A distanza di sei anni dall’apertura dei cantieri per la difesa della costa, il litorale di Ascea si trova al centro di un duro scontro istituzionale e ambientale. L’associazione Codici ha tracciato un bilancio fortemente negativo sulle opere realizzate per la mitigazione del rischio erosione, parlando apertamente di un intervento fallimentare che avrebbe alterato in modo irreversibile l’equilibrio naturale delle spiagge cilentane.
Il blocco del ripascimento naturale
Il progetto, finanziato originariamente nel 2003 tramite un accordo di programma tra Regione Campania, Provincia, Autorità di Bacino Sinistra Sele e i comuni costieri, ha visto l’avvio effettivo dei lavori solo nel 2020 a causa di ritardi burocratici. Secondo l’analisi comparativa dei rilievi fotografici condotta dall’associazione, il pennello alla foce e la barriera soffolta al largo hanno compromesso la dinamica sedimentaria che storicamente garantiva la stabilità dell’arenile.
Il meccanismo naturale basato sull’alternanza tra le mareggiate di libeccio e l’azione dei venti di ponente è stato interrotto. Come spiegato da Massimo Carleo, Segretario Provinciale di Codici Salerno: «La realizzazione del pennello alla foce e della barriera soffolta al largo ha spezzato irrimediabilmente questo ciclo naturale».
Il problema principale risiede nel funzionamento della barriera marina, che trattiene la sabbia al largo impedendone il ritorno a riva. Sulla base dei dati raccolti nell’ultima stagione estiva, la perdita di sabbia in alcuni punti ha toccato quasi tre metri di spessore, creando un dislivello marcato tra la spiaggia e il lungomare. L’associazione evidenzia che sarebbero state necessarie soluzioni differenti, come un sistema di pennelli in grado di attutire le mareggiate favorendo al contempo il ripascimento con i venti di ponente.
Le iniziative legali e la richiesta di un tavolo tecnico
Di fronte alle ripercussioni negative sul paesaggio e sul comparto turistico locale, Codici ha intrapreso due azioni concrete. La prima riguarda il deposito di un esposto formale presso la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, finalizzato a chiarire eventuali responsabilità tecniche ed erariali, a verificare gli studi sulle correnti marine e a valutare la correttezza delle scelte ingegneristiche. La seconda consiste nella richiesta ufficiale di apertura di un tavolo tecnico intercomunale e regionale, indirizzata alla Regione Campania, al Comune di Ascea, ai comuni dell’Alento e alla Capitaneria di Porto. L’obiettivo è avviare un confronto urgente per individuare soluzioni correttive efficaci.
«Vogliamo capire cosa sia stato fatto e cosa si stia valutando di fare», conclude il Segretario Provinciale dell’associazione, lanciando un appello alla mobilitazione rivolto a cittadini, operatori turistici e amministrazioni locali per tutelare il patrimonio naturale del territorio.
