Ospedale di Agropoli, parla l’avvocato Giovanni Basile

Intervista a Giovanni Basile, a capo del comitato pro ospedale di Agropoli

Telefono a Giovanni più di un mesetto fa, quando tutto questo sembrava solo un brutto sogno. Parliamo del più e del meno, soprattutto di attualità. Da sempre amici, compagni di classe; mai siamo andati d’accordo su opinioni politiche, ma la stima ,il rispetto che ho di lui resta immutato. Giovanni è onesto ,soprattutto intellettualmente, di lui mi ha sempre colpito questa frase ,che mi ha sempre detto: ”una cosa può essere il mio impegno politico, altra cosa è il mio impegno nelle associazioni”, soprattutto da sempre il suo impegno è quello di (ri)aprire l’Ospedale Civile di Agropoli. Si è battuto contro Caldoro ex Presidente della Regione Campania di FI, così come Franco Alfieri ex Sindaco di Agropoli. Spesso i suoi detrattori lo hanno trattato come uomo di partito, ma tutto questo non è vero. Il suo impegno civile per la riapertura dell’Ospedale è stato sempre dettato da una voglia che va al di là della politica, chiunque stia al governo sia esso comunale, regionale o nazionale .

Come potresti descrivere la situazione dell’ospedale civile di Agropoli?

E’ sopravvissuto ben poco del vecchio Ospedale Civile di Agropoli. Si può dire che, per ciò che concerne la rete ospedaliera dell’emergenza, attualmente abbiamo ben poco. I 20 posti di degenza, invece, essendo collegati alle patologie trattabili in ingresso alla struttura, sono assimilabili ad una guardia medica avanzata. Il 118 non trasporta casi importanti nella struttura che di fatto è limitata ai codici bianchi e verdi. Tutto da buttare? Assolutamente no, per due motivi. Da un lato avere questo presidio ospedaliero e meglio rispetto al nulla assoluto. Dall’altro, presso la struttura di Agropoli vi è un capitale umano, in termini di medici e di addetti ai lavori, che farà di certo la differenza quando la politica deciderà di restituire ai cittadini di Agropoli e del Cilento il maltolto.

Potresti spiegare la differenza tra il tuo impegno civico e quello politico in riferimento alla questione dell’ospedale di Agropoli?

In realtà penso che non vi sia una diversità tra il mio impegno civico rispetto a quello politico. L’intensità è la stessa. Penso che cambi la possibilità di incidere per la risoluzione delle questioni che interessano il nostro territorio. L’impegno civico, da me intrapreso diversi anni fa, era consapevole di non avere la forza di poter salvare l’ospedale di Agropoli. Quella decisione e le azioni reali per raggiungere lo scopo, erano ad appannaggio della politica e degli enti amministrativi preposti. Il mio ruolo è quello del Comitato da me presieduto, era di informazione e di garanzia. Informavamo i cittadini di ciò che stava accadendo ( in questo senso l’occupazione della Direzione Sanitaria dell’ospedale di Agropoli serviva per avere informazioni dirette) con la garanzia di non farci influenzare dalla politica, anzi colpire tutte le parti politiche (e i partiti) che in maniera trasversale avevano, in tempi diversi ma con le stesse responsabilità, portato alla chiusura. Da ciò, se da un lato, personalmente, ho attratto delle inimicizie politiche (anche aspre) dall’altro posso dire di avere sempre avvertito la considerazione della gente perché ha capito che il mio fine era quello della salvaguardia della struttura.

La mia salita in politica (nella politica non si discende se la si vede come un qualcosa di nobile) è stata una conseguenza del mio civismo. Le decisioni vengono prese in determinate stanze dei bottoni. Avere qualcuno lì o esserci in prima persona può essere fondamentale per veder riconosciuti i diritti di un territorio troppe volte ridimensionato e mortificato senza dover prevaricare nessuno.

In questa ottica il gruppo Facebook “Riapriamo l’ospedale di Agropoli” cosa sta facendo, cosa non sta facendo e cosa dovrebbe fare.

Ritengo che il ragionamento svolto per il Comitato da me presieduto possa essere trasposto per il gruppo in questione. Prima di tutto partirei dalla fine;  cosa dovrebbe fare? Penso che debba essere (come eravamo noi) un gruppo molesto. Deve essere distante dalla politica e non affiancarsi mai ad essa. Deve mettere in difficoltà la politica e non semplice diffusore degli spot che vengono dai soliti interpreti di questa tragedia: correrebbe il rischio di essere visto come strumento mansueto, accondiscendente o di propaganda. Conosco e stimo i fondatori e mi sento di dire loro solo una cosa: “Chi ha fatto Rivoluzione Francese era distante da Maria Antonietta”. Devono colpire forte e colpire duro, me compreso. Da parte mia vi sarà sempre un supporto per ogni movimento che intenda tutelare, in qualsiasi ambito, i diritti calpestati. Sarò sempre dalla parte di chi vuole lottare per l’Ospedale di Agropoli, ponendo una sola condizione: che la lotta sia vera ed ad ogni costo.

