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Parte da Pollica la “crociata” contro il decreto salva Roma

"Siamo ancora una volta di fronte ad un atto di grave mancanza di rispetto dei cittadini e soprattutto della meritocrazia"

POLLICA. Una norma inserita nel cosiddetto “decreto crescita”, approvato giovedì 4 aprile dal Consiglio dei ministri, porterà lo Stato a farsi carico direttamente di gran parte del grosso debito del comune di Roma, e permetterà di mettere in sicurezza il bilancio comunale evitando il rischio di una crisi di liquidità per la città. Una decisione che sta innescando numerose polemiche da parte di rappresentanti politici ma anche delle istituzioni locali, in particolare rappresentanti di comuni virtuosi.

Decreto salva Roma: accuse al Governo

“Siamo ancora una volta di fronte ad un atto di grave mancanza di rispetto dei cittadini e soprattutto della meritocrazia”, tuona il sindaco di Pollica che ha invitato i sindaci italiani a sottoscrivere un appello. I primi firmatari sono stati Asolo e Aiello.

“Le autonomie locali virtuose che ogni giorno cercano di trovare sempre nuove modalità di finanziamento per evitare di indebitarsi, sono mortificate da provvedimenti come quello per il debito di Roma Capitale”, esordisce Pisani. “Con un colpo di spugna il governo nazionale cancella 12 miliardi di debito dal bilancio di Roma Capitale – aggiunge – ma la stregoneria praticata dal Governo in una operazione definita fasullamente “Win Win” dalla sottosegretaria all’economia Castelli, si limita solo a trasferire il debito di Roma Capitale sulle spalle di tutti i cittadini italiani”.

Il Decreto salva Roma mortifica i Comuni virtuosi

Questa situazione mortifica i Comuni virtuosi, “già costretti a contribuire al Fondo di Solidarietà divenendo di fatto contributori netto dello Stato e adesso si devono anche sobbarcare il debito di Roma Capitale!”, dice il primo cittadino di Pollica che poi aggiunge: “Se questo è il concetto di federalismo del Governo non ci resta che continuare a dare battaglia ad un modo assurdo di trattare le Istituzioni più prossime ai cittadini, i Comuni, quelli che da sempre sono chiamate in causa per qualsivoglia esigenza e che ancora rappresentano l’ultimo baluardo della nostra democrazia”.

Dai Comuni di Pollica in Campania, da Asolo in Veneto e Aielli in Abruzzo, quindi, parte oggi una richiesta al Governo Nazionale di correttezza, responsabilità e rispetto di chi lavora quotidianamente al benessere dei propri cittadini e alla crescita del proprio territorio. “L’aiuto già fornito a Roma Capitale da parte del Governo con un contributo di circa 300 milioni all’anno per risanare il debito è già più che sufficiente”, conclude Pisani.

L’adesione all’appello di San Giovanni a Piro

Nelle scorse ore anche il sindaco di San Giovanni a Piro, Ferdinando Palazzo, ha accolto l’appello del collega di Pollica. “GAP ha approvato il bilancio 2019 il 19 dicembre dell’anno scorso e con Delibera di Giunta n. 42 del 18 marzo ha registrato un avanzo di amministrazione 2018 di € 1.251.950. …Poche Istituzioni possono vantare tali risultati di gestione, ma per questi virtuosismi SGAP non riceve alcun plauso, nè alcun vantaggio”, spiega Palazzo. “Di contro, i Comuni che si specializzano in gestioni spericolate vengono aiutati, oserei dire, a fare ancora peggio – aggiunge – Sebbene da cristiani conosciamo la parabola del Figliol prodigo, viene da chiedersi: se la meritocrazia, e quindi le responsabilità, non valgono per le Istituzioni e chi le rappresenta, come possiamo chiedere ai cittadini di aver fiducia che le loro capacità saranno giustamente riconosciute o le loro incapacità pubblicamente bollate?”

“Perciò non posso che condividere e sottoscrivere le affermazioni del Sindaco di Pollica, Stefano Pisani”, conclude il primo cittadino.

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