L’intervista: “Ormai siamo stanchi, riapriamo l’ospedale di Agropoli”

I fondatori del gruppo per la riapertura dell'ospedale di Agropoli intervengono sulla struttura ospedaliera cilentana

Non capita sempre  a un giornalista di fare una intervista con tante  persone coinvolte. Nel caso specifico però è diventato fondamentale dare voce ad un Gruppo costituito su Facebook che al momento è composto da più di tredicimila iscritti: Riapriamo l’ospedale di Agropoli. Luciano Prota, Lucia Grambone , Gerarda Ariana, Vincenzo Di Filippo, Fabio Cortazzo sono i fondatori di questo gruppo che sta lottando per la riapertura del nosocomio agropolese.

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Come, quando e perché è nato questo gruppo?

Il gruppo “Riapriamo l’ospedale di Agropoli ” nasce la sera stessa in cui il Presidente Conte dichiara zona rossa l’intero territorio nazionale e nasce dall’idea ora o mai più. Un presagio che l’emergenza sarebbe stato un percorso lungo e difficile come poi si è rivelato e che, dinanzi ad una vera e propria pandemia, sarebbe stato assurdo tenere chiuse le porte di una struttura ospedaliera nuova che invece poteva garantire le giuste cure a tanti cittadini agropolesi e dei paesi limitrofi. Ovviamente in origine non immaginavamo che il Covid 19 avesse un impatto così forte a livello nazionale ed internazionale tanto da decimare, in alcune regioni del nord, la popolazione e creando, di contro, al sud una vera e propria psicosi connessa alla paura di non avere strutture ospedaliere idonee e in grado di fronteggiare un possibile dilagare del virus.

Quali idee vi siete fatti su questa eterna questione dell’ospedale di Agropoli? Una struttura costruita  tanti anni fa, con tempi biblici, richiusa a otto anni dalla sua riapertura? A cosa è imputabile tutto questo?

La questione ospedale è divenuta fastidiosa ed anche contraddittoria, negli anni, a causa degli scenari che si sono aperti nell’affrontarla. Trent’anni impegnati nella costruzione dell’edificio finalmente aperto dal Presidente Bassolino, in seguito chiuso dal Presidente Caldoro a causa del ridimensionamento della sanità pubblica e poi riaperto  fintamente,  con un minimo garantito, dal Presidente De Luca .Negli anni sono tante le persone che si sono occupate della questione, tanti i gruppi costituiti, tante le manifestazioni di interesse spese anche da parte dei Consiglieri del Comune di Agropoli  per la sua apertura ed alla fine nulla è successo.

A questo punto è chiaro che solo la politica può riaprirlo, evidentemente ci toccherà  aspettare le prossime elezioni regionali.  Infatti, negli ultimi tempi, le manifestazioni di interesse da parte di tutte le correnti politiche sono più che evidenti, tante le interviste rilasciate pro-apertura ospedale di Agropoli anche da parte di chi a suo tempo dovette chiuderlo. Quello che ha messo insieme il “gruppo di riapriamo l’ospedale di Agropoli” è stata la preoccupazione che ci potesse essere un picco da covid19 e ci trovasse impreparati nell’affrontarlo. Come gruppo non abbiamo chiesto il covid19, abbiamo chiesto un ospedale pronto ad affrontare l’emergenza sanitaria che stavamo vivendo, da lì la regione ha designato l’ospedale di Agropoli quale covid19.In considerazione di quello che è successo in Lombardia, Veneto e Piemonte,  dobbiamo ritenerci fortunati perché se la pandemia fosse partita dalla Regione Campania ci sarebbe stata una ecatombe.

