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Vallo: “La mia attività chiusa nonostante il parere del Governo”

Negozio di sigarette elettroniche chiusa perché non rientra tra le rivendite di tabacchi, ma sembra che per il Governo possa restare aperta

«Mi è stata negata la possibilità di aprire la mi attività, creando un danno a me stesso e ai concittadini». È questa, in breve, la denuncia di Vincenzo La Torraca, commerciante vallese di sigarette elettroniche. «Il Decreto del Presidente del Consiglio dell’11 marzo 2020 – dice – nella sezione relativa ai pubblici esercizi e attività commerciali che hanno il permesso di rimanere aperte, rientra a pieno titolo la mia rivendita di sigarette elettroniche e dei relativi liquidi per eventuali ricariche. Essa rientra, come specificato nell’elenco delle domande frequenti, nella definizione di vendita dei prodotti per fumatori».

Sigarette elettroniche: Il parere della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Le rivendite di sigarette elettroniche e prodotti liquidi da inalazione rientrano tra le categorie di esercizi esclusi dall’obbligo di sospensione e/o chiusura rientrando nella definizione di vendita di prodotti per fumatori. La vendita è consentita sia se effettuata in tabaccherie ordinarie sia se effettuata in esercizi di vicinato diversi dalle tabaccherie, a condizione che si tratti di esercizi specializzati nella vendita esclusiva di sigarette elettroniche e prodotti liquidi da inalazione“.

Faq pubblicata sul sito della Presidenza del consiglio dei ministri

Negozio di sigarette elettroniche chiuso: il parere della polizia locale

Onde evitare problemi, il giovane commerciante ha scritto al comandante dei caschi bianchi Antonio Musto anche al fine di avere delucidazioni in merito. La richiesta è stata formulata via posta certificata, stesso canale utilizzato per la risposta: «L’attività – scrive il comandante – non è classificata come “tabacchi” e/o codice ateco 47.2 pertanto, a parere dello scrivente, non è esclusa dal divieto». A questa risposta, La Torraca ha ribattuto appellandosi alla nota n. 92893 del Monopolio pubblicata il 17 marzo: «La mia attività può continuare – dice – e non capisco perché ci si ostini a mantenerla chiusa. A meno che non esistano altri divieti locali o regionali, in tal caso vorrei esserne a conoscenza, credo che io abbia il diritto e il dovere, nei confronti dei miei clienti, di poter aprire la mia attività. Il tutto – aggiunge – con le precauzioni del caso».

Alla seconda missiva, il giovane non ha ricevuto risposta mentre l’attività chiusa non gli permette sostentamento, in un periodo difficile per tutti. «Questo è però solo uno dei problemi – ci spiega La Torraca – i miei clienti sono obbligati a degli spostamenti anche di diversi chilometri ed oggi sappiamo tutti quanto essi debbano essere contingentati. Qualcuno di essi, dato preoccupante, non potendo rifornirsi di liquido – aggiunge – è tornato alla normale sigaretta, con danni alla salute appurati dai medici».

L’appello del commerciante

L’appello del commerciante è dunque semplice: «Un’apertura anche limitata, almeno per assicurare un servizio al cittadino che in questo modo può non spostarsi. Se il permesso non mi dovesse essere accordato – termina – vorrei almeno capirne la motivazione perché il silenzio di chi di dovere è davvero assordante».

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Arturo Calabrese

Appassionato di giornalismo dai tempi del liceo, si occupa di cultura ed eventi, non disdegnando la cronaca e l'attualità. Per InfoCilento conduce programmi televisivi. È collaboratore del quotidiano "la Città", di televisioni locali e del blog #mifacciodicultura. Laureando in beni culturali impiega il poco tempo libero nel volontariato con la Fondazione Telethon
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