Festa di compleanno per il maresciallo Resciniti: 65 anni e 13 parenti carabinieri - Info Cilento
Montella Prisma Arredo
Casa San Pio
Caseificio Campolongo
Plasticart
Attualità

Festa di compleanno per il maresciallo Resciniti: 65 anni e 13 parenti carabinieri

resciniti_famiglia2
Festa di compleanno per il maresciallo Resciniti: 65 anni e 13 parenti carabinieri

ROSCIGNO. Doppi auguri al maresciallo Domenico Resciniti che il 7 aprile non solo ha festeggiato il suo 65° compleanno ma è stato celebrato da colleghi e amici per i 46 anni di onorata carriera nell’Arma dei Carabinieri. Si congeda con “La storia siamo anche noi”, un poster con tutti i 13 parenti carabinieri che hanno fatto la storia della famiglia e dell’Arma.

“Ho voluto ricordare quanti della famiglia, viventi e defunti, hanno avuto ed hanno l’onore di indossare la divisa dell’Arma dei Carabinieri- racconta Domenico Resciniti maresciallo dei carabinieri comandante della stazione dei carabinieri di Gela, originario di Roscigno- Il poster è un sunto della passione, dedizione, completa abnegazione all’Arma, che in questi 46 anni di servizio ho avuto il privilegio di servire, e i miei parenti che prima di me e dopo di me ne hanno condiviso i sacrifici e la passione ad essa connessi”. Oltre alla sua presenza vi è quella di 12 suoi familiari: un figlio, un fratello, il suocero, un genero, tre cognati, tre nipoti e due cugini. Quella di Resciniti è una lunga dinastia di carabinieri che lui stesso, prossimo alla pensione, dopo 46 anni di servizio, ha voluto immortalare con un poster che ritrae tutti. Una carriera esemplare la sua, piena di riconoscimenti ed encomi. Nel 2013 ha ottenuto anche il riconoscimento dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri per essersi particolarmente distinto nell’espletamento dell’attività di Istituto. Sul finire degli anni ’60 Resciniti vince un concorso da sottoufficiale, nel ‘69 si arruolò e nel ’71 prestò giuramento davanti all’allora comandante della Legione Sicilia Carlo Alberto Dalla Chiesa. “Un idolo. Dalla Chiesa per me è stato un modello da seguire, un uomo eccezionale da cui imparare e mettere in pratica gli insegnamenti – racconta Resciniti- Chi fa il carabiniere lo fa o per passione smodata o perché deve ricoprire un posto di lavoro ma se non hai la passione che ti arde dentro, che ti fa bruciare e muovere senza esitazioni, non sei un Carabiniere, semplicemente ne vesti i panni”. Il comandante della Legione Sicilia, Carlo Alberto Dalla Chiesa, gli assegnò il comando della squadra di polizia giudiziaria nella compagnia di Gela, dove rimase una prima volta per 6 anni, ottenendo poi altri incarichi in varie destinazioni (Canicattì, Castelvetrano, Battipaglia, Salerno, Palermo).
Per Gela e Niscemi, dove complessivamente ha trascorso 30 anni di comando-stazione (25 a Gela, 5 a Niscemi) è stato una sorta di «maresciallo Rocca» ambientato in Sicilia: umano con la gente perbene, severo con chi trasgredisce la legge, in un periodo difficile in cui le due città sono state interessate da una cruenta guerra di mafia che ha causato centinaia di morti. Ama raccontare un episodio di grande tenerezza di cui si resero protagoniste due bambine che, nella seconda metà degli anni ’90, si presentarono al piantone della caserma dei carabinieri di Piazza Roma, a Gela, con un coniglietto bianco, tra le braccia, e chiesero di essere ricevute dal maresciallo Resciniti. Al sottufficiale raccontarono di avere comprato con i loro risparmi quel coniglietto indifeso destinato a essere venduto, ucciso e mangiato. Le bimbe glielo consegnarono ponendolo sotto la protezione dei carabinieri. Il maresciallo accettò, facendole felici, e tenne il coniglio in caserma per alcuni giorni,poi lo consegnò a un’associazione per la tutela degli animali.

Resciniti (sposato, con tre figli, due femmine e un maschio) ricorda però anche i momenti brutti delle stragi mafiose e dei numerosi morti ammazzati; dell’uccisione, a Niscemi, di due bambini che giocavano in strada, raggiunti dai colpi di pistola sparati da criminali di cosche opposte che si inseguivano nelle vie cittadine; dell’episodio, da lui definito «sconvolgente», della giovane madre gelese Vanessa Lo Porto, che in preda a raptus di follia, nell’aprile del 2010, annegò i propri due figli nel mare di contrada Manfria, a Gela.
“Sono orgoglioso e fiero della mia famiglia che ha onorato e continua ad onorare con spirito di sacrificio e passione l’Arma”- conclude Resciniti.

resciniti_famiglia1

Top
Ti suggeriamo di leggere Attualità, Homepage
basket-agropoli-venafro
DNB, Agropoli: domenica arriva Bisceglie

polizia
Fingono di accompagnarla a casa e la violentano, arrestati due uomini

sapri_porto
Sapri, fondi per l’area portuale

Chiudi