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Abusi a Camerota: dopo 10 anni i beni acquisiti dal Parco

Acquisita al patrimonio dell'Ente un'area di 1515 metri quadrati

CAMEROTA. Abusi edilizi in area Parco. I beni acquisiti al patrimonio dell’Ente dopo un lungo e complesso iter giudiziario.
Le contestazioni, infatti, risalgono al 2011 quando il Corpo Forestale dello Stato, comando di San Giovanni a Piro, in seguito ad un sopralluogo con un tecnico comunale contestò la realizzazione di opere abusive in località Vallone di Marina di Camerota.

Gli abusi di località Vallone

Nello specifico in una zona D della perimetrazione definitiva del Parco era stato realizzato un manufatto in muratura, con copertura in legno e sovrastante manto di tegole, adibito a servizio W.C., dalle dimensioni di 6,60 m. x 2,65 m. e altezza media pari a 2,60 m.; antistante tettoia dalle dimensioni di 7,00 m. x 1,10 m. con sottostante massetto in calcestruzzo, parzialmente coperto dalla citata tettoia, dalle dimensioni di 7,00 m. x 1,90 m.; massetto in calcestruzzo con pavimentazione in ceramica, adiacente il manufatto dalle dimensioni di 7,00 m. x 3,10 m., dotato, altresì, di parete attrezzata con 2 lavelli da cucina e n.2 lavelli per biancheria; ulteriore massetto in calcestruzzo, di collegamento tra il manufatto e il massetto con pavimentazione in ceramica, dalle dimensioni di 3,80 m. x 2,00 m.; piattaforma in calcestruzzo, posizionata a valle delle precedenti strutture, dalle dimensioni di 8,00 m. x 4,70 m..

Le contestazioni del Parco

Stando alle accuse si tratterebbe di abusi edilizi in quanto realizzate senza il necesasrio nulla osta. Già nel 2011, quindi, vi fu un’ordinanza che intimava la demolizione degli abusi e il ripristino dello stato dei luoghi. Di fatto, però, fino al 2019, in seguito a sopralluogo dei carabinieri del Parco, non vi era stata la completa demolizione degli abusi ma soltanto parziale.

Di qui l’ordine di acquisizione al patrimonio del Parco dei beni. Un’ordinanza oggetto di ricorso al Tar accolto perché “non chiarisce le ragioni per le quali il trasferimento coattivo della proprietà è stato disposto non per la sola area di sedime delle opere abusive, ma per un’estensione ben maggiore, pari al limite massimo previsto dalla legge” e “dispone l’acquisizione di un’area identificandola solamente mediante la locuzione area immediatamente circostante per una superficie complessiva pari a dieci volte la superficie interessata dagli abusi sopra descritti, senza ulteriori elementi identificativi e descrittivi del bene”.

Abusi in area Parco, la nuova ordinanza

Per questo l’Ente Parco ha ritirato la sua ordinanza e provveduto ad un provvedimento che determina l’acquisizione di un’area di 1515 metri quadrati al suo patrimonio.

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Redazione Infocilento

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