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Alla ricerca del “Chrismon” perduto

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Introvabile l’importante simbolo che testimonia la presenza nel IV sec. d.C. dei primi Cristiani ad Agropoli

Alla ricerca del “Chrismon” perduto

Introvabile l’importante simbolo che testimonia la presenza nel IV sec. d.C. dei primi Cristiani ad Agropoli

Esaminando alcuni libri, mi sono imbattuto in una foto raffigurante una antica lucerna fittile ritrovata nel 1975 ad Agropoli. La mia attenzione si è soffermata sul disco della lucerna dove compare in rilievo un Chrismon, la croce monogrammatica. Il Chrismon è una combinazione di lettere dell’alfabeto Greco che formano l’abbreviazione del nome di Gesù. Esso viene tradizionalmente usato come simbolo Cristiano ed è uno dei principali cristogrammi.

 

Il simbolo ha origine nella parte orientale dell’Impero Romano, dove la lingua usata, e quindi l’alfabeto, era quella Greca.

Secondo le cronache dello storico Eusebio di Cesarea, alla vigilia della battaglia contro Massenzio (28 Ottobre 312 d.C.), Costantino, sul ponte Milvio, avrebbe visto apparire in cielo una croce di luce sovrapposta al cerchio del sole con la scritta «In hoc signo vinces» (con questo segno vincerai). Costantino avrebbe fatto sostituire nel labaro (il vessillo militare composto da un drappo quadrato color porpora attaccato ad una lancia) l’immagine dell’aquila imperiale con quella del Chrismon. La diffusione pubblica del Chrismon è successiva all’Editto di Milano (Febbraio 313 d.C.) con cui l’Imperatore Costantino permise, per la prima volta, il culto pubblico del Cristianesimo e che il monogramma, apparisse anche sulle Chiese e sulle Basiliche Cristiane.

Il Cristianesimo ad Agropoli.

La leggenda di S. Paolo di Tarso

A seguito dell’arresto, S.Paolo nell’autunno del 59 d.C. fu imbarcato su una nave diretta a Roma, per essere giudicato dall’Imperatore Nerone. Le tappe del viaggio (Atti 27:1-28:31) furono: partenza da Gerusalemme; imbarco a Cesarea con tappe a Sidone, costa nord di Cipro, Mira di Licia, Cnido, Buoni Porti, Salmone e Lasea a Creta; al largo di Creta la nave incappò in una tempesta e andò alla deriva per 14 giorni, approdando infine a Malta; dopo alcuni mesi, la nave riprese il viaggio, passando per Siracusa, Reggio e, tappa finale, Pozzuoli, da dove S.Paolo proseguì a piedi per Roma. L’Imperatore Nerone, dopo l’incendio di Roma del 64, fece decapitare il Santo presso le Aquae Salviae .

Una nostra leggenda narra che durante lo spostamento da Reggio Calabria a Pozzuoli, la nave con l’Apostolo sia approdata nel golfo Agropolese. Durante la sosta, presumibilmente notturna, S.Paolo convertì due bimbi, che in seguito furono lapidati nel luogo che ora porta il suo nome. I corpi dei due bimbi furono sepolti dove, attualmente, sorge il Santuario della Madonna dell’Acquasanta. La leggenda è stata giudicata da vari autori non veritiera. Ma dopo la scoperta effettuata dal prof. Piero Cantalupo nel 1975, del borgo marinaro romano Erculam-Herculia (I sec. a.C.- IV sec. d.C.), nuovi scenari storici si aprono sulla effettiva presenza di S. Paolo ad Agropoli.

