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Morte di Massimiliano Malzone, 7 sanitari rischiano il processo

Tre di loro sono stati già condannati per la morte di Francesco Mastrogiovanni

Sette sanitari, tra cui tre medici già condannati per il caso Mastrogiovanni rischiano il processo per la morte di Massimiliano Malzone, il 39enne di Montecorice deceduto l’8 giugno del 2015 nel centro di igiene mentale dell’ospedale di Sant’Arsenio. L’uomo si trovava ricoverato a seguito di un trattamento sanitario obbligatorio.

Il caso rischiava di essere archiviato, così aveva deciso la Procura della Repubblica di Lagonegro, ma grazie all’opposizione presentata dall’avvocato Michele Capano, legale della famiglia Malzone, le indagini sono proseguite.

Nel registro degli indagati sono finiti sette sanitari che ebbero in cura il 39enne durante i giorni di ricovero nella struttura sanitaria del Vallo di Diano. Per tutti è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. A febbraio si terrà l’udienza preliminare. L’accusa è di aver tenuto comportamenti “negligenti ed imprudenti nonché omissivi del monitoraggio del profilo cardiologico del paziente durante il trattamento farmacologico neurolettico”.

Malzone morì dopo 12 giorni di ricovero in seguito ad un arresto cardiaco provocato dall’azione di una serie di medicinali che gli erano stati somministrati. Ai familiari fu consegnato uno zaino contenente delle maglie intime sporche di urina. Così, i parenti, insospettiti, sporsero denuncia: dalla relazione del medico legale emerse che il 39enne fu sottoposto a contenzione fisica, ma non continua e mai con il blocco di tutti gli arti. “Ancora una volta – dichiara l’avvocato Capano che ha seguito anche il caso Mastrogiovanni – si è arrivati al processo solo grazie alla tenacia dei familiari che sono andati al di là dell’insufficiente attenzione della Procura della Repubblica”.

Davanti alla richiesta di archiviazione la famiglia del 39enne non si è arresa. Assistiti dall’avvocato Capano e con in mano le valutazioni tecniche del consulente Giuseppe Ortani, psichiatra, sono riusciti a far proseguire le indagini, a convincere il Gip e ad arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio. “Il nostro impegno – ribadisce Capano – è affinché si cambino le prassi in alcuni reparti dei nostri ospedali. Dopo
Mastrogiovanni ci sono altri capitoli da scrivere. Nulla è cambiato”.

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