La chiusura dei punti nascita di Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese continua a rappresentare una ferita aperta per la sanità campana e per i territori coinvolti. Il provvedimento, adottato in seguito alla pressione ministeriale per rispettare il limite minimo di 500 parti annui, è tornato al centro del dibattito politico dopo il rifiuto del Ministero della Salute di autorizzare l’uscita della Campania dal Piano di rientro dal debito sanitario. Questione affrontata anche da De Luca, nella solita diretta del venerdì.
La situazione della sanità campana
Nonostante dodici anni consecutivi di conti in ordine e una valutazione sufficiente nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il parere favorevole del Ministero dell’Economia non è bastato: la bocciatura da parte del Ministero della Salute ha riacceso le tensioni tra il Governo centrale e il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.
Il governatore ha annunciato un ricorso al TAR contro quella che definisce una «discriminazione politica gravissima», attribuendo la responsabilità a Fratelli d’Italia, accusati di aver «messo le mani in modo vergognoso sulla Sanità». De Luca ha inoltre preannunciato una denuncia alla magistratura contabile e penale per «una serie intollerabile di abusi che danneggia la Campania, i cittadini e il bilancio regionale».
Le accuse di De Luca
Nel corso della sua consueta diretta social, De Luca ha puntato il dito contro il presunto ricatto istituzionale che avrebbe costretto la Regione a chiudere i punti nascita in deroga, con la promessa di poter uscire dal Piano di rientro. «Nonostante lo abbiamo fatto, continuano a discriminarci», ha dichiarato, sottolineando il paradosso di una decisione che penalizza i territori più fragili.
La replica del centro – destra
La replica di Fratelli d’Italia è arrivata per voce della deputata campana Imma Vietri, che ha definito le accuse di De Luca «gravi e infondate», interpretandole come il segnale di un «nervosismo da fine corsa» e di un tentativo di deviare l’attenzione da presunti accordi politici interni al Partito Democratico. Vietri ha difeso l’operato del Ministero, ribadendo che «i criteri per uscire dal Piano di rientro sono chiari, oggettivi e non si prestano a propaganda o scorciatoie».
La questione dei punti nascita, e in particolare quello di Sapri, diventa così emblema di una più ampia battaglia tra esigenze territoriali, regole nazionali e strategie politiche. In attesa del pronunciamento del TAR, resta aperto il dibattito su come garantire servizi essenziali nei territori periferici senza sacrificare la sostenibilità del sistema sanitario.