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Agropoli, l’opposizione si spacca. Abate a Di Luccio: la minoranza non sei tu

Agropoli, l’opposizione si spacca. Abate a Di Luccio: la minoranza non sei tu

Polemiche dopo l’ultimo consiglio comunale di Agropoli. Abate accusa Alfieri e Di Luccio. Al centro delle polemiche la composizione delle commissioni.

Polemiche dopo l’ultimo consiglio comunale di Agropoli. Abate accusa Alfieri e Di Luccio. Al centro delle polemiche la composizione delle commissioni.

AGROPOLI. Strascichi polemici nell’opposizione dopo l’ultimo consiglio comunale. Ad alzare i toni è il consigliere Agostino Abate dopo un episodio che egli stesso definisce “un atto gravissimo”. “Il Sindaco Franco Alfieri nel proprio delirio di onnipotenza arriva anche a scegliersi l’opposizione preferita”, esordisce l’ex esponente dell’Udc. “Pasquale Di Luccio ha gettato la maschera – ha aggiunto – Pur di non scontentare il Sindaco non ha votato la mozione della minoranza che intendeva ridare equilibrio ,nelle Commissioni consiliari, nei rapporti tra maggioranza e opposizione”.

La polemica riguarda la riformulazione delle commissioni consiliari: il consiglio comunale, infatti, ha affidato a Di Luccio tutti i ruoli che sarebbero dovuti spettare alla minoranza. “Un rappresentante evidentemente comodo, compiacente, zelante nell’assecondare ed ammiccare ai voleri della maggioranza”, dice Abate. “La cosa grave – aggiunge – non è soltanto che il Sindaco abbia imposto, per l’ennesima volta, la sua idea di democrazia: comando io e zitti tutti!; la cosa ancor più grave è che Di Luccio, gettando la maschera, si presti a questi giochetti mostrandosi chiaramente quale minoranza compiacente e di comodo, che non crea e non dà fastidio”.

“Caro Di Luccio, la dignità politica ti avrebbe dovuto consigliare di dimetterti dalle commissioni per rimettere la partita in gioco: non lo hai fatto e non penso lo farai. Fortunatamente per Agropoli – conclude Abate – la minoranza non sei tu; in questa città c’è ancora spazio per voci libere che non si piegano alle logiche di colui che si crede il “padrone dei voti”.

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