Rapporto Zoomafia: calo di reati contro animali nel Cilento

In totale nel 2020 sono sopravvenuti 3 procedimenti con 5 indagati. Rispetto al 2019, si è registrata una diminuzione del -93% dei procedimenti

Anche quest’anno i crimini a danno degli animali sono stati passati al setaccio dagli analisti dell’Osservatorio Zoomafia LAV, con la 22ª edizione del Rapporto Zoomafia. Traffico di fauna selvatica, corse clandestine di cavalli, tratta di cuccioli, combattimenti tra cani, pesca di frodo, bracconaggio: sono alcuni dei crimini contro gli animali rilevati in Campania che emergono dal Rapporto 2021, redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV, che analizza lo sfruttamento criminale di animali avvenuto nel 2020.  Anche l’edizione 2021 del Rapporto Zoomafia, così come quella precedente, ha avuto il patrocinio della Fondazione Antonino Caponnetto.  

I dati delle Procure  

L’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV ha chiesto alle Procure Ordinarie, e a quelle presso i Tribunali per i Minorenni, dati relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2020, sia noti che a carico di ignoti, e al numero di indagati per reati a danno di animali. Per la Campania, le risposte sono arrivate da 9 Procure Ordinarie su 10 (non ha risposto la Procura di Avellino) e da tutte e due le Procure Minorili, quella di Napoli e quella di Salerno.  

Da anni raccogliamo i dati relativi ai crimini contro gli animali dalle Procure italiane al fine di avere una visione affidabile, ancorché non esaustiva, dei vari reati consumati nel nostro Paese – dichiara Ciro Troiano-. Il quadro che proponiamo per la Campania si basa sui dati ottenuti da un campione pari al 90% di tutte le Procure campane. Un dato molto più che significativo, e statisticamente rappresentativo”.  

PROCURE ORDINARIE ANNO 2020 CAMPANIA 

Mancano i dati relativi a Avellino. Per quanto riguarda le Procure ordinarie, questa è la situazione fotografata:  

Benevento: in totale nel 2020 sono sopravvenuti 101 procedimenti con 29 indagati. Rispetto al 2019, si è registrata una diminuzione di quasi il -23% dei procedimenti, passati da 131 a 101, e una diminuzione del -60% degli indagati, che sono passati da 73 a 29.  

Napoli Nord: in totale nel 2020 sono sopravvenuti 63 procedimenti con 44 indagati. Rispetto al 2019, si è registrata una diminuzione del -7% dei procedimenti, passati da 68 a 63, e un aumento del +13% degli indagati, che sono passati da 39 a 44.  

Napoli: in totale nel 2020 sono sopravvenuti 117 procedimenti con 86 indagati. Rispetto al 2019, si è registrata una diminuzione quasi del -29% dei procedimenti, passati da 164 a 117, e una diminuzione del -9% degli indagati, che sono passati da 94 a 86.  

Nocera Inferiore (SA): in totale nel 2020 sono sopravvenuti 42 procedimenti con 13 indagati. Rispetto al 2019, si è registrato un aumento del +5% dei procedimenti, passati da 40 a 42, e una diminuzione quasi del -54% degli indagati, che sono passati da 28 a 13.  

Nola (NA): in totale nel 2020 sono sopravvenuti 79 procedimenti con 67 indagati. Rispetto al 2019, si è registrato un aumento del +72% dei procedimenti, passati da 46 a 79, e un aumento del +148% degli indagati che sono passati da 27 a 67.  

Salerno: in totale nel 2020 sono sopravvenuti 129 procedimenti con 58 indagati. Rispetto al 2019, si è registrato un aumento del +24% dei procedimenti, passati da 104 a 129, e una diminuzione del -17% degli indagati, passati da 70 a 58.  

Santa Maria Capua Vetere (CE): in totale nel 2020 sono sopravvenuti 137 procedimenti con 81 indagati. Rispetto al 2019, si è registrato un aumento del +4% dei procedimenti, passati da 132 a 137, e una diminuzione del -10% degli indagati, che sono passati da 90 a 81.  

