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Capaccio Paestum: cultura, chiarezza e concretezza per la politica del territorio

“Il parere di Giancarlo Di Filippo, presidente dell’Associazione Culturale Mineia”.

Sulla situiazione politica di Capaccio Paestum interviene Giancarlo Di Filippo, presidente dell’Associazione Culturale Mineia che attraverso una nota, di seguito pubblicata, fa la sua analisi sulla situazione politica attuale e sul futuro della città.

L’ analisi rispetto a quanto realisticamente sotto gli occhi di tutti, spinge certamente ad ergersi a critici, affossando, in questo modo, ancor più ciò che rappresenta, una zavorra per la nostra amata città. Andrebbe, contrariamente ed in controtendenza, assunta la responsabilità di spingersi oltre, di compiere quel passo in avanti, che sa squisitamente di cultura, di crescita, di emancipazione, necessario per l’evoluzione di una intera comunità.

Vivere in un luogo, vivere di quest’ultimo, deve trasferire ad ognuno il desiderio di apportare il proprio contributo, ognuno ha il dovere morale, nonché il diritto, di contribuire allo sviluppo collettivo. Sembra sia tutto fermo al palo, in attesa di chissà cosa, di chissà chi!

La disaffezione alla classe politica, la totale indifferenza, soprattutto da parte di chi dovrebbe scendere in prima linea, i cosiddetti “giovani”, così come l’ostinazione dei “vecchi”, a non concedere spazio, rimetteranno sempre e solo lo stesso fallimentare risultato.

Bisognerebbe interagire, integrarsi e tessere una tela unica, per quel “bene comune”, che tanto siamo abituati a sentire dire, senza che poi lo si viva realmente.

Una terra con delle specifiche caratteristiche, che arretra piuttosto che spiccare il volo, che si violenta, piuttosto che offrire soluzioni, non darà mai ciò che chi la abita e la vive, merita!

Lo spopolamento resterà un punto certo, l’arricchimento di pochi, le speranze infrante di tanti, allo stesso modo. Ad un piano di sviluppo serio, soprattutto concreto, realizzabile a breve con collegamenti a progetti di medio e lungo termine, bisognerebbe dedicarsi.

Sprecare litri di inchiostro e fiumi di parole, per raccontare ciò che è evidente, sia irrealizzabile e/o complicato da attuare, sarà utile alle sole campagne elettorali.

Senza cadere nella retorica, tantomeno senza approntare programmi, l’invito vuole essere rivolto alla partecipazione, al coinvolgimento di tutti, e, di tutte le età.

Sembrerebbe scontato il riconoscimento di rappresentare a coloro i quali, per qualifica destinata, (incerta ne è la provenienza!), ci guidano ormai da sempre in una gestione della cosa pubblica, ora buona, ora meno buona, contrariamente però al pensiero collettivo, ovvero, si fa di fatto, ciò che non si vuole.

Ahinoi, tanto rappresenta esclusivamente un protrarsi di quanto vissuto da sempre!

La partecipazione è rappresentata non solo dal ricoprire ruoli, cosiddetti di prima linea, di scesa in campo, ma già dall’interessamento a quanto accade intorno a se stessi, e coinvolgendosi al punto di esprimere un proprio parere.

Ottimizzare, attuare e programmare, operando nella semplicità delle cose, offrendo servizi basilari, garantendo una buona vivibilità nel quotidiano, ecco cosa rappresenta il vero “rilancio”!

Ogni territorio possiede in se, una o più vocazioni, ma ciò non vuol dire che queste debbano essere valutate esasperandone il potenziale, poiché realisticamente si vive di concretezza e consuntivi.

Di esempi ne abbiamo: una città logisticamente frammentata, che esprime da sempre un mancato senso di appartenenza da una contrada all’altra, non si comporterà mai come tale, se non si caratterizza attraverso le peculiarità di ognuna che vanno supportate ed incoraggiate.

Un litorale che necessita di ordine, decoro e servizi, (parcheggi, percorsi nella fascia pinetata, organizzazione dei servizi connessi), senza miopi visioni di sviluppo fantascientifico immediato, ma reali attuazioni dell’essenziale con l’impegno di pianificarne, nel tempo, uno sviluppo di qualità.

Formazione delle figure professionali di cui un territorio necessita, affinché gli sbocchi lavorativi siano diretti ed a portata di mano.

Gli esempi sono molteplici e svariati, ma con l’illusione che la crescita, venga solo a seguito di stravolgimenti strutturali e non culturali, si rimarrà prigionieri di se stessi e di una terra “amara”.

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