Il Governatore De Luca è stato veramente bravo ad affrontare questo stato di emergenza ma, chiaramente,  chi più di lui era edotto di tutte le carenze sanitarie in cui la Regione Campania verteva e purtroppo verte ancora. Le scelte intraprese nel frattempo, però, non sono chiare. Mentre da un lato viene attrezzato l’ospedale di Agropoli a covid19, spendendo la modica somma di un milione seicentomila Euro, vediamo attrezzare con prefabbricati altri centri covid19 per l’emergenza per i quali si riesce a trovare anche il personale sanitario. Nel frattempo, la Regione Campania, firma dei protocolli con le varie cliniche private per il ricovero dei malati covid19 e l’ospedale di Agropoli, ormai pronto, rimane chiuso mettendo anche in difficoltà Il Sindaco Adamo Coppola  il quale era estremamente convinto della prossima apertura del nosocomio .Il problema si riduce alla strumentalizzazione politica del nosocomio e alla scelta scellerata di non voler portare avanti la sanità pubblica a favore di quella privata . Proprio per questi motivi la scelta dell’allora Governatore Caldoro, di voler chiudere l’ospedale di Agropoli, non è comprensibile in quanto, se da un lato si otteneva il risparmio delle spese sanitarie per tutte le strutture pubbliche, dall’altro traevano vantaggio le strutture private che notoriamente costano allo Stato.  Il diritto alla salute  sancito dall’art. 32 della costituzione è diventato un’utopia perché, oggi, chi ha necessità di curarsi deve per forza farlo privatamente, attingendo alle proprie finanze, a causa delle lungaggini create dal ridimensionamento sanitario che non consente l’attuazione di visite specialistiche a breve termine; quindi, chi non ha la possibilità economica di curarsi deve affidarsi a mani divine. Quello che ci è chiaro, a questo punto, è la totale mancanza di volontà da parte della Regione Campania, la quale ha deciso, di non voler prendere una decisione certa rispetto all’ospedale di Agropoli ed i centomila abitanti che potrebbero far capo ad esso. Infatti: mai  ha risposto alle domande fatte anche dagli organi di stampa; mai ha risposto alle domande fatte da noi cittadini; ma la cosa più grave è che non ha mai risposto prima al Sindaco Franco Alfieri, durante il suo mandato al comune di Agropoli e dopo al sindaco Adamo Coppola, mettendoli in grande difficoltà con tutto il popolo del Cilento. Il Governatore De Luca deve avere ben chiaro che se non ci fossero stati Sindaci, come Adamo Coppola ad Agropoli e  Franco Alfieri a Capaccio, lui non sarebbe riuscito a contenere i contagi da covid19, infatti, ha dovuto dichiarare zone rosse vari comuni Campani. Dovrebbe un po’ di rispetto a tutti coloro che sono riusciti a contenere i contagi in luoghi con un indice demografico elevato, dovrebbe un po’ di rispetto ai cittadini che chiedono di applicare un diritto Costituzionalmente garantito. Sinceramente crediamo che dietro a tutte le vicende dell’ospedale di Agropoli ci siano stati e ci siano interessi squisitamente politico/economici. Dietro grossi progetti ci sono sempre grossi affari….quelli degli appalti….quelli della Regione cui, purtroppo,  è affidata la gestione della sanità. Dal nostro punto di vista non ci sono stati politici in grado di cogliere le reali esigenze del territorio e i bisogni della comunità.

Agropoli non doveva uscire dalla rete del piano ospedaliero ma doveva essere utilizzata per creare reparti inesistenti al sud attivando servizi per i quali esiste una poderosa mobilità verso altre strutture nazionali e divenire così l ‘eccellenza del meridione. Nessuno ha compreso l’importanza di avere una struttura ospedaliera funzionante che incentivasse lo sviluppo di tante altre attività locali quali: le strutture alberghiere e la ristorazione per familiari di pazienti ricoverati, oltre a tutte le altre attività commerciali che ne avrebbero giovato. Sembra paradossale non comprendere tutti i risvolti positivi che partirebbero dall’apertura della struttura ospedaliera. Troppe chiacchiere e troppi interessi in gioco. Va riscritta la sanità campana e va ridata la priorità al nostro ospedale ponendolo al centro di una programmazione che lo faccia rientrare nella rete dell’emergenza e che garantisca la sua funzionalità per il futuro senza ulteriori interruzioni di matrice economica e/o politica.