Torre Annunziata (NA): in totale nel 2020 sono sopravvenuti 101 procedimenti con 43 indagati. Rispetto al 2019, si è registrato un aumento del +49% dei procedimenti, passati da 68 a 101, e un aumento del +13% degli indagati, passati da 38 a 43.  

Vallo della Lucania (SA): in totale nel 2020 sono sopravvenuti 3 procedimenti con 5 indagati. Rispetto al 2019, si è registrata una diminuzione del -93% dei procedimenti, passati da 42 a 3, e una flessione del -44% degli indagati, che sono passati da 9 a 5.  

Nel 2020, nell’ambito territoriale delle 9 Procure campane che hanno risposto, rispetto al 2019, c’è stata una diminuzione del -3% dei procedimenti penali per reati a danno di animali, e una diminuzione del -9% del numero degli indagati.  

La diminuzione delle denunce è in linea con il calo del -3% registrato a livello nazionale. Questa flessione riteniamo che in realtà non corrisponda ad una effettiva diminuzione dei crimini contro gli animali, ma che indichi solo una diminuzione delle denunce e dei fatti accertati – sottolinea Troiano. – In periodo di emergenza le attività di polizia sono state indirizzate, ovviamente, verso altre emergenze. Se da un lato le condizioni imposte dall’emergenza hanno portato di fatto alla quasi impossibilità dell’accertamento di questi reati, dall’altro questo non vuol dire che tali reati non siano stati consumati, se si considera che circa il 30% dei casi accertati vengono perpetrati in un contesto domestico, familiare o di custodia, ambiti in cui i controlli – di per sé già difficili – hanno risentito notevolmente degli effetti della chiusura”. 

Proiettando la media dei dati pervenuti su scala regionale, si può stabilire che, nel 2020, nella regione sono stati registrati 843 fascicoli (circa il 9,11% di quelli nazionali), con un’incidenza pari a 14,38 procedimenti per 100000 abitanti; e 477 indagati (circa il 9,02% di quelli nazionali), con un tasso di 8,10 indagati ogni 100.000 abitanti. 

Per quanto riguarda la Giustizia minorile, nel 2020, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli sono stati registrati 3 procedimenti con 4 indagati sia per uccisione di animali, sia per maltrattamento di animali. Alla Procura Minorile di Salerno, invece, non sono stati registrati reati di nostro interesse. 

Nel corso del 2020 l’attività operativa svolta in Campania dai Carabinieri Forestali, Comandi Carabinieri per la Tutela Forestale, Biodiversità e Parchi, nell’ambito della Tutela della Fauna (randagismo, norme contro il maltrattamento di animali, caccia e fauna, pesca, trasporto di animali, CITES), ha portato, per quanto attiene agli illeciti penali, all’accertamento di 324 reati, alla denuncia di 180 persone, all’esecuzione di 226 sequestri penali e di 11 arresti o fermi. Per violazioni amministrative, invece, sono state accertati 415 illeciti per un totale di 236.823,49 euro di sanzioni comminate, ed eseguiti 12 sequestri amministrativi. 

Combattimenti tra animali  

Nel corso del 2020 non sono state registrate inchieste particolarmente significative, infatti non è stata registrata neanche una denuncia per il reato di organizzazione di combattimenti tra animali, previsto dall’art. 544 quinquies del Codice penale. Tuttavia, altri indici, come segnalazioni, ritrovamenti di cani feriti o morti, indicano che il fenomeno mantiene intatta la sua pericolosità. Nel Napoletano e nel Casertano la cronaca giudiziaria registra casi di sequestri di pit bull tenuti in esasperate condizioni di cattività in allevamenti abusivi e in alcuni casi, con vistose ferite da combattimento.  

