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L’addio a Moira Orfei, icona di eccesso e di passione

L’addio a Moira Orfei, icona di eccesso e di passione

Addio a Moira Orfei, la regina del circo italiano.

L’addio a Moira Orfei, icona di eccesso e di passione

Addio a Moira Orfei, la regina del circo italiano.

“In realtà sono una donna semplice”, amava dire Moira Orfei quando le indicavano il mastodontico camper, le vesti scintillanti, la cipria pesantissima di chi, come cantava qualcuno, si trucca perchè la vita non lo riconosca. Gitana di origini, ultima leggenda del circo italiano, e in parte dell’intera nostra cultura, Moira Orfei era diventata talmente popolare da cambiare nome al circo di famiglia per chiamarlo come se stessa. Bastava il suo turbante di capelli stampato sui manifesti per annunciare l’arrivo delle carovane mobili e dei tendoni rossi, le scene e i sipari di un universo da sempre imperscrutabile, governato e abitato da famiglie che insieme all’arte circense si tramandano il destino ineluttabile dei nomadi.
Bellissima e verace, Moira lavora in gioventù con i piu grandi del cinema italiano ma poi sceglie di dedicare tutto alla passione della vita, contribuendo col suo carisma a tenere in piedi un settore appannato dal tempo. Gli incidenti con le tigri e gli elefanti, le malattie, le polemiche, persino le settimane trascorse in Iran ostaggio della rivoluzione, non scalfiscono la volontà di portare il suo mondo in avanti coniugando tradizione (non ha mai voluto rinunciare agli animali nonostante le proteste) e modernità.
Di fronte a un circo da sempre percepito come regno grezzo, umile, persino malinconico, lei appariva splendente, lussuosa, opulenta. Un contrasto che aveva le sembianze stesse del pagliaccio, il cui sorriso è disegnato sul volto per nascondere esistenze in fondo grame, proprie di chi diverte solo gli altri.
Moira Orfei, invece, divertiva e si divertiva, sorrideva a sè e al mondo, rideva di sè stessa più che degli altri. E soprattutto, per onorare la sua promessa in ogni momento, soffocava quella rivendicata semplicità interpretando senza sosta le luci della ribalta, vestendosi di eccesso e non gettando mai la maschera.

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