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Attualità

Agropoli, affetto da Covid-19: lettera aperta di Giovanni Petrizzo

Chiarimento dopo le tante voci che si erano diffuse in città

Di:
Ernesto Rocco
Pubblicato il: 08/04/2020
Aggiornato il: 08/04/2020
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Riceviamo e pubblichiamo, integralmente, la lettera che Giovanni Petrizzo, cittadino di Agropoli affetto da coronavirus, ha voluto scrivere alla cittadinanza per chiarire quanto accaduto e smentire alcune notizie che si erano diffuse sui social e nelle chat WhatsApp relativamente al suo contagio.

Cari concittadini
Io credo che nessuno di noi avrebbe mai immaginato di vivere i tempi che stiamo vivendo.
Gli ultimi eventi che vedono coinvolta la mia famiglia sono talmente fuori dal normale che non appaiono reali
neppure a noi che li stiamo sperimentando.
Ritengo doveroso informarvi correttamente riguardo a ciò che è accaduto.
Lo devo in primo luogo alle persone che mi hanno aiutato nelle vicende di mio padre e per le quali avverto il
maggior peso ed il peggior disagio.
Lo devo alla mia famiglia ed ai miei genitori, duramente provati nel corpo, nella mente e nello spirito;
alla splendida famiglia Petrizzo che, nel momento del bisogno, ha fatto quadrato intorno a noi e ci sta
accompagnando istante per istante;
alla famiglia di mia moglie ed ai miei collaboratori fatti oggetto di dileggio e di emarginazione sociale;
alla mia comunità parrocchiale che mi ha accolto e dato l’opportunità di realizzare la mia aspirazione di Fede.
Consentimi però di dire che lo devo anche alla Città che amo e che mi ha dato i natali e per la quale non mi
sono mai tirato indietro. Nessuno dei miei concittadini si dovrà trovare in futuro nelle condizioni in cui noi
siamo oggi.

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Vengo al dunque.
Smentisco categoricamente le ricostruzioni che stanno circolando in Città, nei post sui social e negli audio di
whatsapp. Gli accadimenti sono altri e sono amareggiato che siano stati tirati in ballo due carissimi amici come
Alfonso e don Bruno.
Da tre anni non ho febbre.
Io e mia moglie non collaboriamo direttamente con la Caritas.
Non ho mai portato cibo a domicilio, tanto meno continuato a lavorare a porte chiuse.
Quando sono uscito, la maggior parte delle volte in farmacia, ho osservato le indicazioni previste indossando la
mascherina, mantenendo la distanza di sicurezza e sanificando le mani.
Tutte le scelte e le decisioni che ho dovuto assumere sono state conformi a quanto previsto dalle norme
comportamentali e comunque mai, dico mai, ho ricevuto da chicchessia, fino al 3 aprile nel tardo pomeriggio,
indicazioni cautelari, consigli precauzionali, obbligo o quant’altro di rimanere in isolamento, quarantena o di
evitare di uscire per qualsiasi motivo.
Ma nonostante ciò, per quale sadico motivo avrei dovuto mettere a rischio la già precaria salute dei miei
genitori, della mia famiglia e delle persone che mi hanno aiutato?
Io comprendo ansie e paure verso ciò che è una malattia sconosciuta, comprendo le perplessità ed i dubbi nei
miei confronti.

Mi resta più difficile accettare e capire il senso di ricostruzioni fantasiose, cattiverie e menzogne gratuite.
Sono un credente e, nonostante le mie miserie, mi sono incamminato da tempo sulla via indicata da Cristo
fiducioso che il buon Dio non mi lascerà da solo e non mi farà mancare il suo sostegno.
Non valuto questa vicenda fossilizzandola al momento attuale ma attendo fiducioso che il tempo dia un perché,
un significato a tutto ciò che mi sta accadendo.
Non provo astio o rancore nei confronti di coloro che stanno facendo del male ai miei cari e che è la realtà che
più lacera il mio cuore; prego per loro affinché possano ripensare i loro atteggiamenti.
Ciò non toglie l’esigenza di tutelare, in tutte le sedi opportune, la mia famiglia e la mia azienda che contribuisce
al sostegno di altre 9 famiglie.
Ringrazio le centinaia e centinaia di persone che in Città, da tutta Italia e dall’estero non ci stanno facendo
mancare la loro solidarietà.
Ho preparato una ricostruzione cronologica di tutto quanto accaduto dal 12 marzo fino alla comunicazione della
positività di mia moglie e l’ho inviata alla polizia municipale.
Chi volesse la può consultare oppure me la può richiedere.
Vi ringrazio dell’attenzione e mi auguro di aver rasserenato un poco gli animi.
Ora lasciateci affrontare in pace e serenità questa durissima esperienza.
Vi voglio bene ad uno ad uno, non all’ingrosso (cit. don Tonino Bello)

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