Capaccio, Roberto D’Angelo domani risponderà ai magistrati

L'imprenditore è finito ai domiciliari per istigazione alla corruzione e turbativa d'asta

CAPACCIO PAESTUM. Proseguono le indagini su Roberto D’Angelo, l’imprenditore di Roccadaspide finito ai domiciliari per istigazione alla corruzione e turbativa d’asta (leggi qui). Stando alle indagini l’uomo risulterebbe un personaggio «molto attivo nella vita politica», un vero e proprio «stratega» della politica capaccese. Fu un sostenitore dell’allora sindaco Franco Palumbo ma la gara relativa ai lavori di via Magna Graecia segnò «uno spartiacque nei rapporti tra l’imprenditore ed il primo cittadino: i rapporti iniziarono ad entrare in fibrillazione con la sostituzione (da parte del sindaco) del Rup della gara fino a concludersi con la sfiducia (ad opera di un gruppo di consiglieri vicini a D’Angelo) dello stesso sindaco che decretò la caduta dell’amministrazione Palumbo».

Lo spiega il gip Guerra nella misura cautelare che i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Salerno hanno notificato al 56enne imprenditore di Roccadaspide. Quest’ultimo è difeso dall’avvocato Cecchino Cacciatore e sarà interrogato martedì.

I rapporti tra Roberto D’Angelo e l’Ente pubblico

A dimostrazione di come l’imprenditore e si sentisse a casa negli uffici comunali, ci sarebbero le dichiarazioni del nuovo Rup «costretto ad allontanare D’Angelo, scoperto ad acquisire atti senza essere autorizzato», pare «grazie alla compiacenza di alcuni impiegati comunali, evidentemente abituati a favorirlo».

E lo stesso Roberto D’Angelo, nell’interfacciarsi con il gruppo di lavoro incaricato della progettazione degli interventi in via Magna Graecia, affermava che i fondi regionali sarebbero arrivati solo grazie alle sue conoscenze in ambito regionale.

I contrasti con il sindaco Palumbo

Proprio per ottenere quei lavori, stando alle accuse, sarebbero stati offerti soldi e, di fronte alla resistenza del compianto Franco Palumbo, Roberto D’Angelo avrebbe proposto 50mila per far cadere il sindaco e 150mila per l’aggiudicazione dell’appalto.

Cifre che furono scritte su un foglietto consegnato ad un consigliere comunale per convincerlo ad appoggiare i «dissidenti» («se le cose vanno bene per tutti, andranno bene anche per te», avrebbe detto al consigliere facendogli intendere come Palumbo, nonostante l’avesse aiutato ad essere eletto sindaco, non gli era stato riconoscente). E, infatti, Palumbo (poi deceduto per malattia) denunciò pubblicamente di «aver combattuto chi pensava agli interessi personali pagando, per questo, con la sfiducia» e quando il consigliere comunale gli raccontò dell’incontro, l’allora sindaco definì D’Angelo un «delinquente», rendendo dichiarazioni anche all’autorità giudiziaria.

Allo stesso modo, l’imprenditore tentò di offrire 50mila euro ad un dirigente comunale, per partecipare al bando di gara per la valorizzazione del Villaggio Hera Argiva.

Il bando doveva essere pubblicato durante le festività natalizie: col Comune chiuso, non avrebbe destato troppa attenzione. E l’indagato, per il gip, manifesta ancora spregiudicatezza nel voler perseguire i propri interessi essendo in grado di intrattenere rapporti anche con l’attuale amministrazione comunale. Sarebbe infatti stato un sostenitore dell’attuale sindaco Franco Alfieri.

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Redazione Infocilento

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