Gregorius Felici Episcopo de Acropoli

La prima presenza Cristiana ad Agropoli, fino ad oggi più accreditata, è certificata da una lettera spedita nel luglio del 592 d.C. dal Papa S.Gregorio Magno al Vescovo Pestano Felice, rifugiatosi nel castrumBizantino di Agropoli, alle prime avvisaglie dell’invasione Longobarda. Il Vescovo Felice dopo l’occupazione di Pontecagnano da parte dei Longobardi, lasciò la sede Vescovile di Capaccio per trasferirsi con il Clero, i Cortigiani e le famiglie Nobili, nella fortificazione Bizantina di Agropoli. La paura del Vescovo Felice era quella di subire le stesse nefande violenze, che l’esercito Longobardo aveva inflitto, nel 589 d.C. ai monaci del Monastero di Monte Cassino. Nella epistola “Gregorius Felici Episcopo de Acropoliil Santo Padre ingiunge al Vescovo Felice di visitare le Chiese di Velia, Bussento e Blanda, vacanti di sacerdoti e di riportarle alla normalità. Di valutare e documentare i danni provocati dal passaggio dell’esercito Longobardo di Zottone, primo Duca di Benevento. L’epistola conferma la presenza di una comunità cristiana nel castrum di Agropoli, dove già, probabilmente, era presente la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo.

La Comunità cristiana di Erculam-Herculia

Nella primavera del 1975 il Gruppo Archeologico di Agropoli, con a capo il prof. Piero Cantalupo, intervenne prontamente in località S.Marco, dove era in atto lo scavo per il piano di posa delle fondazioni dell’ennesimo mostro di cemento. Lo scavo, realizzato con mezzi meccanici, aveva evidenziato la presenza di antiche mura, contenenti numerosi reperti Archeologici. Il pronto intervento del G.A.A. (n.d.a. di cui parlerò più ampiamente in un altro articolo) documentò la presenza di un borgo marinaro romano, identificato con il toponimo dell’antica Erculam-Herculia.

Il G.A.A. riuscì, operando tra mille difficoltà ambientali, a salvare dalla distruzione e dal cemento numerosi reperti archeologici, mentre altri, purtroppo, erano già stati irrimediabilmente distrutti e, letteralmente, “buttati”. Ecco alcune foto dello scempio Storico-Archeologico compiuto a danni degli Agropolesi. Un significante e fondamentale pezzo di Storia di Agropoli distrutto e ricoperto di cemento.

La catalogazione dei reperti portò alla scoperta delle più antiche e dirette testimonianze Cristiane nel nostro territorio. Una lucerna fittile del IV secolo d.C. sul cui disco compare in rilievo il Chrismon ed unaepigrafe funeraria, quasi certamente del V sec. d.C. incisa su di una lastra di marmo.

L’epigrafe funeraria Cristiana.

L’epigrafe funeraria, probabilmente del V sec.d.C. era incisa su una lastra di marmo che, al momento del ritrovamento, era spaccata verticalmente in due. L’unico pezzo ritrovato presentava il retro liscio, non inciso, facendo ipotizzare una lapide muraria.

L’epigrafe, probabilmente, era per un ragazzo di nome Pietro, morto a 18 anni. I parenti scongiuravano i Sacerdoti di pregare Dio, affinché nessun uomo violasse la tomba. Nella foto l’epigrafe al momento del ritrovamento e la ricostruzione del testo realizzata dalla prof.ssa Flaminia Arcuri.

La lucerna fittile ed il Chrismon.

Per i cristiani le lucerne hanno simbolizzato attraverso i secoli, dagli albori delle prime comunità credenti alla Chiesa universale, la fiamma della Fede. Ripercorrendo la storia cristiana, le antiche lucerne romane fanno il loro esordio nei luoghi dove più alta è la spiritualità delle prime comunità di apostoli e fedeli: le catacombe. Fin dal principio esse si arricchiscono dei più diffusi simboli paleocristiani della Fede (la Croce, il pesce, l’agnello di Dio, il Buon Pastore), che sovente troviamo scolpiti sopra la terracotta. La lucerna fittile ritrovata ad Erculam è di produzione nord africana;di argilla depurata di colore arancio; spalle piatte sulle quali, entro larga scanalatura è inserito il motivo decorativo; disco leggermente concavo con cristogramma in rilievo, in posizione verticale; croce monogrammata con lettera rho rivolta a sinistra, anziché a destra. E’ molto probabile che l’errore sia dovuto alla matrice utilizzata dalla fabbrica, contenente l’incisione invertita.

