Presepi viventi e territori morenti

La riflessione

Da pochi giorni è trascorso il periodo delle festività natalizie e tutti abbiamo qualcosa da raccontare sul trascorso di questo importante momento: esperienze, pranzi, cene, feste, veglioni e le ricette dei piatti che hanno fatto da artistiche composizioni ad intere tavolate imbandite di una moltitudine di fantasticherie culinarie e pietanze della tradizione in loco.

Chi più chi meno ha fatto la sua parte: c’è chi in cucina ha fatto valere le proprie abilità culinarie ma anche chi non si è risparmiato nel degustare ogni tipo di prelibatezza. Primi importanti, secondi forti e decisi, contorni abbondanti e succulenti, vini d’alta classe e spumanti eccellenti con finali dolci e fruttati.

Amministrazioni, Parrocchie e Enti territoriali hanno, come ogni anno, dato inizio alle festività natalizie con svariati spettacoli musicali e pirotecnici, messe e processioni. Cantanti, Babbi Natale, regali per grandi e piccini, doni, botti, e chiacchiere vicino al fuoco dei tradizionali ceppi, accesi per riscaldare cuori e atmosfere con la speranza che quelle fiamme ascendendo in cielo, portino tanta salute e fortuna e pace nel mondo. Da sottolineare comunque l’importante riscontro che hanno avuto le rappresentazioni in scena dei presepi viventi, organizzate in molti comuni. Di varia forma e contenuto le suddette manifestazioni in questione hanno contribuito a dare spazio a partecipazione e serate a tema, organizzate da compagnie amatoriali e dilettanti del luogo.

Di successo le partecipazioni che sfidando il freddo hanno sfilato per le vie dei centri storici dei piccoli borghi cilentani che, con il loro adagiarsi sulle colline dormienti hanno trasmesso il calore di un presepe. Storiche, romantiche e passionali rappresentazioni ma una domanda nasce spontanea… e dunque : quale potrebbe in fin dei conti essere il risultato della macchina organizzativa di festa messa in piedi durante il periodo di festività? Il Cilento forse cerca un riscatto attraverso le manifestazioni? Crediamo davvero che un presepe vivente o una festa culinaria possa risollevare un territorio martoriato e lacerato da una politica menefreghista e ipocrita? Basta un presepe e un dolce per ritrovare la pace, quella pace tanto attesa che il Natale dovrebbe portare nei nostri cuori? No, non basta affatto! Un territorio, quello cilentano dove per tanto tempo fervida e genuina era la produzione; distese di terreni coltivati, forte la presenza di artigiani e contadini che alimentavano i bar nelle fredde serate invernali e tanti i giovani scolari.

Oggi, purtroppo tutto è diminuito dalla incessante disoccupazione che si è abbattuta sui comuni. Il lavoro costringe ad emigrare in cerca di fortuna e le natalità sono ai minimi storici, così minime da fare chiudere scuole e attività. Possono davvero le amministrazioni ricordarsi del fascino e delle potenzialità di un territorio come quello del Cilento, soltanto nei periodi di festa e di aggregazione sociale? e il resto dell’anno che si fa? Guardiamo seduti ad un tavolino il paese confinante? Unica risposta fin’ora possibile è che non si fa nulla se non aspettare la prossima festa per abbuffarsi e far un po’ di baccano poi giunge l’estate per andare a mare e ci si dimentica dei problemi, tanto, in fin dei conti nu’ simm’ e Napuli pajesa’ ma pure cca tiramo a camba’.

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