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Il mondo dell’arte e il Cilento piangono lo scultore Antonio Trotta

"Nella sua prestigiosa attività ha ha dato lustro non solo al nostro paese ma al Cilento intero"

Il Cilento e il mondo dell’arte piangono Antonio Trotta, scultore italo-argentino originario di Stio. Qui era nato nel 1937 per poi trasferirsi in Argentina 12 anni dopo. Proprio in Sud America iniziò la sua attività di scultore. Negli anni ha esposto in importanti musei arrivando al successo internazionale nel 1968 partecipando alla biennale di Venezia. Rientrato in Italia negli anni ’70, a Milano, ha esposto le sue opere in grandi città della Penisola ed anche all’estero.

Forte il suo legame con il Cilento: nel 2007 a Stio è stato inaugurato il Museo/Archivio a lui dedicato, dove si conservano alcune delle sue opere più significative, tra cui alcune presentate alle Biennali veneziane: Ricamandosi (del 1975), un ricamo su seta ispirato a Vermeer, L’ulivo a Oriente, gesso di una delle sue sculture più note (un realistico velo in marmo su cui è disegnato un ulivo) e La fontana della pace. Anche l’opera marmorea presente all’ingresso del Tribunale di Vallo della Lucania porta la sua firma.

Il sindaco di Stio, Natalino Barbato, ha voluto esprimere il suo cordoglio per la scomparsa dell’artista: “Nella sua prestigiosa attività ha ha dato lustro non solo al nostro paese ma al Cilento intero, mai dimenticando le sue origini geografiche e culturali”, ha detto il primo cittadino. “E’ stato capace, con la sua arte, di far credere al marmo di essere carta – ha aggiunto – plasmandolo mirabilmente quasi a fargli perdere la consistenza, trasformandolo in leggerezza”.

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