Con tutta la buona volontà si capisce la vicinanza  per ideologia politica e partitica,  al Presidente De Luca  del Sindaco Adamo Coppola e del Sindaco Franco Alfieri ma, a questo punto, ci aspettiamo  che, gli uomini,  Adamo e Franco prendano una posizione certa e ben definita in nome dei propri cittadini  ed in nome di tutti i cittadini del Cilento al fine di aprire definitivamente l’Ospedale di Agropoli.  Quello che spinge a candidarsi e di conseguenza a chiedere il voto ai propri cittadini è la volontà di porsi a tutela dei loro interessi e diritti, questa cosa non deve essere mai persa di vista e della quale dovranno rendere conto tutte le persone coinvolte alle prossime elezioni regionali.

Secondo voi cosa è stato fatto dai comitati pro ospedale prima di voi? In cosa voi siete diversi?

Sono ormai passati più di 50 giorni da quando il Governatore De Luca il 20 Marzo diede la notizia di convertire e attrezzare l’ospedale di Agropoli per ospitare e curare i pazienti infettati dal Coronavirus. Quella notizia fu accolta da tutti noi amministratori del gruppo “Riapriamo l’ospedale di Agropoli” e dei membri che hanno aderito alla nostra iniziativa, come una doppia vittoria. La prima era quella di poter avere un presidio sanitario nel Cilento che potesse essere di supporto alle strutture  già esistenti nel caso di un peggioramento della situazione emergenziale. La seconda, era che questa apertura, potesse essere il volano per la successiva fase post emergenza e della conversione dell’ospedale da struttura Covid in presidio ospedaliero, destinato a svolgere principalmente una funzione di pronto soccorso, destinato a garantire un PS h24 con accoglienza dei casi gravi portati dal 118, oltre alla funzionalità dei reparti così come individuati e funzionanti all’epoca dell’apertura.

Da quel momento, molti di quelli che fattivamente non avevano fatto nulla o quasi nulla che ciò accadesse, salivano  sul carro dei vincitori appropriandosi di meriti della cui veridicità era difficile credere, considerati i risultati avuti fino a quel momento. Tra questi dobbiamo annoverare anche quelli che fino a qualche ora prima erano su tutte le TV e i giornali a ribadire il concetto che Agropoli non avrebbe mai potuto avere una struttura Covid. Ma quelli peggiori dovevano ancora arrivare. Quelli che indossando una nuova maschera da giudici integerrimi, quelli che nonostante le loro iniziali ma false dichiarazioni di auspicio verso l’apertura dell’Ospedale di Agropoli, anche come presidio Covid-19, per i motivi sopra esposti, all’indomani della fantastica notizia data dal Governatore De Luca, non hanno trascorso giorno e momento per sottolineare che non si trattasse di una vera riapertura ma di un “semplice” ospedale Covid.

A rimarcare il concetto, era il pensiero a questo punto, incredibilmente cambiato, rispetto a tante dichiarazioni fatte nei giorni precedenti, che tutto ciò non poteva essere, come di fatto è, una occasione per poter riavere il nostro Ospedale nel pieno della sua operatività di urgenza e non solo. Ma il peggio del peggio doveva ancora arrivare; con una fantomatica sfera di cristallo dalle mirabili proprietà, sono riusciti a vedere anche il futuro asserendo che: ” se l’ospedale verrà riconvertito subito dopo lo richiuderanno!”.  Gente che si è arrogata il diritto di dire pubblicamente che: “probabilmente gli amministratori dei gruppo social attuali pro Ospedale lo fanno per interesse personale”. Gente che vuole darci lezioni su come deve comportarsi un gruppo social e di come affrontare le tematiche in discussione. Ciò che pensiamo noi amministratori del gruppo FB “Riapriamo l’ospedale di Agropoli” di molte di queste persone non ha importanza. De Luca li chiama “i porta seccie” noi pensiamo semplicemente che è gente che cerca consenso ma che consenso non avranno mai perché nonostante tutto, magari anche se con rari buoni propositi, non sono riusciti a portare a casa mai niente.  Il nostro silenzio in questi lunghi giorni è stato ragionevole.  Ci siamo presi tutti il carico di un impegno serio,pur sapendo che era  pieno di ostacoli e difficoltà e siamo sicuri, che anche se non c’è ne sarà la necessità, il Covid Hospital di Agropoli verrà approntato con tutte le misure sufficienti per una eventuale apertura e quindi anche con l’individuazione del personale medico da parte dell’Asl.

