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Riforma elettorale affossata alla Camera: la delusione di Rosario Carione e dei territori salernitani dopo il ko sulle preferenze

L'emendamento sulle preferenze viene bocciato alla Camera per un solo voto. Esplode la rabbia dei territori: il duro commento di Rosario Carione contro le liste bloccate

Di: Ernesto Rocco
Pubblicato il: 15/07/2026
Aggiornato il: 15/07/2026
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Montecitorio

Il cammino verso il ritorno alle preferenze si interrompe bruscamente a Montecitorio. Per un solo voto, l’emendamento alla riforma elettorale su cui la premier Giorgia Meloni aveva “messo la faccia” è stato bocciato dall’Aula. Una votazione drammatica, che ha registrato un afflusso record di deputati e ministri richiamati d’urgenza subito dopo il Consiglio dei Ministri, ma che si è conclusa con una clamorosa disfatta per la maggioranza.

Il voto segreto ha infatti scatenato la tradizionale caccia ai franchi tiratori: secondo i primi calcoli, all’appello del centrodestra sarebbero mancati almeno trenta voti. La serata è poi degenerata in un clima di fortissima tensione, con le opposizioni che hanno occupato l’Aula per protestare contro alcuni deputati “vannacciani” accusati di aver filmato la propria scheda per evitare ritorsioni dei partiti. Tra l’espulsione di Roberto Giachetti per aver sfidato la presidenza e le durissime polemiche contro Domenico Furgiuele di Futuro Nazionale per aver pronunciato in Aula il nome di Hitler, il ko parlamentare si è trasformato in un vero e proprio scontro politico.

La dura reazione di Rosario Carione: «I parlamentari temono il voto del popolo»

L’esito del voto romano ha sollevato un’immediata ondata di indignazione a livello locale, in particolare nella provincia di Salerno, che proprio in questi giorni si era fatta promotrice di una mozione consiliare per chiedere l’abolizione delle liste bloccate.

A farsi portavoce del malcontento dei territori è Rosario Carione, sindaco di Trentinara e consigliere provinciale tra i primi firmatari della mozione salernitana. Il suo commento politico sull’esito della votazione alla Camera non lascia spazio a mediazioni:

“Il dato politico è semplice. I nostri rappresentanti in parlamento, tutti, non vogliono le preferenze. Preferiscono che a scegliere gli eletti non sia il popolo ma le segreterie dei partiti.”

Carione mette direttamente in correlazione il voto di Montecitorio con la crescente disaffezione dei cittadini verso le urne:

“Poi, ad ogni elezione, analizziamo la disaffezione dalla politica e i numeri dell’astensione al voto. Viva l’Italia, viva la repubblica parlamentare.”

Per il territorio salernitano, che chiedeva a gran voce di restituire ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti, la bocciatura dell’emendamento rappresenta un duro colpo alla democrazia di prossimità e al rapporto diretto tra eletti ed elettori.

Il bivio della maggioranza tra la “palude” e l’opzione Senato

Se dal Cilento e dal Salernitano si solleva la protesta dei sindaci, a Roma la premier tenta di riorganizzare le file dopo il colpo subito. “Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude”, è stato il commento a caldo di Giorgia Meloni, che ha rivendicato il tentativo di scardinare un sistema di liste bloccate che dura ormai da oltre trent’anni. Pur ammettendo le defezioni interne alla sua maggioranza, la premier ha attaccato l’esultanza delle opposizioni, accusate di festeggiare per aver privato i cittadini del diritto di scelta.

La partita, tuttavia, potrebbe non essere del tutto chiusa. Come ricordato dal Presidente del Senato Ignazio La Russa, a Palazzo Madama si aprirà a breve un “secondo tempo” della discussione. Al Senato non è previsto il voto segreto regolamentare su questo tema, il che ridurrà a zero lo spazio di manovra per i franchi tiratori e offrirà la possibilità concreta di modificare chirurgicamente il testo per riproporre il sistema delle preferenze.

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