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Saverio Prota: intervista al d.g. dell’ U.S. Agropoli

Saverio Prota, dirigente dei delfini, ha parlato di under, obblighi fiscali, azzeramento dei debiti, fondo di solidarietà per i settori giovanili e tanto altro

No agli under, no agli obblighi fiscali, azzeramento dei debiti con l’erario, fondo di solidarietà per i settori giovanili, fuori i ladroni dal Tempio. Questa la ricetta dettata dal Direttore generale dell’Agropoli 1921, Dott. Saverio Prota. Abbiamo raggiunto, il già presidente e allenatore dei delfini per una breve chiacchierata sul momento attuale legato al calcio. Questo il pensiero del tributarista, giornalista, dirigente sportivo, con due titoli universitari e una vita dedicata allo sport.

L’intervista fiume a Saverio Prota

Come giudica Saverio Prota questo continuo posticipo della decisione di chiusura dei campionati dilettantistici da parte degli organi competenti?

Per il mio modo di vedere i campionati andavano chiusi già da tempo. Senza entrare nel merito della Serie A, un mondo a parte, e della Serie B ritengo che la Serie C difficilmente potrà riprendere a giocare. Per quanto riguarda i dilettanti solo uno sconsiderato potrebbe solo pensare che possano scendere ancora in campo. Già il D.P.C.M. del 04.03.2020, all’art. 1 comma 1 lett. C, aveva , a mio parere, cantato il de profundis per i dilettanti. Le norme da rispettare, in tema di prevenzione e di controlli, mal si coniugavano con le strutture sanitarie della maggioranza delle squadre dalla Serie D a scendere”.

“La virulenza della pandemia ha portato, poi, a tutta una serie di Dpcm restrittivi a fronte di migliaia e migliaia di vittime, ad oggi circa 30 mila. Uno scenario che portava e porta alla impossibilità di riprendere ogni attività agonistica e alla chiusura della stagione in corso. La mancata ufficializzazione, di questa decisione, non serve a dare tranquillità al movimento. Favorisce, invece, la nascita di pittoresche teorie su disputa di play-off, di play-out”.

Come dice il presidente Sibilia, uomo di calcio, esperto e navigato, qui bisogna vedere come ripartire e come garantire la ripartenza della prossima stagione. E’ evidente che si tergiversa per cercare una soluzione che accontenti tutti ed eviti il ricorso ai tribunali, che passa per la riforma di quasi tutti i campionati. Tuttavia, questi ragionamenti si potrebbero fare lo stesso anche dichiarando finiti i tornei. Perlomeno i dilettanti e anche la stessa Serie C, considerata la situazione di questa categoria e i pareri contrari espressi dalla gran parte dei presidenti. Anche lo slittamento del consiglio di giovedì prossimo al 14 maggio non fa che aumentare un’attesa snervante, dall’esito scontato. Si poteva suonare il gong finale per la stagione 2019/2020 già da giovedi p.v. in modo da potersi organizzare, almeno sulla carta, viste le molteplici incognite sul tappeto, per la prossima stagione, conoscendo da quale categoria partire”.

A mio parere la direzione che si sta prendendo è quella giusta, con le promozioni delle prime due classificate dalla D alla C (60 squadre in 3 gironi) e la possibilità per alcune altre grosse piazze di essere ammesse al “nascente” campionato di C, “semi professionista”, come era una volta la serie D. In Serie D arriverebbero, giustamente, le prime classificate in Eccellenza, con le retrocessioni bloccate. Questo format, guardando al nostro Cilento, significherebbe una Serie D 2020/21 con tre squadre, racchiuse nell’arco di pochissimi Km, ai nastri di partenza: Agropoli , Gelbison e Santa Maria“.

Ti aspetti una mano concreta da parte della federazione alle società?

I vertici del calcio, in questo momento, hanno una grossa opportunità che non devono perdere: riformare i campionati dilettanti. Attraverso nuovi obiettivi, nuovi significati, nuove regole, nuove agevolazioni fiscali. Il post Coronavirus ci consegna il 90% delle società che faticheranno ad organizzarsi per la ripartenza. Tessuto sociale in crisi, piccole imprese in crisi, commercio in crisi, con finanziatori, fondi, donazioni, abbonamenti che diventano una chimera. Allora bisogna avere il coraggio di prendere decisioni straordinarie per una situazione straordinaria, drammatica”.

“Bisogna capire che come, probabilmente, la nostra vita non sarà mai più come prima. Anche il calcio dei dilettanti non potrà essere, mai più, come era diventato fino allo stop. Bisogna capire che tra i dilettanti non si potranno vedere più “rimborsi” simili più a stipendi che al riconoscimento di un ristoro per spese e consumi. Non si può fare il calcio da dilettanti e nel contempo costruirci la propria vita e quella della propria famiglia, figli compresi. Le due cose mal si coniugano. Su questo equivoco si sono consumati fallimenti, tragedie umane e vite distrutte, sogni di ragazzi infranti”.

