Truffa a istituto bancario: 60enne cilentano torna in libertà

L'uomo, difeso dall'avvocato Celestino Sansone, era tra i coinvolti in una indagine per una presunta truffa ad istituto di credito

E’ stata annullata l’ordinanza di custodia cautelare ai danni di Domenico Cerbone, di Castelnuovo Cilento, finito al centro di un’operazione di polizia per una presunta un’associazione a delinquere artefice di una grave truffa ai danni di un istituto di credito salernitano, nello specifico la filiale Bper di Bellizzi. Tra i nove responsabili, finiti agli arresti domiciliari, c’era anche il 60enne cilentano.
Le ipotesi di reato formulate dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, coordinati dai pm dell’Ufficio diretto dal Procuratore Capo, Giuseppe Borrelli, a carico degli indagati andavano dalla truffa al falso, al riciclaggio ed all’autoriciclaggio.

Veniva prefigurata, infatti, l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere, il cui unico scopo era quello di frodare l’istituto di credito, attraverso l’erogazione di finanziamenti che, una volta elargiti, venivano restituiti soltanto in minima parte. Stando alle accuse il sistema escogitato sfruttava, dall’interno, le maglie larghe delle istruttorie per il credito al consumo, che nel caso di specie portava alla concessione del prestito nell’arco di 24 ore (si parla, infatti, di finanziamenti “easy”).

Sarebbero stati ben definiti i compiti dei membri dell’organizzazione, nell’ambito della quale il direttore della filiale ed i due funzionari con lui in servizio secondo le accuse predisponevano il carteggio necessario per autorizzare l’accreditamento delle somme, con tanto di buste paga e dichiarazioni dei redditi false, attestanti fittizi rapporti di lavoro. Altri cinque degli arrestati, invece, avevano il compito di reclutare gli pseudo clienti, persone disposte a presentarsi allo sportello per aprire il conto corrente e richiedere il prestito, che venivano assistite passo dopo passo nell’iter istruttorio e alle quali erano forniti i documenti necessari per accedere ai finanziamenti.

Bisognava scegliere bene i complici ai quali proporre l’affare, chiamati a prestarsi al raggiro ai danni della banca, dietro la promessa di qualche migliaia di euro. Parliamo, perlopiù, di persone prive di fonti di reddito, talvolta senza fissa dimora, anche con precedenti penali, che mai avrebbero avuto il riconoscimento del credito, se la loro pratica non fosse stata istruita con documentazione del tutto farlocca.

Ed infatti, la gran parte dei formali beneficiari dei prestiti venivano proprio dai Comuni di residenza dei cinque incaricati di intercettarli, Salerno e altri centri della provincia. Ora la situazione degli indagati è finita sul tavolo del Tribunale del Riesame che ha disposto l’annullamento dei domiciliari per Cerbone, difeso dall’avvocato Celestino Sansone.

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Redazione Infocilento

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