L’Azienda Ospedaliero Universitaria Ruggi d’Aragona e l’Asl Salerno stanno affrontando il tema della stabilizzazione del personale sanitario precario con strategie diametralmente opposte. A parità di quadro normativo regionale e nazionale, il Ruggi ha avviato le procedure d’assunzione definitiva per chi ha maturato i requisiti, mentre l’Asl Salerno prosegue con verifiche interne e rinvii procedurali. Questa difformità gestionale ha riacceso le proteste dei sindacati di categoria, i quali denunciano un divario che rischia di compromettere la tenuta dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) sul territorio provinciale.
In parallelo all’incertezza contrattuale, le strutture pubbliche salernitane affrontano una costante fuoriuscita di personale medico verso il settore privato, guidata da ritmi di lavoro insostenibili, carenze d’organico nei reparti d’emergenza e complessi adempimenti burocratici.
La svolta al Ruggi e le criticità dell’Asl Salerno
L’adozione della delibera numero 601 da parte dell’Azienda Ospedaliera Ruggi segna l’avvio formale delle procedure di stabilizzazione per i lavoratori che hanno raggiunto almeno 18 mesi di servizio. Il provvedimento accoglie le richieste delle organizzazioni sindacali, includendo nei percorsi di inserimento permanente non soltanto i dipendenti a tempo determinato, ma anche i professionisti con contratti di lavoro autonomo, flessibile e a partita IVA. La programmazione aziendale estende inoltre le tutele a coloro che matureranno i requisiti previsti entro il 31 dicembre 2026.
Sul fronte opposto, la gestione dell’Asl Salerno registra rallentamenti amministrativi che mantengono indeterminato il futuro di centinaia di operatori. Nonostante le mobilitazioni organizzate davanti alla sede aziendale, l’ente prosegue con ricognizioni interne senza giungere a deliberazioni definitive per l’assunzione.
Le posizioni delle sigle sindacali sulla vertenza
La disparità di trattamento tra le due realtà sanitarie ha spinto la Fp Cgil Salerno a inviare una nota formale alla direzione strategica dell’Asl, richiedendo l’applicazione del medesimo schema adottato dal Ruggi per garantire omogeneità contrattuale a tutto il personale provinciale, inclusi i lavoratori a partita IVA.
Sulla stessa linea, la Cisl Fp Salerno rimarca la necessità di superare la fase dei sondaggi preliminari. Il segretario provinciale Andrea Pastore ha evidenziato le criticità della gestione attuale:
«Il tempo delle ricognizioni è finito. Il Ruggi ha dimostrato che le norme e le direttive della Regione Campania si possono applicare con trasparenza, mentre l’Asl continua a rinviare le scelte».
Secondo il rappresentante sindacale, le carenze strutturali dell’organico, l’impiego continuativo del lavoro straordinario e l’imminente operatività delle nuove Case e Ospedali di Comunità rendono inefficace la riorganizzazione del personale tramite semplici trasferimenti tra servizi. Le sigle sindacali confermano lo stato di agitazione e richiedono alle istituzioni un piano dei fabbisogni definito e un cronoprogramma certo per le assunzioni.
Fuga dal pubblico e crescita del settore privato
Oltre alla precarietà contrattuale, la sanità pubblica salernitana registra una riduzione del personale medico di ruolo. Negli ultimi tre anni si stima che circa 250-300 medici abbiano lasciato le strutture del Servizio Sanitario Nazionale della provincia per inserirsi nel settore privato, nelle cliniche accreditate o nei centri diagnostici territoriali.
Il fenomeno non riguarda unicamente i pensionamenti anticipati, ma include un numero crescente di dimissioni volontarie da parte di primari e specialisti. Tra le cause principali figurano carichi di lavoro gravosi nei pronto soccorso — da Nocera Inferiore a Salerno, Battipaglia, Eboli e Vallo della Lucania —, turni superiori alle 12 ore continuative, turni di reperibilità nei giorni festivi e i rischi legati alla sicurezza sul lavoro.
La medicina territoriale mostra dinamiche analoghe: circa 80 medici di medicina generale hanno rinunciato alla convenzione pubblica con l’Asl per svolgere esclusivamente attività professionale privata, citando l’eccesso di adempimenti burocratici. Tale contrazione dell’assistenza di base risulta particolarmente evidente nelle aree interne del Cilento e del Vallo di Diano.
Nelle procedure concorsuali pubbliche si riscontra infine una ridotta partecipazione da parte dei giovani medici neo-specializzati, che orientano le proprie scelte professionali verso collaborazioni temporanee o contratti di prestazione d’opera, determinando un allungamento dei tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni diagnostiche e specialistiche ai cittadini.
