La circolazione stradale e autostradale in Campania si avvia gradualmente verso la normalizzazione dopo le giornate di mobilitazione promosse da autotrasportatori e agricoltori per protestare contro l’aumento dei prezzi del carburante. Nel corso della notte sono stati smantellati i presidi attivi lungo la rete viaria e in prossimità degli svincoli chiave del Casertano e del Salernitano, così come è stato sciolto il punto di raccolta che occupava lo snodo di Napoli.
Nonostante lo sblocco della viabilità, sul territorio regionale persistono diverse criticità operative: molti impianti di rifornimento carburante risultano ancora privi di scorte, generando lunghe file presso le stazioni aperte, mentre la catena di approvvigionamento della grande distribuzione organizzata ha ripreso le attività a ritmo ridotto per ripianare le carenze sugli scaffali nei supermercati.
Le ripercussioni nei piccoli comuni e nelle zone interne
Lo stop ai blocchi stradali non risolve tuttavia i problemi strutturali legati all’aumento generale dei costi della vita, la cui incidenza risulta particolarmente accentuata nei contesti territoriali più isolati. Le associazioni degli enti locali sottolineano come il ripristino del traffico non cancelli le difficoltà quotidiane vissute dai residenti delle comunità montane e dei borghi periferici, contesti già segnati dal progressivo spopolamento e dalla riduzione dei servizi di base.
Sulle prospettive a lungo termine per queste realtà è intervenuto il Presidente di UNCEM Campania e Vicepresidente nazionale, Enzo Luciano:
“Dunque tutto torna alla normalità? Vie da chiedersi cosa cambia ora per le migliaia di persone che con grandi sacrifici continuano a vivere nelle piccole realtà delle aree interne, combattendo ogni giorno con lo spopolamento, la chiusura dei negozi di vicinato, la mancanza di servizi essenziali ed ora, in verità da sei mesi a questa parte, anche con un costo della vita insopportabile? Non soffrono soltanto i camionisti, l’autotrasporto, l’agricoltura e la pesca. Il caro vita pesa sulle famiglie, sugli anziani. Sui fragili. Sui giovani. Non è un caso forse la partecipazione di famiglie e di studenti alle mobilitazioni contro il carovita. Al supermercato, a fare i conti con i prezzi dei prodotti sugli scaffali, ci vanno le famiglie. Come UNCEM siamo accanto ad agricoltori, commercianti, lavoratori e famiglie. Siamo al fianco dei giovani nel far sentire la voce di chi è esasperato da questa situazione. E’ questo che deve capire il Governo. Chi protesta è la gente che con grosse difficoltà continua a resistere. Ci vogliono risposte chiare e concrete; ci vogliono prospettive per il domani dei nostri ragazzi che abitano i piccoli borghi delle aree interne e disagiate. Ci aspettiamo risposte concrete dal Governo”.
L’impatto economico sul tessuto produttivo di Salerno e della regione
L’interruzione temporanea della catena distributiva e l’incremento costante delle quotazioni energetiche minacciano di destabilizzare il quadro socio-economico dell’area salernitana e dell’intero territorio campano. L’erosione del potere d’acquisto dei lavoratori industriali e delle famiglie rappresenta uno dei punti critici evidenziati dalle rappresentanze sindacali del settore manifatturiero e metallurgico.
Sulla tenuta sociale dell’area è espresso il punto di vista di Gigi Vicinanza, componente della segreteria nazionale della Cisal Metalmeccanici:
«La situazione è diventata insostenibile. Stiamo attraversando un periodo estremamente difficile, nel quale tante famiglie faticano ad arrivare a fine mese e i lavoratori vedono ridursi sempre più il proprio potere d’acquisto. È un momento complesso della nostra storia, che richiede responsabilità, solidarietà e soprattutto risposte concrete. Non possiamo lasciare soli i cittadini davanti a difficoltà così profonde. Servono interventi veri, non soltanto annunci. Chiediamo al Governo e alla Regione Campania misure efficaci per contenere il costo della vita, sostenere i redditi e tutelare l’occupazione. La crisi non può essere affrontata chiedendo ulteriori sacrifici sempre alle stesse persone. È necessario mettere al centro le famiglie, i lavoratori e le fasce più fragili della popolazione».
