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Magliano Vetere in festa per Santa Lucia

La terza domenica di settembre si rivivono annualmente tradizioni ed emozioni

Il suono a distesa delle campane ed i colpi dei fuochi d’artificio annunciano agli abitanti di Magliano Vetere l’ora di prepararsi per il pellegrinaggio alla cappella di Santa Lucia.

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Sono le 6,30 del mattino e le note della banda musicale già echeggiano per le vie del paese. Un brulicare di persone accoglie l’arrivo delle “cente” che, in una fila perfettamente ordinata, convergono tutte davanti alla chiesa. È un tripudio di colori, di profumi, di suoni.

Ogni anno la terza domenica di settembre la comunità di Magliano Vetere celebra la festa della santa patrona, Santa Lucia. È una data vivamente attesa ed il paese, di poche centinaia di abitanti, si anima vigorosamente di persone.

Breve storia della Santa

Santa Lucia, vergine e martire, è una figura molto cara alla devozione cristiana. Invocata per la protezione degli occhi, è tra i santi più popolari, più amati e più venerati al mondo. È, inoltre, una delle sette donne menzionate nel Canone Romano, principale ed antica Preghiera Eucaristica.

Nacque a Siracusa sul finire del III secolo (283 circa) da una nobile e ricca famiglia. A pochi anni dalla nascita rimase orfana del padre e, sotto le amorevoli cure della madre Eutichia, crebbe alla luce dei valori cristiani. Secondo le consuetudini del tempo, Lucia era stata promessa sposa ad un giovane nobile e ricco, ma pagano; tuttavia ella, fin da fanciulla, si era consacrata segretamente a Dio.

La madre soffriva da anni di flussi emorragici ed aveva speso ingenti quantità di denaro per curarsi ma senza risultati. La figlia allora risolutamente decise di condurre la madre a Catania per recarsi a pregare sulla tomba di sant’Agata, per ottenere la guarigione. Mentre si trovavano nei pressi della tomba sentirono proclamare il brano del Vangelo che riferiva l’episodio della guarigione dell’emorroissa. Le due donne si avvicinarono e inginocchiate, tra le lacrime, pregarono la santa martire. Lucia ebbe allora una visione in cui la santa di Catania le annunciava la guarigione della madre e nel contempo gli onori che avrebbe ricevuto a Siracusa (ovvero le annunciava il martirio).

Ritornate a casa, Lucia rivelò alla madre il suo proposito di consacrarsi a Dio ed il suo desiderio di donare tutti i suoi beni ai poveri.

Esacerbato dai continui rinvii del matrimonio e dalla notizia dell’alienazione dei beni patrimoniali di Lucia, il promesso sposo decise di vendicarsi del suo rifiuto denunciando la ragazza al locale tribunale romano. In quegli anni infuriava la crudele persecuzione dei cristiani ad opera di Diocleziano.

Lucia venne arrestata ed in seguito al suo fermo rifiuto di sacrificare agli dei pagani venne sottoposta a processo ed interrogata dal governatore Pascasio.

Dopo un fitto interrogatorio, in cui la fanciulla, senza timore, faceva emerge la sua profonda fede in Cristo con risposte intessute di appropriate citazioni bibliche, il governatore la condannò alla pena del postribolo (casa di piacere), ma nessuno riuscì a spostarla, nessun soldato, nessun mago e nemmeno diverse coppie di buoi: ella era diventata immobile come una roccia. Venne così condannata ad essere bruciata viva. Le fiamme divamparono e nonostante le avessero gettato addosso pece, resina, legname, olio, non venne toccata.

Rimasta miracolosamente illesa dai numerosi supplizi, dopo aver profetizzato l’imminente fine della persecuzione di Diocleziano e la pace per i cristiani, venne finita con un colpo di spada. Era il 13 dicembre del 304.

Il suo corpo venne devotamente sepolto nelle catacombe che da lei presero il nome.

Il culto

Un’epigrafe marmorea del IV secolo, ritrovata a Siracusa nelle catacombe di Santa Lucia, è la testimonianza più antica del culto verso la santa. Sul finire del IV secolo sorgevano già in tutta Italia delle chiese a lei dedicate.

