regge la parrocchia di Condirai sul Bondone, retta dai francescani. Successivamente predica a Lendinara e presso il Santuario degli Olivetani, dove conosce Don Ottavio Ildefonso Sicilia con il quale nel 1971 fonda la “Famiglia Associativa di Preghiera e Carità”. Con l’autorizzazione del Padre Provinciale si stabilisce in provincia di Verona, dove viene accolto calorosamente, mettendo in risalto la sua fede, l’amore per il prossimo e la forte passione per il suo ufficio.
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