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Punto Nascita di Sapri a rischio chiusura: mobilitazione per salvare il reparto

Chiusura del Punto Nascita di Sapri al 16 novembre 2026: Italia Domani e AILA chiedono l'intervento del Prefetto per tutelare le madri del Golfo di Policastro.

Di:
Maria Emilia Cobucci
Pubblicato il: 25/10/2026
Aggiornato il: 25/10/2026
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Ospedale di Sapri

Sapri rischia la chiusura definitiva entro il 16 novembre 2026. La misura, legata al rispetto dei parametri amministrativi e ai volumi di attività previsti dalle normative nazionali, rischia di privare l’intero Golfo di Policastro di un presidio sanitario fondamentale per la tutela della maternità e della salute neonatale. Contro questo scenario si mobilitano Italia Domani – Marco Rizzo e la rete associativa AILA ETS APS, pronte a presentare una richiesta ufficiale di incontro al Prefetto di Salerno per chiedere la sospensione del provvedimento e la verifica di deroghe o soluzioni organizzative alternative.

Mobilitazione per il Punto Nascita di Sapri e ricorso al Prefetto

I vertici politici e dell’associazionismo locale hanno annunciato l’avvio di un tavolo istituzionale per bloccare il ridimensionamento della struttura cilentana. La richiesta inviata alla Prefettura punta a verificare i margini di intervento tecnico e amministrativo per mantenere operativo il servizio, analizzando le reali condizioni di sicurezza sanitaria e l’accessibilità delle prestazioni nel territorio.

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I rappresentanti delle organizzazioni promotrici chiedono un confronto trasparente con gli enti regionali e sanitari competenti, sottolineando la gravità della perdita del reparto per l’intera comunità locale.

«Ascolto, confronto e responsabilità istituzionale sono indispensabili, ma devono avere un obiettivo preciso: tutelare la salute delle donne, garantire la sicurezza dei neonati e difendere il diritto del Golfo di Policastro a un’assistenza sanitaria realmente accessibile. Per noi, la prospettiva deve essere chiara: il Punto Nascita dell’Ospedale dell’Immacolata di Sapri deve restare aperto».

A sottoscrivere la posizione congiunta sono Antonio Criscuolo (coordinatore regionale di Italia Domani – Marco Rizzo), Ada Orsatti (Presidente di AILA ETS APS) e Amedeo Auriemma (responsabile del Dipartimento Sanità Pubblica e Privata dell’organizzazione per la provincia di Salerno).

«Non intendiamo limitarci a chiedere spiegazioni su una chiusura annunciata: vogliamo che venga fatto tutto ciò che è legittimamente possibile per evitarla. Siamo disponibili all’ascolto e al confronto con tutte le istituzioni, ma il confronto deve servire a individuare una soluzione che consenta al Punto Nascita di continuare a operare in condizioni di sicurezza. Non può trasformarsi in una semplice presa d’atto di una decisione già assunta».

Le criticità territoriali e le tutele per le fasce fragili

La posizione geografica di Sapri rende il presidio dell’Immacolata un riferimento unico per l’area meridionale della provincia di Salerno. Il reindirizzamento delle partorienti verso altre strutture ospedaliere, come il presidio di Vallo della Lucania, comporta lunghi tempi di percorrenza lungo una rete viaria caratterizzata da cantieri, tratti tortuosi e frequenti rallentamenti della circolazione.

Un aspetto centrale della protesta riguarda il potenziale impatto della chiusura sulle donne affette da disabilità, malattie croniche o gravi fragilità sociali e psicologiche, per le quali un trasferimento prolungato rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo durante il travaglio.

«Come AILA non difendiamo un numero, difendiamo persone. Dietro ogni parto c’è una donna, spesso sola, spaventata, a volte con una disabilità, con una gravidanza difficile, con una storia di fragilità. Io sono madre prima che Presidente, so cosa vuol dire la paura di non arrivare in tempo in ospedale. Dire a una donna del Golfo di Policastro di mettersi in macchina per 80 chilometri per partorire non è sicurezza, è abbandono».

«E penso soprattutto alle donne con disabilità. Per una donna in carrozzina, per una donna non vedente, per una donna con una malattia cronica, per una donna con disturbi d’ansia, dover affrontare un’ora e mezza di curve, di cantieri, di sensi unici alternati e di ambulanza non è un disagio, è un rischio in più, è una paura in più, è una discriminazione in più. Chiudere Sapri significa dire a una donna con disabilità: la tua sicurezza vale di meno perché vivi in periferia. Noi diciamo no».

«La sicurezza non si garantisce chiudendo, ma investendo. Il Golfo di Policastro non chiede privilegi, chiede equità. Chiede che ogni donna, anche la più fragile, possa partorire vicino a casa, in sicurezza, senza che il suo CAP la condanni a essere cittadina di serie B. Per questo la nostra posizione è chiara e non negoziabile: il Punto Nascita dell’Ospedale dell’Immacolata di Sapri deve restare aperto, perché la sicurezza delle madri e dei neonati, di tutte las madri e di tutti i neonati, è un diritto, non un numero».

Aspetti normativi e futuro dell’Ospedale dell’Immacolata

Sebbene la misura trovi riscontro nella pronuncia del TAR e nei parametri della programmazione sanitaria regionale, i promotori dell’iniziativa richiedono di esplorare l’applicazione delle deroghe previste per i territori disagiati o ad alta difficoltà di collegamento. La continuità operativa del reparto è considerata un requisito strategico per preservare la funzionalità complessiva del presidio ospedaliero e prevenire il progressivo depotenziamento degli altri reparti specialistici.

«Non sosteniamo che la distanza, da sola, determini automaticamente il diritto a mantenere aperto un Punto Nascita. Sosteniamo che, quando si decide di privare un territorio di un servizio essenziale, le conseguenze sulla sicurezza e sull’accessibilità delle cure debbano essere valutate fino in fondo. Il Golfo di Policastro ha caratteristiche che non possono essere ignorate».

«La nostra posizione è chiara: il Punto Nascita di Sapri deve restare aperto. Lo affermiamo nel rispetto delle istituzioni, delle competenze degli enti coinvolti e delle decisioni giudiziarie, ma con la determinazione di chi ritiene che la tutela della salute non possa essere affrontata ignorando le esigenze concrete delle comunità periferiche».

«Non chiediamo di derogare alla sicurezza. Chiediamo di costruirla, mettendo a disposizione le risorse necessarie, verificando le soluzioni praticabili e considerando tutti gli elementi che incidono sull’assistenza alle madri e ai neonati. La sicurezza non comincia soltanto dentro una sala parto. Comincia anche dalla possibilità concreta di raggiungere in tempo un luogo in cui ricevere assistenza adeguata. E la dignità di un territorio si misura anche dalla capacità delle istituzioni di garantire servizi essenziali a chi vive lontano dai grandi centri».

«Il Golfo di Policastro non chiede privilegi e non pretende scorciatoie. Chiede attenzione, equità e garanzie. Chiede che la propria realtà territoriale venga valutata con serietà e che nessuna alternativa sia considerata sufficiente senza averne verificato l’effettiva capacità di proteggere le persone. Il nostro impegno comune è difendere il Punto Nascita di Sapri, tutelare le donne e i neonati e impedire che la distanza dai grandi centri si trasformi in una disuguaglianza nell’accesso alle cure. Il confronto con le istituzioni è il mezzo; la tutela del servizio e della salute dei cittadini è l’obiettivo».

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