Ciò che contraddistingue la nostra azione e il nostro impegno, diversamente da quello che è avvenuto in passato, da altri movimenti pro Ospedale, è che con le parti si cercherà di ragionare nel rispetto delle competenze e delle responsabilità in assenza di un clima conflittuale ma costruttivo con l’assoluta certezza che questa volta la volontà del popolo, di tutti gli uomini e le donne del Cilento, avrà la meglio su ogni tipo di logica nei confronti di chi ci vorrà privare di un nostro sacrosanto diritto che è quello di avere un Ospedale con la “o” maiuscola.

Poniamo il caso che l’ospedale riapre… Quali in questo caso le azioni?

Se l’ospedale di Agropoli riapre hanno solo rispettato i nostri diritti rispondendo ad una chiara ed evidente esigenza del territorio, del  bisogno dei cittadini; hanno dato corso al  naturale epilogo di una vicenda ormai incancrenita che andava affrontata alla radice. L’obiettivo è quello di prenderci ciò che ci spetta di diritto e spetta a tutti noi come cittadini e non solo per il Covid 19, ma per un futuro più sereno e tranquillo in termini di garanzie alle giuste cure nel rispetto del legittimo interesse alla salute. In realtà, sembra anche paradossale dover lottare per qualcosa che, ovviamente, una comunità dovrebbe avere ossia una struttura ospedaliera funzionante. È difficile comprendere tutti i meccanismi sottostanti le vicende che hanno interessato la vita dell’ospedale di Agropoli, ma è certo che questa struttura, non si può logicamente immaginare ferma ed inutilizzata, soprattutto all’indomani di questa emergenza che ha fatto riscrivere delle vere priorità in termini di sanità nazionale.

Noi, ora, non possiamo essere tagliati fuori e non possiamo passivamente accettare che si faccia ancora un passo indietro. Attendiamo fiduciosi che qualcosa si muova in positivo per il futuro e laddove ciò non dovesse accadere, saremo pronti a protestare per raggiungere il nostro obiettivo e metteremo in campo iniziative anche forti.  Il Governatore De Luca deve  assicurare gli impegni presi: la struttura ospedaliera aperta in maniera definitiva con p.s operativo h 24; con reparti funzionanti di degenza; con sale rianimazione già attrezzate; con una camera iperbarica necessaria per la posizione territoriale di Agropoli e dei paesi costieri, e chissà magari per avere in futuro dei reparti che possano costituire l’ eccellenza per il nostro territorio. Se non lo fanno prenderanno atto delle dovute conseguenze del tipo..” chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Tuttavia nei prossimi giorni non resteremo con le mani in mano, e se questo non sarà sufficiente, se è vero che questo è un  gruppo apolitico, al momento delle elezioni, questo gruppo si identificherà anche con quello dell’elettorato attivo e credo che convenga a tutti fare gli interessi comuni,  ormai i cittadini sono stanchi e questa  volta non molleranno finché non porteranno a casa il risultato.

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Roberto Scola

Roberto Scola, quarantacinque anni, Docente di Lettere e cultore di giornalismo e comunicazione di massa. Ho cominciato da giovanissimo la mia attività di collaborazione con varie testate giornalistiche: Il Mattino, La Città, InfoCilento, poi tante rubriche su tanti giornali locali a cadenza settimanale e mensile. Ho avuto esperienze di relatore in progetti che riguardavano la comunicazione. Mi occupo di cronaca, scuola, politica, storia e letteratura. Attualmente è sempre viva la mia collaborazione con: InfoCilento, Cronache Cilentane, Unico.

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