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Dissesto idrogeologico, Federcepi: subito un parco-progetti

Il presidente Antonio Lombardi: “Le risorse ci sono, ma non vengono utilizzate, soprattutto al Sud: le “semplificazioni” hanno aggravato la situazione”

A cura di Comunicato Stampa
Pubblicato il 23 Dicembre 2019
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Antonio Lombardi

Ingenti risorse destinate alla messa in sicurezza del territorio non vengono utilizzate, ogni anno, a causa della mancanza di progetti immediatamente cantierabili e di assegnazioni finanziarie che, in conseguenza di questo stato di cose, restano “virtuali”  e rimangono sulla carta.

«È tempo che la politica si assuma le sue sempre più evidenti e macroscopiche responsabilità – è il commento del presidente di FederCepi Costruzioni, Antonio Lombardi – evitando di imputare ogni tragedia alla natura o ai cambiamenti climatici. Trascuratezza e inefficienza della classe politica hanno una incidenza pesantissima, e la situazione peggiora di anno in anno. Soprattutto al Sud, in materia di dissesto, è ormai sistematica l’attribuzione virtuale di risorse: si assegnano fondi, ma non si progetta e non si aprono i cantieri. Dal 2014 il settore del dissesto idrogeologico è stato interessato da rilevanti e ripetuti interventi legislativi, volti a velocizzare la realizzazione delle opere e a ridefinire la governance di numerose istituzioni pubbliche, nazionali e locali, coinvolte: la riforma ha ridefinito i ruoli delle autorità di bacino, dei presidenti delle Regioni come commissari di governo e ha istituito finanche una Struttura di missione ad hoc, Italia Sicura, presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, con il compito proprio di coordinare tutti gli interventi in materia e dare impulso alla realizzazione degli interventi. Eppure ad oggi però, non si sono registrati miglioramenti significativi negli iter procedurali ed amminitrativi. Come stiamo denunciando da qualche giorno, i fondi finanche per la progettazione esecutiva ci sono, sono immediatamente disponibili: eppure si tarda ad attivare interventi». Peggiorando di anno in anno un quadro delle “emergenze” e delle “priorità” già di per sé estremamente preoccupante.

Nel 2015 le Regioni italiane avevano segnalato al ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) la necessità e l’urgenza di oltre 7000 interventi di mitigazione del dissesto, per un valore di circa 22 miliardi di euro, il 90% dei quali rappresentato però da opere ancora da progettare (specie nel Mezzogiorno). Dopo due anni, nel maggio 2017, il fabbisogno di opere richieste dalle Regioni per la medesima finalità era aumentato a 9.420 interventi, per un valore di circa 28 miliardi di euro, di cui la grandissima parte ancora da progettare (solo il 14% dei progetti risultavano cantierabili). “Italia Sicura” il 13 settembre 2017 evidenziava che «il vero ritardo, a dimostrazione di un lavoro di prevenzione mai realizzato finora, sta nelle progettazioni. Delle 9.397 opere richieste dalle Regioni, solo l’11% dei progetti pervenuti sono esecutivi e pronti per gare e finanziamento».

Nel maggio 2017 “Italia Sicura” presentava il “Piano nazionale di opere per la riduzione del rischio idrogeologico”, che riguardava 8.926 progetti corrispondenti ad un fabbisogno, articolato per tipologia di dissesto, pari a circa 25,6 miliardi di euro, a cui andavano aggiunti 3 miliardi già a disposizione delle Regioni, per un totale di circa 29 miliardi di euro, il 90% dei quali rappresentato da opere ancora da progettare, specie nel Mezzogiorno.  I maggiori fabbisogni sono in Campania (4,6 miliardi), Puglia (2,89 miliardi), Sicilia (2,8 miliardi), Veneto (1,98 miliardi) e Piemonte (1,49 miliardi).

Un DPCM del 20 febbraio 2019 (“Approvazione del piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico e il ripristino della tutela della risorsa ambientale”) ha adottato il “Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico” che prevede stanziamenti per 13,849 miliardi di euro per il periodo 2019-2030. Ma anche in questo caso è forte il timore che la mancanza di progetti esecutivi, immediatamente cantierabili, faccia svanire per il Mezzogiorno questa ulteriore, straordinaria opportunità. Come accade ormai con allarmante sistematicità: «Il Governo – conclude il presidente Lombardi – di recente ha confermato che le risorse immediatamente disponibili per la prevenzione dei rischi legati a frane ed alluvioni, ammontano complessivamente a 700 milioni. Ma saranno dirottati su progetti immediatamente cantierabili. La Campania, come tutte le regioni del Mezzogiorno, sconta la pessima pianificazione progettuale degli scorsi anni, e continua a perdere occasioni per mettere in sicurezza il proprio territorio. Occorre invertire la rotta e investire su un Parco progetti esecutivi ed immediatamente cantierabili. Non si può e non si deve, in un territorio ad elevato rischio, risparmiare sulla prevenzione e sulla sicurezza.

TAG:campaniafedercepi
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