Quando entrerà in funzione il Covid Hospital di Agropoli, come sarà la struttura e fino a quando resterà in funzione?

Chiamiamo le cose con il proprio nome. Ad Agropoli non si apre nulla. Si riconverte una parte della struttura per gestire i pazienti Covid. La politica regionale (a fine mandato) non ha mai pensato di riaprire Agropoli. Abbiamo dovuto avere la peggiore crisi mondiale dopo la seconda guerra mondiale per pensare di riconvertire (non riaprire) una struttura all’avanguardia come quella di Agropoli!

L’entrata a regime del Covid Hospital di Agropoli era prevista per fine marzo 2020. Siamo in ritardo di quasi tre settimane, penso che questo comporti una serie di problematiche. La prima può essere che non ve ne sia più un’esigenza immediata anche alla luce dei dati confortanti sulla riduzione dei contagi. Si potrebbe, quindi, verificare che la struttura non venga avviata, ma che sia pronta in caso di un peggioramento della situazione Covid che ad oggi è in miglioramento. Una struttura pronta ma in funzione solo se serve. Ciò potrebbe essere anche dovuto al fatto che se la politica pensa ad aprire un qualcosa, poi è sconveniente doverlo chiudere. Certa politica non guarda agli interessi dei territori, ma a quelli relativi alla sua sopravvivenza. Guarda alla detenzione del potere. Altra problematica può essere l’ansia di prestazione con annessa esigenza di propaganda elettorale. Già è stato tagliato un nastro ad Agropoli. Un nastro di una finta apertura di un Pronto Soccorso. Un atto infimo perpetrato con la convenienza della politica locale. Un atto che ha indotto molti cittadini nell’errore di credere che all’Ospedale di Agropoli, in caso di necessità, era presente una risposta emergenziale ad una grave richiesta di salvaguardia della vita umana. Non vorrei che oggi si compisse lo stesso errore. Pur di dimostrare che si apre qualcosa ad Agropoli, venga allestita una struttura che invece di migliorare la condizione (e ridurre i contagi), di fatto la peggiori. Dico a chi sta adottando queste decisioni di prendersi tutto il tempo necessario purché le cose vengano fatte bene. La salute dei lavoratori, dei pazienti e dei cittadini deve venire prima di ogni cosa.

Quali sarebbero le possibili soluzioni per l’ospedale di Agropoli?

La prima soluzione deve essere quella dell’inserimento dell’Ospedale di Agropoli nella rete ospedaliera dell’emergenza urgenza. Un pronto soccorso h24 con tutti i reparti salva vita annessi e reparto di rianimazione. Detta in questo modo può sembrare poco, ma dietro a questa richiesta vi è un’enorme mole di professionalità, specialità, servizi ed attrezzature. Accanto a questa richiesta, a mio avviso, va ricercata una peculiarità (eventualmente poco o per nulla presente in regione) nella quale l’Ospedale di Agropoli possa assurgere ad eccellenza. Si può partire dalla mobilità passiva. Intercettare tutte quelle richieste sanitarie che i campani soddisfano in altre regioni. Sarebbe a costo zero. La sanità campana non pagherebbe altre regioni, ma tali prestazioni sarebbero erogate ad Agropoli.

Per noi cittadini sembrano delle soluzioni ovvie. La politica a volte sfugge dalla logica, o meglio, segue delle logiche differenti. Non a caso la sanità (che come costi copre la maggior parte del bilancio regionale) è uno dei settori tra i più politicizzati. Capito questo,  si possono comprendere delle scelte apparentemente illogiche, come la chiusura dell’Ospedale di Agropoli.

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Roberto Scola

Roberto Scola, quarantacinque anni, Docente di Lettere e cultore di giornalismo e comunicazione di massa. Ho cominciato da giovanissimo la mia attività di collaborazione con varie testate giornalistiche: Il Mattino, La Città, InfoCilento, poi tante rubriche su tanti giornali locali a cadenza settimanale e mensile. Ho avuto esperienze di relatore in progetti che riguardavano la comunicazione. Mi occupo di cronaca, scuola, politica, storia e letteratura. Attualmente è sempre viva la mia collaborazione con: InfoCilento, Cronache Cilentane, Unico.

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