Si parla tanto di riforme, il pensiero di Saverio Prota sulla questione under?

Alla luce di quelle regole, che imponendo in campo ragazzi non per merito ma per età, hanno aperto l’ingresso dei genitori nel contesto delle società. Alla luce delle somme versate, in più di un caso, per assicurare un posto al proprio figliolo. Continuare a tenere gli occhi chiusi su queste situazioni significa non cogliere il momento. L’occasione per estirpare un cancro che senza questo stop imposto dal virus, che azzera tutto, forse sarebbe stato impossibile cancellare. Cosa deve fare la federazione? Per prima cosa togliere ogni vincolo di età per la costituzione delle squadre”.

“Inserirei l’obbligo di schierare in campo un tot numero di giocatori espressione del proprio vivaio. In tal modo si tornerebbe a ridare un senso forte a quel movimento di base, del calcio giovanile, che tante soddisfazioni ci ha dato in un lontano passato. Obbligo si, dunque, ma per schierare in campo giovani del vivaio in un crescendo che porterebbe le società a poter disputare anche campionati con giocatori “propri” , con l’abbattimento quasi totale di costi di gestione”.

Saverio Prota sui rimborsi

Modificare, inoltre, il limite all’entità dei “rimborsi” che potranno essere indicati sugli accordi da depositare in lega. Un segnale forte sul cambio di rotta. Che faccia capire anche ai calciatori che se si gioca tra i dilettanti lo si fa o per fine carriera, per divertimento o in prospettiva futura ma non come lavoro. Del resto smettere a 30/35 anni di giocare, senza un lavoro, senza riserve di denaro da potersi permettere una vita di rendita a se stessi e alle famiglie, significa trovarsi in grosse difficoltà, senza un futuro. Insomma anche una riforma sociale, stili di vita diversi”.

Sulla riforma delle società

Poi, bisogna necessariamente, riformare il sistema fiscale delle società dilettantistiche, sia esse Asd o Ssd. E, poiché, siamo all’anno zero lo Stato deve azzerare alle società che sopravviveranno e si presenteranno ai nastri di partenza post Coronavirus ogni eventuale pendenza fiscale. In modo da consentire alle società di potersi concentrare esclusivamente sulla programmazione futura senza doversi preoccupare di precedenti debiti, frutto di gestioni sballate, incontrollate, il più delle volte appartenenti ad altri soggetti. Sarebbe questo un minimo contributo dello Stato ai dilettanti anche perchè parliamo di debiti legati al pagamento di Iva, di Siae, di qualche altro onere che non determinano una significativa perdita per l’erario”.

“Viceversa, questi debiti, potrebbero contribuire al fallimento di un altro significativo gruppo di squadre. Collegato a questo provvedimento deve esserci la riforma del sistema fiscale di cui si parlava prima. Sottolineo che quello che può sembrare un sistema fiscale agevolato, anche per le associazioni sportive è un sistema pieno di lacci e lacciuoli. Alla luce anche delle mie esperienze professionali, che mi fanno ben conoscere il ginepraio di adempimenti. Dico che iva, ritenute d’acconto, Siae devono sparire dalla contabilità delle associazioni/società sportive in quanto ogni forma di acquisizione di denaro è finalizzata esclusivamente alla gestione della società. Quindi, non possono esistere, per i dilettanti, attività commerciali. Se vendo il caffè, se vendo il gagliardetto, se metto un cartellone pubblicitario, se chiedo una donazione, l’incasso domenicale, lo faccio solo per pagare le trasferte, rimborsare le spese ai calciatori, al magazziniere, pagare il gas, la luce, dare un contributo alle autoambulanze.

” Tutto ciò nulla ha a che fare con tributi, iva, ritenute. Entra 100 esce 100. Le esenzioni che oggi esistono, in alcuni casi, solo per fasce devono diventare totali. Lo Stato non può mettere le mani nelle tasche di chi deve mantenere un’attività dilettantistica, senza scopo di lucro, tra mille sacrifici, in una situazione già insostenibile prima della pandemia assolutamente ingestibile adesso. Si faccia, inoltre, che i contributi, le donazioni, fatte alle società dilettantistiche, la pubblicità (esente da iva), diano diritto alla deduzione fiscale piena. E’ giusto che le forze commerciali/professionali di una città aiutino la propria squadra, per un fatto soprattutto sociale, “ricevendo” in cambio un’ agevolazione fiscale importante. In tal modo si darà ossigeno e nuova linfa alle associazioni sportive”.

Cosa diresti ai vertici del calcio?

