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25 aprile: festa di San Marco Evangelista, celebrata in tutta la Chiesa

San Marco è autore di uno dei quattro Vangeli. In base alle poche notizie pervenute, costituite da alcuni brevissimi passaggi del Nuovo Testamento e da alcune testimonianze di antichi scrittori cristiani, Marco non è un discepolo di Gesù, anche se qualche studioso lo identifica con quel ragazzo che, dopo l’arresto di Gesù al Getsemani, qualcuno che cerca di afferrare e che fugge via nudo lasciando il lenzuolo (cfr. Mc 14,51).

Marco è figlio di una vedova benestante, di nome Maria, che metteva a disposizione di Gesù la sua casa in Gerusalemme e l’annesso orto degli ulivi. Nella grande sala della loro casa si realizzano gli eventi più importanti della vita di Gesù: lì viene consumata l’Ultima Cena e lì rimangono gli apostoli dopo la Passione, lì avvengono le apparizioni del Risorto ed è ancora lì che i discepoli ricevono lo Spirito Santo a Pentecoste.

Egli ha un doppio nome: Giovanni, di tradizione ebraica, e Marco, di tradizione romana. È uno dei primi battezzati di Pietro e la familiarità dell’apostolo con il ragazzo si evince dall’espressione “mio figlio” che egli utilizza in una lettera (cfr. 1Pt 5,13).

Marco, inoltre, è parente di Barnaba (cfr, Col 4,10); infatti è nella casa del ragazzo che Paolo e Barnaba vengono ospitati dopo il viaggio di ritorno da Antiochia. Marco si unisce a loro nel viaggio missionario fino a Cipro (cfr. At 13,5), ma quando questi decidono di proseguire per Antiochia attraverso una regione inospitale, il ragazzo si rifiuta di proseguire e ritorna a Gerusalemme (cfr. At 15,38). L’abbandono di Marco è considerato da Paolo come un tradimento. Infatti qualche anno più tardi Paolo è ancora risentito con Marco e sceglie come aiutante Sila; mentre Barnaba, per difendere Marco, incrina la sua amicizia con Paolo, e si reca a Cipro con Marco.

Marco giunge a Roma nel 42 quale aiutante di Pietro e svolge la sua attività presso gli ebrei. Egli è l’interprete di Pietro e compone il Vangelo su richiesta di alcuni cristiani dell’Urbe, affinchè la predicazione dell’apostolo non vada perduta. Pietro invita Marco a recarsi ad Aquileia per predicare lì la parola del Signore. Qui egli converte Ermagora che poi diviene il primo vescovo della città.

Qualche anno più tardi Pietro manda Marco ad evangelizzare Alessandria d’Egitto: qui egli fonda una chiesa e ne diventa il primo vescovo. Ma i capi religiosi della città, preoccupati per la crescita del numero dei credenti in Cristo, dovuta alla predicazione di Marco, cercano di catturarlo, ma egli si allontana di nascosto. Dopo qualche tempo ritorna, ma viene arrestato mentre celebra i riti pasquali. Viene prima torturato, poi legato con funi e trascinato per le vie del villaggio di Bucoli. Muore per le ferite riportate, all’età di 57 anni, il 25 aprile tra il 68 ed il 72. Si racconta che i suoi carnefici vogliono bruciarne il corpo per cancellare ogni traccia di lui e che mentre si accingono ad accendere il fuoco sono colti da una bufera e scappano via ma alcuni cristiani vanno a recuperare il corpo di san Marco e gli rendono degna sepoltura.

San Marco e Venezia

Al nome dell’evangelista Marco il pensiero subito corre alla città di Venezia ed è un binomio di lunga data che affonda le radici nel primo millennio.

La chiesa costruita sulla tomba di san Marco a Bucoliviene risparmiata sia durante l’invasione persianadell’Egitto del 620 che in seguito ad un incendio scoppiato al tempo dell’invasione araba del 644-646.

Nell’828 due mercanti veneziani, Buono da Malmocco e Rustico da Torcello s’impossessano delle reliquie di San Marco, minacciate dagli arabi e le trasferiscono a Venezia, dove il 31 gennaio 828 le reliquie vengono accolte con grande onore dal doge Giustiniano Partecipazio e riposte in una piccola cappella. Questi, poi, inizia la costruzione della basilica portata a termine dal fratello.

Fin dalle origini la cappella è denominata “cappella palatina” e lì avvengono le cerimonie più importanti come la consacrazione del nuovo doge e la consegna delle insegne agli ammiragli.

Venezia rimane così indissolubilmente legata al suo patrono ed il simbolo del leone alato è posto in ogni angolo della città. Il leone alato è tradizionalmente associato al vangelo di Marco che si apre con la predicazione di Giovanni Battista che è forte come il ruggito di un leone.

Il culto

San Marco è venerato come santo oltre che nella Chiesa Cattolica, anche in quella Ortodossa e, naturalmente, in quella Copta.

L’immagine di san Marco è solitamente raffigurata con in mano un libro (il Vangelo) oppure mentre è intento a scrivere, e quasi sempre al suo fianco è posto un leone, che è il simbolo del suo Vangelo.

Il culto di san Marco incontra una discreta presenza anche nel territorio cilentano. Si tramandano anche commoventi racconti miracolosi sull’intervento del Santo Evangelista a protezione delle comunità devote. 

Da secoli i fedeli intonano canti in onore di san Marcoper chiedere la sua potente intercessione ed essere liberati dai tanti mali che affliggono l’umanità:

Da te vogliam soccorso

Finchè vivnam in terra

La mano tua disserra

Sopra di noi tuttor.

Dal regno dove stai

Accogli o Marco a noi

Pietosi gli occhi tuoi

Qual degno protettor.

Concepita Sica
Dottoranda in Teologia. Ha insegnato, per quasi vent'anni,Teologia Dogmatica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Vallo della Lucania. Attualmente insegnante di Religione presso il Liceo Parmenide di Vallo della Lucania.
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