Il Comune di Capaccio Paestum ha confermato la propria ferma opposizione alla realizzazione dell’impianto di biometano in località Tempa di Lepre. L’amministrazione comunale, all’epoca ancora in carica, ha dichiarato l’inammissibilità e formalizzato il diniego della procedura abilitativa semplificata (PAS) presentata dalla società Bioenergy Capaccio S.r.l. La struttura, progettata per il trattamento dei reflui zootecnici e la contestuale produzione di biometano, si scontra nuovamente con i vincoli normativi posti a tutela della destinazione d’uso del territorio locale.
Le ragioni del diniego e il rispetto delle norme urbanistiche
Al centro del provvedimento di diniego risiede la non conformità dell’opera con la pianificazione territoriale vigente e, nello specifico, con le disposizioni del regolamento urbanistico edilizio comunale (RUEC). La qualifica di impianto agricolo non costituisce, secondo l’ente locale, un elemento sufficiente a garantire l’automatica compatibilità urbanistica della struttura con un’area a destinazione agricola. La normativa stabilisce criteri precisi circa la localizzazione, la tipologia e i limiti delle opere ammissibili sul territorio, al fine di tutelarne l’integrità.
La posizione di CittadinanzAttiva e le dichiarazioni ufficiali
La decisione del Comune segna la seconda battuta d’arresto per il progetto promosso da Bioenergy Capaccio S.r.l. Un passaggio valutato positivamente dalle associazioni territoriali, che tuttavia mantengono alta l’attenzione sul futuro della vicenda.
A sottolineare il valore del provvedimento è Ernesto Franco, rappresentante dell’associazione CittadinanzAttiva Capaccio Paestum, che ha espresso chiaramente la linea del comitato:
“Un’altra volta NO. Con il provvedimento del 8 luglio 2026, il Comune di Capaccio Paestum ha adottato la Declaratoria di Inammissibilità e Diniego della PAS presentata da Bioenergy Capaccio S.r.l. per l’impianto agricolo destinato al trattamento di reflui zootecnici e alla produzione di biometano in località Tempa di Lepre. E c’è un punto che vogliamo ribadire con forza: il progetto non è conforme alle regole urbanistiche e alle disposizioni del RUEC. Non basta chiamarlo ‘impianto agricolo’ per farlo diventare automaticamente compatibile con un’area agricola. Le norme urbanistiche esistono proprio per stabilire cosa si può fare, dove si può fare e a quali condizioni. Questa è la seconda volta che il progetto viene fermato”.
Franco ha poi rimarcato l’impegno costante dell’associazione a difesa del territorio:
“Attenzione però: la partita non è ancora definitivamente chiusa. È infatti ancora pendente il ricorso del Comune di Capaccio Paestum davanti al Consiglio di Stato, dopo la precedente pronuncia del TAR favorevole alla società. Per questo continueremo a vigilare. Cittadinanza Attiva Capaccio Paestum non abbassa la guardia. E, visto che ormai siamo diventati quasi un punto di riferimento per la progettazione… Per il prossimo progetto, se proprio volete, chiamateci prima. Vi spieghiamo noi dove non si può costruire e come. Il territorio non è un foglio bianco. Le regole valgono per tutti”.
Lo scenario giudiziario atteso al Consiglio di Stato
Nonostante il recente stop amministrativo imposto dall’ente locale, l’iter legato alla realizzazione dell’impianto rimane aperto sul piano legale. Si attende infatti l’esito del ricorso promosso dal Comune di Capaccio Paestum dinanzi al Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi a seguito della sentenza del Tribunale amministrativo regionale (TAR) che aveva espresso parere favorevole alle istanze della società proponente. L’esito del giudizio di secondo grado rappresenterà lo snodo decisivo per definire l’assetto tutelare e urbanistico della località Tempa di Lepre.