L’appello al Presidente Sibilia e agli altri governanti del calcio? Liberate le società dilettantistiche da ogni adempimento fiscale liberatele anche da ogni debito pregresso, non sono grosse somme quelle che l’erario vanta da loro. Liberatele dal vincolo degli under con “obbligo” graduale di dover schierare giocatori del vivaio. Predisponete controlli seri e periodici sulla tenuta dei registri societari, costituzioni società, gestione, soci, quasi sempre fittizi, bilanci chiari e puntuali atti a dimostrare il rispetto delle regole. In modo da non consentire i “balletti” a cui assistiamo impotenti degli avventurieri che nulla hanno a che fare con l’aspetto sportivo”.

“Questi mirano, da qualche anno, esclusivamente ad introiti legati al mondo delle scommesse, lecite o non lecite. Separate, per norma di legge chiara, le responsabilità individuali e i reati commessi dai presidenti da quelle della società/associazione. Create un contributo di solidarietà per i dilettanti legato ai settori giovanili, con i proventi, dei grossi club, dei proventi televisivi, nell’interesse di tutto il mondo del calcio. E’ ora di rivedere in Italia Mazzola, Rivera, Riva, Domenghini, Baresi, Maldini, Baggio, Facchetti, Cabrini, De Sisti, Totti, Del Piero. E’ ora che le società vengano moralizzate e il calcio dilettantistico torni ad appartenere agli appassionati. I più facoltosi, i più ambiziosi, i più bravi tenteranno la fortuna tra i professionisti o, come pare, tra i semiprofessionisti. Questi due mondi devono essere divisi, sono due cose diverse. La promiscuità non porta mai a buoni risultati”.

L’Agropoli si avvicina al suo centenario in maniera più tranquilla. Nuova società e salvezza possibile, tramite sospensione delle retrocessioni. Come si prospetta il futuro dei delfini, ancora presto per fare possibili ipotesi?

“I delfini si avvicinano al centenario con un grosso regalo ricevuto dal buon Dio. Sicuramente ha voluto restituire alla città ciò che una gestione scellerata le stava togliendo. Una società gloriosa come l’Agropoli rischiava di sparire proprio nell’anno del centenario senza mai un fallimento, con una delle matricole più vecchie del calcio. Solo per una serie di “errori” di cui non stiamo a parlare. Un percorso tortuoso che ha portato a quella che è stata diciamo la “mia gestione” in veste di traghettatore”.

I ringraziamenti a chi ha permesso di ripartire

“Il tutto dopo le dimissioni della società in carica e la consegna della squadra nelle mani del Sindaco Dott. Adamo Coppola e del delegato allo Sport Dott. Giuseppe Cammarota. Con loro si è instaurata una collaborazione. Proficua, leale e produttiva di cui li ringrazio utile soprattutto a capire l’entità dei danni prodotti e a garantire alla squadra di recarsi sui campi per disputare le gare. Poi, alla carica di Presidente dell’amico Nicola Volpe che, con l’ardore infinito di un vero figlio di Agropoli e dell’Agropoli calcio, ha iniziato il nuovo percorso societario”.

Saverio Prota sul futuro

Insieme al rinnovato direttivo e al sottoscritto, per garantire un futuro alla società e il traguardo del centenario, prima di dover fare i conti con questa brutta emergenza. Adesso bisogna fare in modo che questo immenso regalo non vada sprecato. Bisogna fare tesoro degli errori del recente passato. Bisogna perseguire con tenacia, fermezza e intelligenza gli obiettivi, che restano quelli di allestire una squadra in grado di mantenere senza grossi patemi la categoria. Gestita da imprenditori e figure professionali della città, non chiusa, però, ad aiuti esterni, di gente seria, con proposte serie. In modo da coniugare identità, tradizioni, storia e fatto tecnico, rivalutare e potenziare il settore giovanile. In modo da garantire per il prossimo decennio stabilità e continuità ad una squadra che da 100 anni fa battere il cuore di una città da sempre legata allo sport”.

“Ipotesi concrete su quello che potrà essere l’assetto societario non se ne possono fare. Il futuro è davvero troppo incerto: ci sarà da fare un lavoro immane. Chiunque in questo momento, a qualsiasi livello, azzarda delle ipotesi rischia di fare figuracce. Troppe le incertezze. Si potranno ipotizzare soluzioni e passi da compiere solo dopo che dal vertice sarà chiarito se le riforme di cui ho parlato saranno effettuate. Che senso si vorrà dare ai campionati dilettanti, quali aiuti, come definire le questioni pendenti con i calciatori e con gli allenatori che non devono essere abbandonati”.

“E’ necessario un forte e tempestivo intervento di solidarietà da parte di tutte le componenti del calcio oltre al diritto ai contributi statali previsti per le altre categorie di “lavoratori”. Questo chiuderebbe, in maniera soddisfacente per tutte le parti, la situazione in atto al 2 marzo 2020. Troppi nodi da sciogliere per poter programmare adesso e, questo, rafforza il mio grido di allarme circa la necessità di dichiarare subito chiusi i campionati, risolvere la questione pendenze e comunicare subito il format per la ripartenza dei prossimi campionati, dove nulla sarà più uguale a prima”.

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