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Ospedale di Eboli, denervazione renale: intervento record su un 35enne nigeriano

La denervazione renale: un trattamento termico innovativo per l'ipertensione eseguito con successo all'ospedale di Eboli.

Di: Comunicato Stampa
Pubblicato il: 05/05/2024
Aggiornato il: 05/05/2024
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Ospedale di Eboli

La “denervazione renale” consiste nel trattamento termico (in altre parole si “bruciano” le terminazioni nervose “simpatiche” che sostengono l’ipertensione) prodotto da una “sonda” che entra nell’inguine ed arriva alle arterie renali e “scarica” ultrasuoni o radiofrequenze, si potrebbe definire una sorta di “termoablazione”.

Un intervento record eseguito dall’unità di cardiologia di Eboli

L’intervento portato a termine con successo nella Unità Complessa di Cardiologia dell’ospedale di Eboli, diretta dal dottor Angelo Catalano, che si è confrontato con colleghi italiani e stranieri sulla “particolarità del caso”, è stato eseguito dai cardiologi interventisti Emanuele De Vita e Giuseppe  Bottiglieri.

Intervento su un paziente iperteso

Considerando le condizioni del paziente, una particolare cautela è stata osservata nel trattamento di anestesia da parte della equipe del dr. Fernando Chiumiento, che dirige l ‘Unità Operativa di Anestesiologia e  Rianimazione dell’ Ospedale ebolitano.

Il giovane sottoposto ad intervento, ha 35 anni ed è di origine nigeriana. Affetto da LES (Lupus Eritematoso Sistemico), ora ha valori pressori “controllati” e – per la sua primaria patologia – continua a sottoporsi a dialisi seguito dalla dottoressa Annalisa Gonnella presso la U.O. Complessa di Nefrologia dell’ Ospedale di Eboli diretta dal dott. Giuseppe Gigliotti.

Il paziente iperteso trattato vive e lavora da decenni nel territorio ebolitano, dove le persone extracomunitarie ufficialmente censite sono oltre 4mila ed altrettanti sono quelli “stimati” ma non censiti.

La buona sanità

Considerando la vastità del comprensorio che gravita sull’ Ospedale di Eboli (con altre migliaia di “non italiani” nei comuni limitrofi) ben si comprende come le varie Unità Operative specialistiche in esso operanti vadano acquisendo sempre più una “competenza clinica” transnazionale, garantendo assistenza sanitaria e cure di alto livello a tutti così come detta l’Art 32 della nostra Costituzione e come recepito dalla legge 833 del 1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale.

Caso rarissimo a livello internazionale

La procedura praticata sul paziente (con pochissime analoghe esperienze riportate nella letteratura scientifica internazionale) costituisce un precedente molto significativo per altri ed eventuali casi che potrebbero giungere all’ attenzione degli specialisti dell’Ospedale di Eboli, e ciò proprio in considerazione della vasta composizione multietnica della popolazione residente nella Piana e Valle del Sele.

Ecco cosa dice la scienza

Con il sequenziamento del genoma umano, all’inizio di questo millennio, abbiamo capito che il patrimonio genetico (20-25 mila geni) è “unico” e non muta a seconda del colore della pelle: esiste una sola “razza umana”. Restano, com’è evidente, condizioni e modalità di vita diverse che unite ad abitudini alimentari proprie di ogni popolazione determinano, ad esempio, un metabolismo del sale da cucina non uguale per tutti e questa “diversa assimilazione del sale” potrebbe spiegare la maggiore o minore frequenza di alcune forme di ipertensione in soggetti di origine africana: gli studi sono stati avviati ed ancora sono in corso sui cittadini afroamericani in alcuni prestigiosi Centri di Ricerca ed  Università degli  Stati Uniti.

Sta di fatto che per problematiche legate ad alcuni recettori del sistema renina/angiotensina in alcuni pazienti ipertesi di origine africana i farmaci per curare l’ipertensione severa hanno scarsa efficacia con notevole aumento della possibilità di infarti ed ictus e ciò indipendentemente dall’età.

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