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Capaccio: ancora polemiche per il cambio di denominazione

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CAPACCIO. Dopo che il consiglio regionale ha cessato il suo mandato senza ratificare l’esito del referendum per il cambio di nome (da Capaccio in Capaccio Paestum), il comune passa al contrattacco per evitare che sia necessario ripetere tutto l’iter burocratico. Chiesta la nomina di un commissario ad acta presso gli
organi istitutzionali affinché “salvaguardi la volontà dei cittadini e dia seguito all’esito del quesito referendario”, con il quale i cittadini si erano espressi a favore del cambio di nome.

Capaccio: ancora polemiche per il cambio di denominazione

CAPACCIO. Dopo che il consiglio regionale ha cessato il suo mandato senza ratificare l’esito del referendum per il cambio di nome (da Capaccio in Capaccio Paestum), il comune passa al contrattacco per evitare che sia necessario ripetere tutto l’iter burocratico. Chiesta la nomina di un commissario ad acta presso gli
organi istitutzionali affinché “salvaguardi la volontà dei cittadini e dia seguito all’esito del quesito referendario”, con il quale i cittadini si erano espressi a favore del cambio di nome.

La notizia, però, non è piaciuta ai membri del comitato “15 giugno”, che non esitano ad attaccare con toni duri l’amministrazione comunale. “Vogliamo rappresentare al Sindaco e alla Giunta Comunale di Capaccio – si legge in una nota – che il Commissario ad acta è una figura che viene utilizzata, nell’ambito di procedimenti amministrativi, per ottenere l’esecuzione di una sentenza amministrativa o l’espletamento di una procedura amministrativa (non legislativa). Ragion per cui ci torna difficile comprendere in che modo (e da chi)
possa essere commissariato un Consiglio Regionale, “organo legislativo” e non amministrativo, previsto dall’art.121 della Costituzione, che ha ritenuto, nella sua piena e completa autonomia, di non dover concludere, entro la legislatura, un procedimento legislativo (e non amministrativo)”.

“Per una migliore cognizione della questione – aggiungono dal comitato – riteniamo doveroso invitare Sindaco e Giunta a ripassarsi quanto prevede l’art. 53, comma 3, dello Statuto regionale della Campania, il quale stabilisce che “le proposte di legge presentate al Consiglio regionale decadono con la fine della legislatura…”; e di rispolverare l’art. 102 del Regolamento interno del Consiglio Regionale, secondo cui “Tutti i progetti di legge e gli altri atti il cui procedimento non si è perfezionato con la definitiva approvazione consiliare decadono alla conclusione della legislatura…”.

“Orbene – prosegue la nota – per chiunque voglia affrontare l’argomento con misurata onestà intellettuale, è lapalissiano intendere che la conclusione della legislatura regionale ha determinato la decadenza irreparabile del progetto di legge di cambio di denominazione del Comune. E proprio per questo ci torna complicato comprendere quale eventuale successivo atto “…necessario ai fini della più corretta finalizzazione della procedura
referendaria” l’Assessore delegato possa oggi assumere”.

“Ad ogni modo – concludono dal Comitato 15 giugno – anche questa vicenda è paradigmatica e ci porta a pensare che siamo governati da amministratori pasticcioni e inesperti”.

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