Corse clandestine di cavalli e illegalità negli ippodromi   

Le corse clandestine e le illegalità nell’ippica, come esiti investigativi attestano, vedono coinvolti clan campani, tra cui i Marotta. Su YouTube tantissimi video di corse clandestine di cavalli, girati dagli organizzatori, svolte in Campania, con tanto di colonna sonora di cantanti neomelodici.   

Sono state sequestrate strutture abusive e malsane dove venivano custoditi cavalli da corsa.  

Nel 2020, secondo i dati ufficiali relativi all’elenco dei cavalli risultati positivi al controllo antidoping, ai sensi del regolamento delle sostanze proibite, 10 cavalli che correvano in gare ufficiali in Campania sono risultati positivi a qualche sostanza vietata. Gare svolte negli ippodromi di Aversa (4 cavalli) Napoli (4 cavalli) e Pontecagnano Faiano (2 cavalli). Acido Tranexamico, Betametasone, Diossido di Carbonio (TCO2), Caffeina, Clorpromazina 7-Idrossiclorpromazina, Desametasone, Testosterone, Tramadol, O-Desmetil-Tramadolo: queste alcune delle sostanze trovate nei cavalli da corsa in Campania.   

Il 26 dicembre 2020, i Carabinieri del Nas di Napoli, insieme a quelli del comando provinciale, hanno eseguito un’ordinanza cautelare di obbligo di presentazione alla p.g. nei confronti di quattro persone indagate a vario titolo per peculato, ricettazione, maltrattamento di animali, spaccio di sostanze stupefacenti, falso e truffa aggravata. I destinatari del provvedimento cautelare sono stati accusati di aver procurato illecitamente farmaci ad azione dopante di provenienza ospedaliera o ambulatoriale da utilizzare, insieme a sostanze stupefacenti, tra cui la cocaina, in competizioni agonistiche di cavalli in gare ufficiali presso vari ippodromi nazionali, al fine di migliorarne le prestazioni.  

Corse clandestine, combattimenti e illegalità nell’ippica alimentano il più vasto settore delle scommesse clandestine, da sempre attenzionato dalla criminalità organizzata campana.   

Il traffico di cuccioli   

Il traffico di cuccioli dall’Est, come diverse inchieste hanno dimostrato, interessa fortemente la Campania. Nel corso di varie indagini sono state individuate vere e proprie centrali di importazione e di smistamento di cani. Si tratta di strutture e personaggi nevralgici per il traffico con collegamenti nazionali ed esteri. Migliaia i cani che vengono trafficati ogni anno.   

Il contrabbando di fauna e il bracconaggio  

Il bracconaggio e il traffico di fauna selvatica si manifestano, soprattutto, in alcune zone in provincia di Napoli e Caserta, come attività sistematica e organizzata, perpetrata da gruppi che fanno uso di armi clandestine, di mezzi vietati, e che abbattono specie protette anche in periodo non consentito. Tra le zone più a rischio bracconaggio si contano le isole, la Terra dei Mazzoni, il Litorale Domitio, la Penisola Sorrentina, il Cilento, la Piana del Sele.  

Il traffico di fauna selvatica, rubata in natura con reti e trappole, alimenta un florido business che coinvolge anche altre regioni. La cattura di fringillidi, soprattutto cardellini, ad opera di vere e proprie associazioni per delinquere, coinvolge migliaia di animali l’anno che vengono venduti in mercati clandestini o tramite canali paralleli a quelli legali.  

Importante ai fini della prevenzione e repressione dei reati a danno degli animali risulta particolarmente importante l’attività delle Guardie Volontarie che, lungi dall’essere valorizzata, spesso viene ostacolata da pastoie burocratiche e lacci amministrativi che ne limitano l’operato – afferma Troiano”. Eppure, i risultati sono importanti, basti pensare, ad esempio, che nel corso del 2020, solo l’operato delle Guardie Venatorie e Zoofile della LIPU di Napoli ha portato alla contestazione di 55 sanzioni amministrative per violazione alla normativa sulla tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria e di 5 sanzioni amministrative per omessa iscrizione di cane all’anagrafe canina. Sono stati svolti 184 controlli che hanno consentito di denunciare 36 persone per reati relativi all’attività venatoria, alla tutela della fauna selvatica e al maltrattamento di animali. 