Dove sono? In occasione del ritrovamento, tutti i reperti furono fotografati e catalogati dal G.A.A. L’epigrafe funeraria Cristiana, insieme ad altri reperti, fu depositata presso l’Antiquarium di Agropoli, dove attualmente è esposta, purtroppo, senza alcuna tabella informativa. Mentre la lucerna con ilChrismon, secondo l’ultimo resoconto del 1975, fu portata dalla Soprintendenza di Paestum nel Museo, per un studio di approfondimento. Dopo 39 anni ritengo che sia legittimo che la lucerna con il Chrismon, prima ed unica, testimone della presenza di una Comunità Cristiana nel IV sec. d. C. ad Agropoli, sia riconsegnata ai cittadini Agropolesi.

Acropolis” Borgo-Museo all’Aperto Eco Sostenibile

I Beni Archeologici ritrovati nel territorio Agropolese devono essere esposti ad Agropoli ed il beneficio economico deve essere degli Agropolesi. Per cui ritengo che sia giunto il momento di realizzare nel Borgo Antico di Agropoli il Progetto “Acropolis” Borgo-Museo all’Aperto Eco Sostenibile” con unParco Archeologico-Storico-Ambientale. Per iniziare finalmente un attento recupero, una scrupolosa riqualificazione ed una adeguata valorizzazione Urbanistica, Architettonica ed Energetico-Ambientale e determinare la rinascita culturale, sociale e turistica dell’Antica “Acropolis”. Il Progetto riconsegnerebbe agli Agropolesi ( Acropolitani) i preziosi Tesori della sua millenaria Storia e, allo stesso tempo, creerebbe nuove opportunità occupazionali legate ai vari flussi turistici che si attiverebbero.

Le iniziative da intraprendere.

1) Il Borgo Antico sarebbe convertito in un polo Culturale-Sociale-Turistico di livello Internazionale. 2) Il nostro Castello, luogo di mille accadimenti storici, diventerebbe un Museo Archeologico dove far ritornare: a) La Tomba Lucana (Museo di Paestum) ritrovata nel 1967 in contrada La Vecchia (Piano delle Pere). L’importanza della tomba a camera divisa in due (marito e moglie), l’elevata qualità delle pitture e il ricco corredo funerario fanno pensare ad una importante famiglia con a capo un famoso guerriero Lucano. La tomba Lucana è datata dagli archeologi 350-320 a.C. ed è valutata di eccezionale importanza. Questa tomba, insieme alle tombe Lucane ritrovate a Paestum, sono anche la testimonianza della nascita nel nostro territorio dei primi Gladiatori.

b) I reperti Archeologici del Villaggio Protostorico (IX-X sec. a.C.) e del “Teikos” dei Coloni Sibariti (VII sec. a.C.) ritrovati nel sito MIBAC del Castello (Museo di Paestum).

c) I numerosi reperti Archeologici, che attualmente sono custoditi nei depositi del Museo di Paestum, compreso il materiale 3) Il sito Archeologico intorno al Castello di proprietà del MIBAC consacrato adAgorà. Uno spazio dove: Ospitare gli Archeologici e gli Studiosi provenienti da tutto il Mondo; realizzare un circuito per visite guidate didattiche aperte a tutti; ricreare le attività del mondo Agro-silvo-pastorale; dar vita ad un nuovo ed importante momento di aggregazione per gli Agropolesi, dove programmare incontri e dibattiti, concerti di Musica, Tempo Libero e Sport.

I nostri Tesori Archeologici, prima che scompaiano definitivamente come il borgo marinaro romanoErculam- Herculia, li dobbiamo salvaguardare, recuperare, conservare ed utilizzare al meglio per promuovere il nostro sviluppo Storico-Sociale-Economico.

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