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Curiosità artistica e teologica nel presepe napoletano della Chiesa di San Marco di Castellabate

E' stato curato dal maestro Costabile Bronzo

Allestito per il secondo anno, nella chiesa di San Marco Evangelista in San Marco di Castellabate, il presepe artistico napoletano a cura del maestro Costabile Bronzo.
Il presepe napoletano è, in un certo senso, la sintesi di una spiritualità popolare, sentita, vissuta e stratificata nei secoli, capace di riconoscere nell’apparente semplicità della nascita di un Bambino il mistero di un annuncio di salvezza dato agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

È, dunque, attraverso un lungo percorso storico e spirituale che si è giunti a quella vivida e complessa rappresentazione, composta da eleganti statuine di grande pregio, modellate in terracotta e stoffa da artigiani figurinai e da artisti famosi.

Il presepe napoletano, infatti, presenta caratteristiche specifiche che lo differenziano dalla semplice ricomposizione della scena di Betlemme, anzi che se ne allontanano sostanzialmente e in un modo che potrebbe sembrare totalmente antistorico, ma che, al contrario, esprime appieno il significato teologico dell’Incarnazione e la permanente attualità dell’evento evangelico. Gli ambienti, i personaggi, le scene che animano il presepe napoletano sono il risultato di una lunga dimestichezza con la fede e con la dottrina, diffusa anche nei ceti sociali più popolari dall’insegnamento dei grandi santi che vissero e predicarono a Napoli, da san Tommaso d’Aquino a sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Nel presepe di San Marco di Castellabate, quest’anno, è raffigurata anche la scena mitologica della SIRENA LEUCOSIA per due motivi; il primo è un richiamo all’isola di Licosa, il secondo è più teologico. La sirena simbolizza i rischi dell’abbandono della retta via, a causa dell’ascolto del richiamo dei sensi (lussuria) – prestare ascolto alla malia, rende l’umanità ammaliata, cioè priva di ragione, di controllo e di capacità di discernimento; è metafora della necessità dell’uomo di deviare le proprie pulsioni o di contenerle, in quanto un eccessivo ascolto dei richiami che suscitano la reazione della carne, porta a deviare rispetto alla costruzione della civiltà, a cui tutti devono tendere.

L’arcangelo San Michele che trafigge la sirena è il chiaro segno della vittoria di Dio sul male, sulle pulsioni meramente carnali. Posta sotto la Grotta questa scena ci ricorda che la nascita del Cristo, luce del mondo, segna l’inizio della fine del potere delle tenebre. (Chi entra nella Basilica di Castellabate, nella navata destra, si trova al cospetto di un san Michele tutto particolare: una tela cinquecentesca raffigura l’arcangelo Michele che al posto di trafiggere il classico diavolo trafigge una seducente Sirena).
Bisogna tener presente che nel presepe napoletano ogni personaggio o scena rimanda a qualcosa di spirituale.
Alla fine, infatti, questo incredibile modo di rendere visibile e tangibile ciò che è spirituale, non ha che una motivazione: rammentare a ciascuno di noi che la nascita del Salvatore è un evento straordinario che accade proprio nella nostra vita e al quale ognuno di noi è chiamato ad essere presente.

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