Patenti facili nel Cilento: 11 a processo

A processo medici, procacciatori d'affari, titolari di agenzie automobilistiche

Patenti facili nel Cilento, dovranno affrontare il processo gli undici indagati nell’ambito dell’inchiesta avviata oltre un anno fa dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Nell’udienza preliminare che si è svolta lunedì sono stati rinviati tutti a giudizio per falso mentre c’è il non luogo a procedere per l’accusa di corruzione. Si tratta di professionisti e titolari di agenzie automobilistiche del Cilento accusati a vario titolo di corruzione e di falso. Per loro il processo inizierà il 25 maggio con la prima udienza che si terrà presso il Tribunale di Vallo dinanzi al giudice Veronica Vertetti.

Nella stessa udienza con rito abbreviato è arrivata la sentenza per il colonnello medico dell’Esercito Giuseppe Bortone, che è stato assolto dall’accusa di corruzione, condannato invece a due anni e nove mesi per falso (leggi qui).

Patenti facili: l’indagine

L’indagine risale al mese di maggio dello scorso anno. Gli arresti scattarono tra Agropoli, Vallo della Lucania, Pollica, Torchiara, Trentinara, Capaccio Paestum, Giungano e Laureana Cilento.

L’accusa parla di un accordo illegale fra medici certificatori per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e titolari di agenzie automobilistiche cilentane, finalizzato alla realizzazione di pratiche automobilistiche come il rilascio e il rinnovo delle patenti di guida, o in alcuni casi del porto d’armi, attraverso certificazione medica attestante l’idoneità psicofisica degli interessati, rilasciata senza alcuna visita.

La vicenda era tutta legata ad alcune agenzie automobilistiche cilentane che garantivano patenti e porto d’armi ai richiedenti con la compiacenza di alcuni medici che compilavano i certificati senza preventiva visita medica e dietro pagamento di un compenso variabile tra i 90 e i 100 euro.

L’organizzazione era venuta fuori durante un’intercettazione telefonica che la Procura di Vallo avrebbe avviato per indagare su un presunto caso di stupro e che avrebbe portato a galla anche il giro di falsi certificati.

Fra gli imputati: medici, procacciatori d’affari, titolari di agenzie automobilistiche e loro dipendenti, tutti conniventi nella mercificazione dei certificati medici necessari per perfezionare l’iter delle pratiche di rilascio/rinnovo delle patenti di guida e in alcuni casi anche di porto d’armi.

Il sistema prevedeva la cessione del corrispettivo al fine di ottenere la certificazione medica attestante l’idoneità psicofisica degli interessati. Rivolgendosi direttamente all’agenzia, era possibile presentare la documentazione necessaria, omettendo di essere sottoposti alla prescritta visita medica, il cui certificato, falsamente attestato, veniva rilasciato da medici conniventi, certificatori per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.