Il corpo di Santa Lucia si trova oggi nella chiesa dei santi Geremia e Lucia a Venezia. L’allontanamento dalla terra natale è frutto delle numerose vicende storiche susseguitesi nel tempo. Le reliquie della santa rimasero a Siracusa per molti secoli. Dalle catacombe erano state poi spostate nella chiesa eretta in suo onore. Durante l’invasione saracena dell’878 le reliquie vennero nascoste. Nel 1039 un generale bizantino portò le reliquie a Costantinopoli. Durante la Quarta Crociata (1202-1204) i Cavalieri cristiani anziché liberare la Terra Santa si dedicarono a saccheggiare la capitale bizantina. Le reliquie di Santa Lucia vennero portate a Venezia e collocate nella Chiesa di San Giorgio Maggiore, il 18 gennaio 1205. Quasi un secolo dopo, durante un pellegrinaggio, alcune imbarcazioni si rovesciarono causando la morte di molti fedeli; si decise così di spostare in città le reliquie della Santa. Nel 1313 venne edificata una chiesa in onore di Santa Lucia, ma nel XIX secolo, a causa della decisione del governo austriaco di costruire lì la stazione ferroviaria, questa venne demolita ed il corpo della Santa venne trasferito nella chiesa di San Geremia dove si trova ancora oggi.

Nell’iconografia cristiana Santa Lucia viene raffigurata solitamente con la palma, simbolo del martirio, a cui spesso sono associati il giglio, simbolo della verginità, ed il Vangelo a cui era ispirata la sua vita; infine talvolta si trova la spada per ricordare il modo in venne uccisa. Nella maggioranza dei casi l’immagine presenta un piattino in cui sono riposti gli occhi. Quest’ultimo elemento iconografico si può ricondurre al significato del nome (Lucia, la luce, elemento essenziale per la vista), oppure al fatto che sin dall’antichità ci sono testimonianze di miracoli di guarigione degli occhi. Lo stesso Dante Alighieri attesta di essere guarito da un grave danno alla vista dopo aver invocato spesso Santa Lucia; il Sommo Poeta, poi, come gesto di riconoscenza, inserisce la Santa nella “Divina Commedia”.

Magliano Vetere e la cappella rupestre di santa Lucia

Adagiato ai piedi del monte “Rupe della noce”, punta orientale di una catena montuosa dal profilo dolomitico, e circondato da una natura verdeggiante alternata a massi rocciosi, Magliano Vetere è una paese dell’area interna del Cilento, di poche centinaia di persone, ma sede del Comune che conta anche due frazioni, Magliano Nuovo e Capizzo.

Dalle origini antichissime, come si può ravvisare dall’analisi del nome, questo borgo vanta una ricca ed interessante storia, riconducibile alle vicende feudali legate alla vita dell’antico Stato di Magliano, prestigioso suffeudo dell’antica Baronia di Novi Velia. Nello Stato di Magliano, quale importante punto strategico per la via del sale, era presente uno dei 14 valichi del Mezzogiorno con diritto di pedaggio, il valico di “Preta perciata”.

L’Università di Magliano Vetere, sopravvissuta fino all’eversione della feudalità di inizio Ottocento, aveva presumibilmente il suo nucleo abitativo concentrato intorno alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, come si evince dalla struttura architettonica della chiesa e dei caseggiati vicini.

Oltre alla Chiesa parrocchiale di particolare interesse storico e religioso è la cappella rupestre di Santa Lucia.

Quasi sulla sommità di una montagna, ad Est del paese, si erge una piccola e graziosa cappella. Per metà incastonata nella roccia e perfettamente mimetizzata col paesaggio roccioso, la cappella rupestre di Santa Lucia è da secoli meta dell’annuale pellegrinaggio dei fedeli per la festa patronale.

Ha subito diversi rifacimenti nel corso dei secoli, con l’ultimo le è stata restituita una certa luminosità interna ripristinando le due antiche finestre che erano state sostituite da due aperture dalla evidente forma oculare.