“Cupola del bestiame”  

In ambito zootecnico nel corso degli anni sono stati scoperti mattatoi abusivi, allevamenti abusivi, animali allevati senza documentazione, bovini non iscritti all’anagrafe e sprovvisti di marche auricolari, Sono stati accertati casi di macellazione clandestina, sia di natura commerciale che domestica.  

La DIA, nelle sue relazioni semestrali, riporta molti casi di infiltrazioni della criminalità organizzata campana nella zootecnia: “Anche gli Zagaria mantengono uno spiccato interesse verso la filiera dell’agroalimentare soprattutto nei settori della produzione del latte e dell’allevamento. Ne è conferma l’indagine conclusa il 15 gennaio 2020 dalla Polizia di Stato che ha fatto emergere, ancora una volta, il controllo da parte del clan della vendita del latte in regime monopolistico” (…) Il 13 maggio 2020 la Guardia di finanza ha eseguito il sequestro preventivo di un’azienda con sede a Grazzanise del valore stimato di circa 2 milioni di euro, operante nel settore dell’allevamento di bufale e della produzione del latte e ritenuta nella diretta disponibilità di due fratelli del capoclan e da loro utilizzata per favorirne gli interessi economici” (Relazione del Ministero dell’Interno al Parlamento sull’ attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, gennaio – giugno 2020). 

Nel 2020 sono state svolte diverse operazioni in materia di tutela ambientale relativi agli sversamenti di reflui e alla gestione di rifiuti di allevamenti, che hanno portato al sequestro di aziende e a denunce penali dei titolari. 

“Malandrinaggio” di mare  

Raccolta di datteri e ricci di mare destinati al mercato clandestino di ristoratori compiacenti, pesca illegale di tonno rosso e pesce spada, impianti di mitilicoltura abusivi, sono solo gli aspetti più noti dell’illegalità nel settore della pesca in Campania. Per la raccolta di datteri di mare, vi sono bande specializzate, attive in determinate aree, che alimentano un giro d’affari milionario. Alcuni di questi “banditi del mare”, con precedenti specifici e più volte sono stati denunciati, sono stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere, per inquinamento ambientale, per danneggiamento aggravato.  

Significativa l’attività della Guardia Costiera: “Nel corso del 2020 nell’ambito della Direzione Marittima della Campania sono emersi illeciti concernenti la mancata tracciabilità o la parziale difformità sulle informazioni minime obbligatorie da rendere al consumatore dei prodotti ittici posti in vendita, illeciti inerenti la vendita abusiva specialmente di molluschi bivalvi come telline, vongole e cozze (in particolar modo nel versante domitio –casertano) nonché illeciti correlati alla pesca di frodo del dattero di mare e a prodotti ittici surgelati scaduti e/o in cattivo stato di conservazione. (…) La mancata osservanza delle norme sulla tracciabilità del prodotto ittico è risultata l’infrazione maggiormente contestata, in special modo nell’ambito di controlli presso le pescherie, seguita da quella sul rispetto delle norme in materia di etichettatura del prodotto messo in vendita” (Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto- Guardia Costiera, Rapporto Annuale 2020 sul controllo della pesca in Italia). 

Alla luce di questi dati, che confermano come il fenomeno sia tutt’altro che in diminuzione, è importante aumentare gli strumenti di contrasto a disposizione delle Forze dell’Ordine, per questo chiediamo a Governo e Parlamento di approvare al più presto l’inasprimento delle pene nella riforma della legge 189 oggetto della nostra petizione #MISALVICHIPUÒ – conclude Troiano”. 

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Redazione Infocilento

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