10 maggio: San Cataldo, monaco irlandese e vescovo di Taranto venerato a Pattano

San Cataldo è venerato nella Chiesa come il santo degli innumerevoli miracoli. Patrono di Taranto, vanta il patrocinio di numerose comunità italiane. Nel Cilento la sua devozione è particolarmente viva a Pattano

La storia

San Cataldo, figlio di Euco Sambiak e Aclena Milar, due ferventi cristiani, nasce a Rachau (Irlanda) tra il 610-620. Dai genitori egli riceve l’educazione, l’amore per la preghiera, l’obbedienza, lo spirito di sacrificio. Alla loro morte, San Cataldo dona tutta la sua eredità ai poveri. Si mette alla sequela di san Cartago, abate di Rachau. Uomo colto, generoso e di talento, san Cataldo viene ordinato sacerdote e poi vescovo da san Patrizio. L’affetto smisurato che il popolo prova per lui, suscita l’invidia dei potenti. A causa dei tanti miracoli compiuti, il re lo fa rinchiudere in prigione con l’accusa di praticare la magia. Ma dopo un sogno avuto dal sovrano ed il suo inveramento egli decide di liberare san Cataldo e di donargli il vescovado di Rachau ed il ducato di Meltride.

Durante un pellegrinaggio in Terra Santa, mentre è in preghiera sul Santo Sepolcro, gli appare Gesù che gli chiede di andare a Taranto e di rievangelizzare la città diventata ormai di nuovo pagana: “Cataldo, recati a Taranto, ove la fede predicata dal mio primo apostolo, Pietro, sta ora in pericolo di perdersi del tutto. Ti costituisco perciò Pastore di quei popoli che si trovano senza guida. Alle tue cure raccomando la chiesa tarantina: Vade Tarentum!”.

Vive a lungo e chiede che alla sua morte il suo corpo venga sepolto nella cappella di san Giovanni in Galilea, accanto alla cattedrale. Muore l’8 marzo 685 a Taranto.

Eventi prodigiosi avvengono anche dopo la sua morte: quanti toccano il suo corpo vengono guariti da ogni sorta di infermità e di sofferenza.

La festa del 10 maggio

Nel 1071 l’arcivescovo di Taranto, Drogone, ordina che venga ricostruita la chiesa demolita dai Saraceni durante la presa della città.

Il 10 maggio 1071, mentre gli operai scavano urtano contro un sarcofago di marmo che subito emana un dolce profumo. Viene ritrovato al suo interno un corpo, perfettamente conservato ed una croce pettorale su cui è inciso il nome “Cataldus”.

Alla notizia del rinnovamento delle reliquie di San Cataldo, i fedeli accorrono per chiedere grazie.

I tarantini dedicano a lui il luogo del ritrovamento e lo eleggono come patrono della città. Inoltre il 10 maggio, giorno del ritrovamento del corpo di San Cataldo, viene scelta come data per la celebrazione della festa liturgica.

A motivo degli innumerevoli miracoli, il culto di San Cataldo si diffonde rapidamente prima in tutta la Puglia e poi in tutta Italia.

È invocato contro le guerre e le epidemie. Nelle immagini è raffigurato con gli abiti episcopali, con in testa la mitra, nella mano sinistra il pastorale e la mano destra che riproduce un significato simbolico  rifacentesi alle icone orientali: ovvero indice, medio ed anulare distesi, ad indicare la Santissima Trinità, mentre pollice e mignolo ricurvi ed uniti ad anello a simboleggiare il mondo che è sotto la Signoria e la Provvidenza di Dio.

Il Santo dagli innumerevoli miracoli volga lo sguardo pietoso verso quanti lo invocano ed interceda presso Dio perché liberi il mondo dalle guerre e dalle epidemie.

“San Cataldo, dal cielo, deh’ mira

i devoti tuoi figli invocanti;

ci soccorri ed al bene ci attira

la possente tua santa pietà.

Già da Taranto al lido lucano

portentoso il suo nome s’è esteso;

suo Patrono lo volle Pattano

che devoto a Lui sempre sarà”.

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Concepita Sica

Dottoranda in Teologia. Ha insegnato, per quasi vent'anni,Teologia Dogmatica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Vallo della Lucania. Attualmente insegnante di Religione presso il Liceo Parmenide di Vallo della Lucania.

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