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Roberto Cardinale: “Positiva la mia esperienza da allenatore”

Le parole rilasciate all'ufficio stampa della Polisportiva Santa Maria da Roberto Cardinale. L'ex granata allena nella Scuola Calcio Elite cilentana

Nel mondo dello calcio, in questo periodo di stop forzato, molte società hanno sfruttato il web per pubblicare pensieri, stati d’animo e allenamenti dei propri atleti. Dirette social e interviste scritte hanno fatto da padrone per tenere viva l’attenzione anche sul lato sportivo. Attivissima la Polisportiva Santa Maria, che ha raggiunto, tra gli altri, Roberto Cardinale, tecnico del settore giovanile giallorosso. Questa l’intervista rilasciata dall’ex calciatore della Salernitana, all’ufficio stampa dei cilentani, primi nel gruppo B d’Eccellenza regionale.

Le parole di Roberto Cardinale

Cosa ci dici della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

La mia esperienza a mio avviso è stata ottima. Ho lavorato con i 2009 e i 2006. Con i 2009 abbiamo fatto pochi confronti nella prima parte di stagione per via della pioggia incessante che è caduta. Con l’anno nuovo stavamo trovando una buona continuità di crescita, ma poi purtroppo ci siamo fermati per il Covid. Ragazzi educatissimi con buone individualità. Riguardo ai 2006 credo che abbiamo fatto un buon lavoro dal punto di vista tecnico-tattico ottenendo grandi risultati. Sono molto contento per questi ragazzi. Qualcuno di loro ad inizio stagione e ancora oggi, pensava che non saremmo neanche usciti in classifica, e invece si sono superati mettendo in evidenza tutto ciò che provavamo in allenamento. La cosa che mi ha reso più contento è che durante il percorso i ragazzi si sono assentati quasi mai, e questo è stato per me motivo d’orgoglio”.

Qual è l’arma vincente di Roberto Cardinale per la costruzione di un settore giovanile fruttuoso ed efficiente?

“Per un settore giovanile efficiente sicuramente c’è bisogno di un mix di componenti. Struttura in primis, società importante, programmazione, obiettivi, persone competenti che vi lavorino all interno. Tante di queste caratteristiche sono quelle che ovviamente abbiamo a Santa Maria, capitanati da un presidente perbene e competente, passando per dirigenti e staff tecnico molto professionale”.

Come nasce la tua passione per il calcio e quale è il tuo momento calcistico più bello?

La mia passione per il calcio nasce in età molto tenera. I miei mi ricordano che mi svegliavo di notte per giocare nel corridoio, poi più grande a rompere piante fuori al balcone, più tardi ancora giù nel cortile a rompere vetri del portone, dove poi per disperazione mi hanno portato alla scuola calcio. E da lì il via. Guardando Maradona allo stadio è stato tutto più facile. Di momenti calcistici belli ne ho tanti. Dal primo contratto da professionista appena 17 enne, all’esordio in Serie B subito dopo. I derby con il Napoli, Avellino, ai tanti campionati in tante città, all esordio in Serie A, per finire alla maglia della Nazionale e difenderne il proprio paese sotto le note dell’inno nazionale”.

Qual è, secondo te, l’aspetto più importante da trasmettere ai ragazzi ed in cosa bisogna migliorare in Italia per quanto riguarda la valorizzazione dei giovani?

Ai ragazzi bisogna trasmettere tutto. Io nel mio piccolo cerco di toccare tutti i tasti perché alla fine serve tutto e tanto. Autostima, motivazioni, passione, voglia, concorrenza e rispetto delle regole. Diciamo che con i giovani c’è sempre da migliorare. Per loro le distrazioni rispetto a tanti anni fa sono tante, quindi bisogna impegnarli, spronarli e motivarli in continuazione.

Cosa bisognerebbe instaurare, secondo te, per potenziare ancor di più il settore giovanile italiano? Cosa consiglieresti ai bambini su cosa fare a casa durante l’emergenza coronavirus?

Per potenziare il settore giovanile sicuramente bisognerebbe far giocare in primi gli italiani, e in Italia di tecnici validi pronti ad indirizzarli ce ne sono. I bambini in questo periodo sono stati bravissimi devo dire. Stare chiusi in quattro mura per due mesi non è cosa facile. Ai miei ragazzi per telefono ho detto di seguire le lezioni e giocare con tutto quello che c’è da giocare.

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