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Padula. Il 12 marzo del 1909 l’assassinio di Joe Petrosino

Padula, oltre ad essere conosciuta per la bellissima Certosa, ha dato anche i natali al pioniere della lotta al crimine organizzato: Joe Petrosino. Proprio nella sua casa natale è sorto il museo a lui dedicato, con tutti gli ambienti tra cucina e camera da letto rimasti intatti. Foto dell’epoca, la sua divisa originale, ritagli di giornali, documentari sulla sua vita ed una sezione dedicata alle vittime della criminalità organizzata.

Nato a Padula il 30 novembre 1860, Joe a 13 anni emigra negli Stati Uniti con la famiglia, di modeste origini e si stabilisce nella Little Italy di New York. La sua ascesa in Polizia avvenne per gradi, prima come semplice informatore, in seguito, grazie all’appoggio del futuro Presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt, diventa sergente. Un poliziotto molto temuto, non molto alto, robusto, ma con un fiuto ed un’intelligenza e soprattutto il fatto che conoscesse l’italiano, rispetto ai suoi colleghi americani, conoscesse i metodi criminali, venne considerato dagli stessi, un nemico molto pericoloso.

Nel 1905 fu nominato Tenente e gli fu affidata una squadra di poliziotti italiani, l’Italian Branch per combattere la mano nera, pericolosa organizzazione mafiosa radicata in Sicilia, ma che si era espansa nel quartiere italiano di New York, soprattutto attraverso il racket. Ricatto che riguardo’ anche il famoso tenore Enrico Caruso nella sua tournée americana e fu aiutato proprio da Petrosino. Famoso per i suoi travestimenti, riuscì ad infiltrarsi anche nell’organizzazione anarchica responsabile dell’uccisione di Umberto I in Italia, riuscendo così a sventare l’assassinio del Presidente americano William McKinley. La sua fama di poliziotto ed i suoi metodi, ancora usati, l’hanno fatto diventare una figura leggendaria.

A lui sono stati dedicati film, romanzi, gialli, fumetti ed anche il primo museo in Italia che riguarda un poliziotto, proprio a Padula. Il 12 marzo 1909, in una missione che sarebbe dovuta rimanere segreta, ma svelata da un giornale americano, Petrosino si recò a Palermo dove ad attenderlo ci furono 4 colpi di pistola.

Al suo funerale parteciparono 250. 000 persone. A Padula è possibile ripercorrere tutta la sua vita e le sue gesta nella casa museo a lui dedicata.

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