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Omicidio Allegretti, condannato Costabile Piccirillo

Per lui l’accusa aveva chiesto l’ergastolo

AGROPOLI. E’ stato condannato l’omicida reo confesso dell’omicidio di Rosa Allegretti, Costabile Piccirillo. Il Pm Ivana Niglio aveva chiesto per lui l’ergastolo, mentre i giudici dell’Assise di Salerno – presidente Massimo Palumbo – gli hanno comminato una pena di 28 anni e sei mesi di reclusione; per il possesso delle armi, inoltre, Piccirillo (difeso dai penalisti Michele e Francesca Sarno) è stato condannato a un anno e sei mesi.

L’omicidio di Rosa Allegretti, sconvolse l’intera comunità agropolese. Era il 22 dicembre 2011 quando in un fondo agricolo nei pressi di via Mascagni di Agropoli dei cercatori di funghi videro emergere dal terreno un corpo e diedero l’allarme. Era appunto il cadavere dell’Allegretti. I piedi erano stati legati con una fune e il corpo, ancora vestito, non presentava particolari segni di violenza ad eccezione di una grossa ferita sulla testa. L’attività investigativa portò subito a concentrare l’attenzione su Costabile Piccirillo, all’epoca 38enne, poiché notato, il giorno precedente, sul luogo del ritrovamento del cadavere. A distanza di poche ore questo veniva arrestato. Dapprima negò qualsiasi tipo di coinvolgimento nella vicenda, poi, visti gli schiaccianti elementi di prova a suo carico e vistosi messo alle strette confessò.

La vicenda iniziò il 21 dicembre, tra le ore 12.00 e le ore 12.30: Piccirillo era alla guida del proprio Fiat Scudo di colore bianco quando, giunto in località Foce Sele di Capaccio, notava l’Allegretti, dedita al meretricio in una via isolata, quindi decise di rapinarla. Con un pretesto fece salire la vittima in macchina e, subito dopo, con minaccia, le intimò di consegnargli il denaro; alle resistenze della stessa, dopo averla immobilizzata con un suo braccio, la colpì ripetutamente con un bastone alla testa, la donna riuscì a divincolarsi e a fuggire, venendo però inseguita e bloccata. Il Piccirillo, a questo punto, le legò i piedi e le mani con delle corde e, per non permetterle di urlare, le infilò un fazzoletto di stoffa in bocca, avvolgendole il viso con dello scotch; infine la caricò nel cassone del suo mezzo e partì alla volta di Agropoli. Giunto in località Linora di Agropoli, la vittima, riuscendo a liberarsi le mani dal vincolo delle corde, aprì lo sportello scorrevole del mezzo e cercò di scappare, venendo, però, nuovamente bloccata, malmenata e legata con fascette autobloccanti. Una volta arrivato sul fondo agricolo ove poi il corpo della donna è stato rinvenuto e constatato che la stessa era deceduta, Piccirillo decise di occultarne il cadavere scavando una buca e ricoprendo la stessa con terreno, pietre e fronde di mirto.

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