Questa cappella ha origini antichissime e sicuramente ha qualche legame con la vicina cappella rupestre di San Mauro martire, sita nella vicina Capizzo. Non vi sono elementi che possano testimoniare una ipotizzata presenza cenobitica, tuttavia l’esistenza, all’interno della grotta, di numerosi affreschi di probabile matrice basiliana attesta non solo una remota presenza cristiana ma anche il culto verso Santa Lucia.

La festa

La memoria liturgica di Santa Lucia è il 13 dicembre e la comunità di Magliano Vetere festeggia la santa in questa data. Tuttavia, da tempo immemorabile, la festa patronale viene celebrata la terza domenica di settembre. I festeggiamenti in questa data, un po’ ai margini dalle numerose celebrazioni delle feste patronali dei paesi limitrofi, hanno sempre destato numerosi interrogativi ed anche tentativi di collocazione in altro tempo. Con molta probabilità la scelta di questa data è legata alla celebrazione delle quattro “Tempora”. La terza settimana di settembre, ovvero dopo la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, si celebrava la “Tempora d’Autunno” (detta anche “Crucis”) che era una delle quattro tempora celebrate nella Chiesa sin dall’antichità e fino alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II che poi le ha demandate alla cura delle singole diocesi.

Questa celebrazione alle porte dell’autunno era l’occasione per ringraziare Dio per i raccolti estivi e per chiedere la benedizione sui frutti autunnali (uva, castagne, olive). La comunità chiedeva così l’intercessione di Santa Lucia per la protezione del paese e per l’abbondanza di raccolto di quei prodotti su cui si basava l’economia locale.

La festa di Santa Lucia, la terza domenica di settembre, inizia col pellegrinaggio alla cappella rupestre. Il tragitto è piuttosto irto ed il sentiero, per quanto sistemato negli anni, presenta dei punti un po’ faticosi.

Su per la salita svettano, tra le rocce, i pennacchi colorati delle “cente” che, caricate sulla testa da ferventi e coraggiose signore, vengono portate sulla montagna; gruppi di uomini si alternano nel portare su, tra non poche difficoltà, anche la statua della Santa. Voci affannose intonano qualche canto in onore di Santa Lucia ma le difficoltà del percorso fanno subito cedere il passo alle note della banda musicale che esegue piccoli brani poiché il percorso in salita non è facile nemmeno per i poveri musicisti.

Una brezza fresca sul viso annuncia l’arrivo sulla montagna. Viene celebrata la Santa Messa e poi, dopo una breve sosta e qualche foto al panorama bellissimo che si presenta allo sguardo, si ritorna in paese.

Ad attendere l’arrivo dei pellegrini c’è un’altra banda musicale, così che l’accrescersi delle note diventa motivo di gioia.

In mattinata segue la celebrazione della Messa per i fedeli rimasti in paese e per le tante persone arrivate dai paesi vicini. Nel pomeriggio poi c’è la suggestiva processione per le vie del paese; il percorso si snoda soprattutto nella parte antica dove ancora resistono alcune coraggiose famiglie.

I fuochi pirotecnici dai mille colori coronano un’intensa giornata ricca di fede, di tradizioni e di emozioni.

Vergine al par che martire

sempre costante e forte

così fino alla morte

ognun t’ammirerà

Le parole conclusive del canto della novena sono un invito a guardare e ad imitare il coraggio e la forza di Santa Lucia nell’affrontare il martirio e nel testimoniare la fede in Cristo.

Le disposizioni ministeriali in materia di Covid-19 non consentono di vivere la festa nelle modalità a cui si era abituati. Non ci sarà il pellegrinaggio, non ci sarà la processione, non ci saranno le serate di convivialità che si aveva l’abitudine di fare durante il novenario.

Anche in assenza delle tradizionali forme esteriori, l’attaccamento alla Santa spinge i fedeli a vivere ancora più intensamente questa celebrazione e a chiedere con maggior fervore la protezione e l’intercessione di Santa Lucia.

Illumina e guida i giovani sulla via della fede, proteggili nel cammino della vita e aiutali nella rinuncia ai beni falsi ed illusori di questa esistenza terrena”.

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Concepita Sica

Dottoranda in Teologia. Ha insegnato, per quasi vent'anni,Teologia Dogmatica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Vallo della Lucania. Attualmente insegnante di Religione presso il Liceo Parmenide di Vallo della Lucania.

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