L’Oasi Diga Alento, nel cuore del Cilento, si è trasformata per quattro giorni nel centro nevralgico della comunità scientifica nazionale e internazionale. Oltre centocinquanta tra esperti, ricercatori e docenti universitari si sono dati appuntamento per il settimo congresso della Sief, la Società italiana di ecopatologia della fauna. Un appuntamento dal valore storico: per la prima volta l’evento si è svolto nel Mezzogiorno e in Campania, premiando il lavoro compiuto sul territorio dai ricercatori.
L’evento è stato promosso in sinergia con l’Università Federico II di Napoli, il Dipartimento di Medicina veterinaria e produzioni animali dell’Ateneo partenopeo, l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno di Portici e l’Osservatorio faunistico della Regione Campania. Al centro del dibattito, un concetto ormai ineludibile per il futuro del pianeta: il paradigma della One Health, la salute unica che lega a doppio filo il benessere degli ecosistemi, quello della fauna selvatica e la tutela dell’uomo.
Fauna selvatica e One Health: la sfida dell’approccio integrato
Le tematiche affrontate durante i lavori hanno toccato da vicino la gestione di specie chiave come il cinghiale e il lupo, ma anche altre più di nicchia come lo sciacallo dorato. Un quadro articolato che richiede risposte integrate, come sottolineato dal professor Vincenzo Veneziano, docente della facoltà di Medicina veterinaria della Federico II: «C’è stata una grandissima partecipazione e i risultati sono incoraggianti. La fauna selvatica è diventata centrale nell’ambito della One Health. Ci siamo resi conto che non è possibile mantenere in salute la popolazione di animali domestici senza considerare quella dei selvatici».
Sulla stessa linea d’onda Giuseppe Iovino, direttore dell’Istituto zooprofilattico di Napoli, che ha ribadito la necessità di una visione globale: «Il mondo selvatico entra appieno in una sanità universale. Oggi parlare di One Health senza considerare la fauna, che spesso diventa serbatoio di malattie infettive importanti, è completamente sbagliato. Purtroppo esiste ancora un’eccessiva frammentazione tra le professioni che va colmata. Veterinari, ecopatologi ed epidemiologi devono collaborare per prevenire le patologie che possono derivare dall’ambiente naturale».
Prevenzione, malattie infettive e il ruolo dei giovani ricercatori
L’importanza della prevenzione e dell’approccio multidisciplinare è stata richiamata anche dal professor Alessandro Fioretti, docente di Malattie infettive degli animali alla Federico II: «Il nostro lavoro di attenzione alla fauna e alla salute pubblica è stato premiato dalla Sief con la scelta della Campania. A questo convegno hanno partecipato tantissimi giovani e neolaureati che hanno compreso il valore fondamentale del lavoro di équipe».
Virus e batteri, è stato evidenziato nel corso dei lavori, non compaiono all’improvviso, ma evolvono all’interno delle popolazioni selvatiche. Studiare queste mutazioni è essenziale per anticipare i rischi di adattamento all’uomo, specialmente in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici che alterano gli equilibri ecologici. Sul fronte della prevenzione sanitaria sul campo, Gaetano Ferrari, direttore dell’UOC di Sanità animale dell’Asl Salerno, ha ricordato le azioni messe in atto per fermare i contagi tra fauna e allevamenti domestici, risultati che hanno consentito alla Campania di superare l’emergenza della peste suina a differenza di altre regioni italiane.
Risultati e strategie future: il modello cilentano per il territorio
A coronamento della quattro giorni si è tenuta una tavola rotonda con la partecipazione dell’assessore regionale all’Ambiente, Maria Carmela Serluca, che ha espresso il proprio orgoglio per la scelta del Cilento come sede del congresso. «Abbiamo bisogno del supporto della comunità scientifica per orientare le scelte strategiche del governo regionale», ha sottolineato l’assessore, richiamando l’attenzione sui riflessi che la gestione faunistica ha su un comparto strategico come l’agricoltura.
Il nodo delle criticità legate alla fauna selvatica resta prioritario. La Regione ha già avviato un tavolo permanente di confronto con enti locali e associazioni venatorie per definire interventi strutturali. Dal Cilento parte così un modello di collaborazione tra ricerca, istituzioni e territorio destinato a fare scuola.
