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Il Parco Archeologico di Elea – Velia nel degrado: l’amaro racconto dell’archeologo Saverio Giulio Malatesta

"Girando per l'area, sembra proprio che l'Uomo si sia arreso"

“Il Parco Archeologico di Elea-Velia mi ha colpito per il senso di abbandono che attanaglia sempre più i siti archeologici del mio sud”. Il grido di denuncia arriva dall’archeologo Saverio Giulio Malatesta che con un lungo messaggio esprime tutta la sua delusione per lo stato in cui versa l’area archeologica sita nel Comune di Ascea e racconta con amarezza la sua esperienza.

Giunto a Velia con degli amici, la sua intenzione era quella di visitare un’antica fornace posta fuori dell’area archeologica. E’ a questo punto la prima amara sorpresa: “Ho chiesto indicazioni ai funzionari in loco, che mi hanno risposto in maniera confusa, sconsigliandomi di andare perché difficile da raggiungere. Non volendo demordere, abbiamo seguito alcune indicazioni incrociate tra qualche riferimento sul web e un vago cartello: ci siamo così trovati a vagare nella campagna, chiedendo informazioni a chi incontravamo, tra abitanti e contadini. Nessuno ne sapeva nulla. Siamo riusciti ad arrivarci, dopo un bel po’ di tempo, perché la località del sito era la medesima di un’isola ecologica, invece ben indicata (meno male), e grazie a una sana dose di testardaggine: per poco non ci mancava che non la vedessimo, essendo non ben visibile dalla strada ed essendo i cartelli pressoché consunti e illeggibili”, racconta. “Alla fine la strada per arrivarci non era affatto difficile: lasciata l’area archeologica, si prosegue verso sud fino a una pompa di benzina, si gira a sinistra, si oltrepassa un cavalcavia e si procede sempre dritto finché non si vede una tettoia di lamiera sulla sinistra, quasi anonima se non fosse per il cartello che a leggerlo devi essere fortunato a trovarti nelle giuste condizioni di luce”, aggiunge. Eppure si tratta di un impianto importante, pertanto “lascia interdetti vedere lo stato in cui versa, nella sostanziale indifferenza della cittadinanza che vi abita a ridosso, ignorandone completamente la natura”, dice l’archeologo.

Se l’antica fornace è nel degrado, non migliore è la situazione delle altre zone, anche a causa dell’incendio che ha interessato l’area archeologica nel 2017. “Porta Rosa e Acropoli chiuse del tutto, solo il Quartiere Meridionale visitabile – dice Malatesta – Girando per l’area, sembra proprio che l’Uomo si sia arreso: cartelli sbiaditi, generale trascuratezza, impianti divelti, attrezzatura abbandonata, recinzioni in legno spaccate, servizi igienici fatiscenti, edifici destinati a chissà quale tipo di attività abbandonati. Qui il fuoco non è arrivato, ma è come se lo fosse, facendo evaporare la voglia di lottare”.

“Possibile che regni tanta disaffezione per Elea? Che fine hanno fatto gli investimenti previsti dal PON Cultura e Sviluppo? Come il passaggio al Polo Museale della Campania può aiutare il sito, dovendo gestire diverse realtà monumentali e ugualmente critiche?”, queste le domande che l’archeologo si pone.
“Sono sempre più convinto che coinvolgendo la cittadinanza in azioni forse piccole, ma mirate e di impatto, serva non tanto a sensibilizzare, quanto a renderla effettivamente partecipe della consapevolezza del proprio territorio, del valore della storia e del significato di comunità e di bene comune”, conclude.

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3 commenti

  1. Sono un ristoratore, ma mi dispiace scrivere, che ai miei turisti non posso che mandarli a far visitare altre bellezze presenti nel nostro territorio…è da anni che viviamo sempre la stessa storia….se voglio far conoscere il fieno e l’impagliatura delle canne, ci sono posti tenuti egregiamente…ma non Velia…

  2. Bravo , ma a parte gli scavi nel degrado Cisa offre il paese ? Mare punto. Se nn si crea qualcosa il paese è finito

  3. Il paese è diventato un agglomerato confuso di case e le locazioni estive l’attività di impresa più ambita dai paesani. Il rilancio di Ascea può passare soltanto attraverso una seria riqualificazione urbana ed una valorizzazione culturale del territorio. Non penso ci siano sensibilità e potenzialità capaci di incidere in questo senso, siamo fermi al palo della cafonaggine più assoluta. La fornace di Velia è solo l’emblema di un imbarbarimento del territorio che ha molteplici responsabilità. In primis quelle dei miopi asceoti.

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