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Frana del Mingardo, Ortolani: “Senza un intervento oculato questi patrimoni sono destinati a scomparire”

"Occorre una visione nuova dell’ambiente basata sulla tutela e sulla valorizzazione. Siamo ancora in tempo"

Si continua a discutere sul crollo registratasi nell’area del Mingardo, a Camerota. Un episodio che ha innescato non poche polemiche e destato preoccupazione per una delle aree della costa del Cilento più frequentate durante la stagione estiva. Ad intervenire anche il senatore del Movimento 5 Stelle Franco Ortolani. “Senza un intervento oculato ambientalmente compatibile questi patrimoni sono destinati a scomparire progressivamente”, avverte. “Niente di male – aggiunge – se questi monumenti non rappresentassero una consolidata base per l’economia turistico – balneare del Cilento”.

“La Cala del Cefalo – spiega – è un tratto costiero in cui il mito è di casa e rappresenta un grande prodotto del made in Italy della natura che ci ha regalato uno dei tratti costieri più belli del Mediterraneo. Sono circa 5 km di spiaggia che iniziano con l’Arco Naturale di Palinuro e finiscono alle prime gallerie artificiali percorse dalla strada costiera per Marina di Camerota. Un costone roccioso costituito da roccia calcarea fratturata e da una copertura di sedimenti quaternari cementati e sciolti lungo una parete sub verticale instabile geomorfologicamente come evidenziato dai ripetuti crolli tra cui quello luttuoso del 10 agosto 2015 nella discoteca il Ciclope. Lo stesso Arco Naturale è soggetto a crolli ripetuti per cui è vietato il suo attraversamento. Il fiume Mingardo che sfocia tra l’Arco Naturale e lo scoglio Mingardo, ogni estate tra luglio ed agosto si prosciuga in quanto l’acqua delle sorgenti di Rofrano è stata captata decine di anni fa. Peccato che la falesia retrostante non sia stabile geomorfologicamente e che la spiaggia sia interessata da inarrestabile erosione. E si che quest’area si trova tra le zone protette terrestri del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e quella marina Costa degli Infreschi-Masseta.

La natura ci ha donato monumenti ambientali impareggiabili che come i monumenti fatti dagli artisti del passato necessitano di una attenta tutela per contenere il naturale degrado”.

“Per ora – sottolinea Ortolani – l’uomo assiste all’evoluzione naturale e alla progressiva trasformazione dei monumenti ambientali in problemi di sicurezza e alla perdita inarrestabile del bene comune spiaggia”. “Occorre una visione nuova dell’ambiente basata sulla tutela e sulla valorizzazione. Siamo ancora in tempo”, conclude.

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